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Il 73% dei danni all’ambiente in Italia potrebbe essere evitato intervenendo su manutenzioni ed errori umani

È stato presentato questa mattina alla Camera dei Deputati il rapporto “Riscrivere le priorità per la tutela dell’ambiente e della nostra salute” realizzato da Pool Ambiente, consorzio di coriassicurazione nato nel 1979 dopo il disastro ambientale di Seveso e centro d’eccellenza nazionale per quanto riguarda il know-how su rischi ambientali e sinistri.

Il report certifica oltre 1.000 casi di danno ambientale ogni anno in Italia, causati in quasi 7 occasioni su 10 (69,1%) dalla scarsa manutenzione (52%) e dall’errore umano (17,1%). Questi danni potrebbero essere ridotti fino al 73% intervenendo sulle due principali cause, rappresentate dalla scarsa manutenzione, in primis la corrosione delle vasche interrate, e dall’errore umano.

Ancora una volta, il report sottolinea la cronica carenza delle imprese italiane rispetto alla copertura assicurativa di responsabilità ambientale: solo lo 0,45% l’ha attivata. “La prevenzione è il modo più efficace ed economico per limitare i danni all’ambiente” dichiara Lisa Casali, manager di Pool Ambiente

Un’organizzazione priva di una polizza per i danni all’ambiente rischia il fallimento, a causa degli interventi d’emergenza e ripristino che possono arrivare a costare anche diversi milioni di euro. Non di rado, infatti, le imprese rischiano di fallire proprio a causa delle ingenti spese di bonifica e anche un solo evento d’inquinamento può essere fatale per aziende solide e ben strutturate ma prive di questa copertura. Oltre al danno ambientale vi è anche la beffa per i contribuenti perché se l’impresa fallisce le spese di bonifica e ripristino restano a carico dello Stato e/o della Regione, e nella gran parte dei casi gli interventi vengono posticipati per anni in attesa dei fondi necessari, lasciando una ferita aperta nel tessuto urbano. Tutto ciò ha un costo sociale con la perdita di posti di lavoro e una riduzione della qualità della vita nelle aree inquinate che provoca, nella popolazione, un aumento del rischio di sviluppare gravi patologie con conseguenze dirette anche sulla sanità pubblica. “Una polizza di responsabilità ambientale fa però molto di più che garantire il ripristino delle risorse naturali danneggiate”, precisa Lisa Casali. “È infatti un importantissimo strumento di supporto e d’incentivo all’impresa per una corretta gestione dei rischi di danno all’ambiente, un’efficace prevenzione dei danni e un tempestivo intervento in caso d’incidente. La corretta gestione dei rischi di danno all’ambiente vuol dire anzitutto prevenzione e la prevenzione è il modo più efficace ed economico per limitare i danni all’ambiente e l’impatto che causano sulle risorse naturali, la salute e l’economia”.

Le imprese vanno supportate e accompagnate nella transizione sostenibile, a partire da quelle di minori dimensioni, ha detto l’On. Maria Chiara Gadda, vicepresidente della XIII Commissione Agricoltura, che ha aggiunto: “Confido che la Proposta di Legge n. 445, depositata a mia prima firma alla Camera a maggio 2023, venga presto calendarizzata per aprire un dibattito in parlamento e nel Paese. Bisogna incentivare i comportamenti virtuosi delle imprese volti a rendere più complete ed efficaci le politiche ambientali di prevenzione a tutela delle risorse naturali, della sicurezza e della salute dei cittadini. Occorre, per questo, riconoscere incentivi e vantaggi economici alle aziende che sottoscrivono una polizza ambientale e s’impegnano concretamente nella gestione dei rischi derivanti dai danni ambientali. Identificare le sorgenti di rischio, effettuare la manutenzione di impianti e dispositivi, e assicurarsi, non deve più essere visto come un costo”.

Umberto Guidoni, co-direttore generale di Ania, ha spiegato che da anni “la nostra associazione promuove la necessità di introdurre uno schema assicurativo nazionale basato su una partnership pubblico – privato. Soprattutto per un’impresa, avere una copertura assicurativa che la tuteli in determinate circostanze può fare la differenza. A nostro avvisto, tuttavia, per garantire un effettivo ombrello protettivo al nostro tessuto imprenditoriale sono indispensabili interventi normativi e strutturati. Per questo il settore assicurativo ha accolto con estremo favore la previsione, nell’ambito della legge di Bilancio 2024, di un obbligo assicurativo per le coperture Cat-Nat, introducendo, allo stesso tempo, un meccanismo di riassicurazione pubblica per garantire la sostenibilità del sistema. Il nostro auspicio è che interventi analoghi possano essere estesi anche ad altre tipologie di rischi di portata catastrofale”.

Secondo il presidente di Aiba, Flavio Sestilli, “l’attenzione ai potenziali danni ambientali deve diventare un elemento cardine della condotta delle imprese, per le quali l’incorporazione dei criteri ESG, anche alla luce nuova disciplina sulle NatCat che ha introdotto l’obbligo di assicurazione contro gli eventi catastrofali, costituirà nel prossimo futuro un fattore fondamentale di competitività e attrattività sui mercati”.

Foto in copertina: Lisa Casali, manager di Pool Ambiente

Leggi anche Pool Ambiente: presentata a Bruxelles l’innovativa certificazione

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