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La “maledizione” delle  compagnie insurtech: spesso più attente ai clienti ma con i conti in rosso

Riccardo Sabbatini
Riccardo Sabbatini

Le compagnie on line nate per rivoluzionare l’industria delle polizze, subiscono spesso le conseguenze di una maledizione: garantiscono un servizio spesso eccellente ai propri clienti ma chiudono costantemente in rosso i loro bilanci.

Il caso più emblematico è quello di Lemonade. La insurtech Usa – accompagna  il suo logo – è stata “costruita per il XXI secolo” che però, nel suo caso, è un secolo privo di profitti. I suoi assicurati aprono un sinistro in 90 secondi e possono ottenere un risarcimento in appena 3 minuti ma, da quando è nata, Lemonade non mai chiuso un bilancio con il segno + davanti. Le perdIte ammontavano a $ 53 milioni nel 2018, hanno raggiunto un picco a $294 milioni nel 2022 per flettere leggermente l’anno successivo ($237 milioni). Anche Wefox, la insurtech tedesca nata dieci anni fa per annoverare anche sognatori tra le proprie fila – recitano i suoi depliant pubblicitari – ha raccolto oltre € 1 miliardo dagli investitori che finora sono però stati ricompensati soltanto con perdite: € 22 milioni nel 2021, 32 milioni nel 2022, 36 milioni nel 2023. Ed ora la compagnia, nel tentativo di puntellare i suoi conti, è uscita da alcuni paesi e mercati (rc auto) e  sta  atraversando cattive acque. Più che un sogno sembra un incubo per chi le ha dato fiducia.

E che dire di Direct Line, compagnia leader della vendita diretta di polizze, da cui ebbe origine nel 1985 la rivoluzione delle polizze collocate per telefono e, poi, attraverso internet. Anche in questo caso il proposito era quello di offrire un servizio migliore ai clienti. Ma, dopo un iniziale successo, il business ha iniziato a declinare. Anni di performance borsistica negativa hanno prestato il fianco, nei mesi passati, ad un opa ostile lanciata per £3,2 miliardi dalla compagnia belga Ageas. L’assalto è stato respinto ma ora Direct Line dovrà reinventare se stessa e curare le proprie ferite. Intanto il 2024 è iniziato, nel primo trimestre, con la perdita del 2,6% della base dei suoi clienti.

E in Italia? Le maggiori compagnie dirette – tra le altre Linear, Genertel, Quixa, Allianz Direct – fanno capo ai più grandi gruppi assicurativi del paese e nel corso degli anni hanno avuto risultati altalenanti. In particolare nell’ultimo periodo hanno sofferto il cambiamento di scenario del mercato della rc auto con indicatori tecnici spesso entrati in territorio negativo. In più scontano una soddisfazione dei clienti, misurata attraverso i reclami assicurativi, significativamente inferiore rispetto alle compagnie tradizionali. Qualche esempio? Misurati per ogni milione di premi incassati nel ramo dell’assicurazione obbligatoria i reclami nel 2023 sono stati 2 per Generali Italia e 20,56 per Genertel, 1,56 per Allianz e 7,42 per Allianz Direct. Si sono attestati a 3,16 per UnipolSai ed a 9,17 per Linear (la compagnia diretta del gruppo bolognese), a 2,24 per Axa e a 15,66 per Quixa (la sua compagnia diretta). Le ragioni di questo gap sono ben conosciute. Soprattutto i  contratti venduti via internet non godono del servizio di consulenza prestato dagli agenti assicurativi e quindi si prestano più degli altri a fraintendimenti e confusioni nei termini contrattuali che, alla fine, alimentano il contenzioso. In questo quadro si distinguono però le compagnie che vendono contratti assicurativi attraverso Prima Assicurazioni. Quest’ultima è una Mga (managing general agent), cioè un‘agenzia che ha il diritto di sottoscrivere i contratti senza il preventivo benestare della mandante che, nel caso specifico, sono le compagnie IptiQ, del gruppo Swiss Re, e Great Lakes che fa capo all’altro grande riassicuratore mondiale, Munich Re. È un marchio che gli automobilisti attivi nella rete hanno imparato a conoscere perchè spesso propone i prezzi più bassi per le coperture. Ci si aspetterebbe, pertanto, di vedere associato quel nome ad un livello elevato di reclami. Ma non è così. In questo caso dal 2022 al 2023, i reclami sono addirittura diminuiti per ogni milione di premi raccolti, in controtendenza rispetto al mercato. Sono passati da 7,98 a 6,92 per Great Lakes e da 6,10 a 4,90 nel caso di IptiQ. Come si vede l’indicatore di conflittualità è ancora più alto rispetto alle compagnie tradizionali ma significativamente più basso rispetto alle altre dirette. E i conti, come vanno? Non bene, almeno nel caso della compagnia di Swiss Re. La presentazione dei conti trimestrali del colosso svizzero è stata l’occasione per annunciare una sua prossima vendita. Nel 2023 IptiQ ha pesato sui conti della capogruppo per $250 milioni ed anche quest’anno dovrebbe chiudere in perdita il suo esercizio. La società – ha spiegato il direttore finanziario di Swiss Re John Dacey – è “un insieme di un certo numero di attività distinte in diverse aree geografiche”. Il suo scioglimento sarebbe complesso e probabilmente un altro proprietario potrebbe essere in grado di  estrarne maggiormente il valore. Insomma, la maledizione delle insurtech/dirette continua ad esercitare la sua maligna influenza.

a cura di Riccardo Sabbatini

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