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Al Festival dell’Economia di Trento le assicurazioni cinesi dialogano sul loro allineamento agli standard internazionali

La finanza potrebbe essere un ponte indispensabile per non rompere il filo della cooperazione e dello scambio fra Europa e Cina, in una fase in cui le relazioni con Pechino sono quantomeno problematiche in conseguenza della complessa situazione geopolitica.

Radiocor riferische che nel corso del Festival dell’Economia di rento, Wei Chen, direttore amministrativo di Pacific Insurance, seconda compagnia P&C cinese e Xiaogang Nie Cfo di Guotai Junan Securities Co. tra le principali società di intermediazione mobiliare, hanno confermato il forte interesse cinese per il mercato europeo sia dal punto di vista delle strategie di investimento finanziario a lungo termine, essendo la UE un bacino sempre più rilevante per l’emissione di “green bond”, sia dal punto di vista delle ricadute assicurative del flusso di esportazioni di auto elettriche.

Tuttavia, su quest’ultima prospettiva pemane un velo di grande incertezza, visto che la UE si appresta a dare una risposta in termini di difesa antidumping all’import di auto elettriche dalla Cina. I due esponenti della finanza cinese sostengono per il loro Paese è importante mantenere aperto il dialogo sulle regole per consolidare il business con l’Europa proseguendo nell’allineamento agli standard internazionali.

Wei Chen ha osservato che lo scorso anno sono stati adottati i principi Ifrs9 per redigere i bilanci secondo gli standard internazionali. “Ci stiamo allineando alle regole sulla solvibilità, Solvency II è per noi un riferimento. Il linguaggio comune riguarda un ambito sempre più ampio. Il mercato assicurativo cinese è in una fase di sviluppo stabile e il settore gioca un ruolo importante fornendo coperture a imprese che vivono la transizione, noi impariamo dalle best practice europee”. La popolazione inglese sta invecchiando pertanto “servono incentivi fiscali per i fondi pensione e la nostra liquidità garantisce un flusso per investimenti a lungo termine”.

Da parte italiana si conferma il comune sentire sulla necessità di mantenere aperto un confronto sulle regole e sulle convenienze reciproche. Giancarlo Torriero, vice dg vicario dell’Abi, ricorda il punto fermo dal quale partire: “La necessità’ di attrarre investimenti riguarda tutti, è globale, occorre finanziare le transizioni verde e digitali, poi c’è la pressione demografica e poi ci sono le questioni geopolitiche. Solo una crescita complessiva degli investimenti può ricomporre tali criticità”.

Giovanni Tria, economista ed ex ministro del tesoro del governo Conte 1, ritiene importante riprendere un filo delle relazioni UE-Cina di fatto ostacolato se non interrotto dalle multicrisi che si sono succedute: pandemia, guerra in Ucraina, contrasto commerciale acuito Occidente-Cina. E ricorda come nel 2018-2019 Pechino avesse approvato leggi di apertura dei propri mercati agli investimenti internazionali non solo nella finanza.

Non è il momento di chiudersi bensì di approfondire le conoscenze reciproche”, ha detto Tria che ha poi puntualizzato: “Il sistema bancario e assicurativo fa fatica a entrare nel mercato finanziario cinese o si autolimita perché c’è’ un problema di fiducia. Ma il problema della fiducia si supera con la conoscenza reciproca sapendo che le distanze sistemiche sono tante e molto rilevanti”. Tria ha ricordato che il sistema finanziario europeo è collegato a quello americano, che rientra nei sistemi di pagamento internazionali basati sul dollaro mentre la Cina ne ha un altro. “Tutti temi che vanno affrontati se vogliamo portare il risparmio all’impiego nell’economia reale”. Infine, Tria ha ricordato che in Cina c’è un problema di impiego del risparmio “per cui si parla di fondi pensione allo scopo di creare un sistema di welfare, che permetterebbe di aumentare i consumi interni. Aumento dei consumi interni che andrebbe a costituire la base per lo sbocco della sovracapacità produttiva cinese. Dunque, se il risparmio viene utilizzato grazie alla finanza e i consumi interni ne risultano rafforzati in prospettiva si scaricherebbero le tensioni commerciali globali. La sfida è che non si tratti di uno schema solo teorico”.

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