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Francia: 6800 comuni in stato di calamità a causa della siccità

Sono ben 6800 i comuni francesi riconosciuti in stato di calamità naturale a causa della siccità del 2022 (i decreti per il 2023 non sono ancora stati pubblicati). In queste zone – scrive Le Monde – le case costruite su terreni argillosi si spezzano e vedono la loro struttura minacciata da successive siccità e forti piogge, che provocano il restringimento e il rigonfiamento delle argille e talvolta provocano danni per diverse decine o centinaia di migliaia di euro. Si tratta di un fenomeno di massa: la metà delle case della Francia continentale si trova su terreni moderatamente o molto esposti.

Ma soltanto quelle dei comuni inclusi in uno speciale decreto possono essere assicurate, incluse nello schema nazionale per le catastrofi naturali. Questa è una condizione per il risarcimento. Per ampliare il numero dei comuni ammissibili, l’esecutivo ha recentemente modificato i criteri che danno diritto all’inclusione nell’elenco. L’impatto previsto è significativo: gli studi di Météo-France e del Fondo Centrale di Riassicurazione “prevedono un aumento medio del numero di comuni riconosciuti ogni anno di circa il 17%”, precisa il Ministero degli Interni. In pratica, un comune con terreno argilloso potrà ora beneficiare di un decreto Cat Nat se soddisfa uno dei tre criteri di ammissibilità seguenti.

Il primo: aver sperimentato una siccità (misurata da un indicatore di umidità superficiale del suolo) di intensità considerata “anomala”. Per farlo, sarà necessario che “l’anno per il quale è richiesto il riconoscimento (anno N) sia tra i tre più secchi degli ultimi tre decenni”, spiega Albert Dehaudt, presidente dell’associazione delle vittime Cat Nat Flandres-HdF. Un metodo di calcolo molto più favorevole rispetto a prima, visto che finora l’anno N doveva essere uno dei due più secchi degli ultimi cinquant’anni.

L’ordinanza per l’inclusione nello schema nat cat può amche essere emessa se il comune ha subito una serie di siccità di entità significativa (tre in cinque anni), anche se la loro intensità non è sufficiente per essere considerata anormale. Precisamente, l’anno N dovrà essere uno dei sei più secchi degli ultimi tre decenni, e anche altri due anni dei quattro precedenti soddisferanno questo criterio. Infine, un comune confinante con una comunità che soddisfa una delle due condizioni sopra menzionate può, in alcuni casi, essere riconosciuto come vittima del ritiro e del rigonfiamento dell’argilla. “Due vicini su entrambi i lati della stessa strada, sulla stessa vena d’argilla ma in due comuni diversi potevano essere trattati in modo diverso, abbiamo fatto pressioni per porre fine a questa ingiustizia”, osserva  Dehaudt. “Che il numero dei comuni riconosciuti sia in aumento è positivo, ma ciò che conta di più per le vittime del disastro è il diritto ai risarcimento. È l’esperto che stabilisce se verranno risarciti o meno”, aggiunge. Spesso i tempi di valutazione degli esperti troppo lunghi, “più di cinque anni”. Ci sono casi di mancanza di indipendenza o addirittura competenza di alcuni esperti.

Il deputato del nord Vincent Ledoux (Renaissance) ha accolto favorevolmente le misure adottate ma le considera incomplete. “Aprendo lo spettro dei comuni che possono essere riconosciuti, eliminiamo uno degli ostacoli al risarcimento. Ma c’è urgente bisogno di un massiccio piano di prevenzione del ritiro-rigonfiamento delle argille. Non è stato fatto nulla su questo argomento”. Le misure preventive si conoscono e spesso non costano molto, vanno scritte e diffuse. Esempi che cita: la gestione dell’acqua sul terreno e quella della vegetazione intorno alla casa. Ad esempio le radici possono aspirare acqua dal profondo e aggravare il ritiro e il rigonfiamento delle argille. “Non abbiamo ancora stabilito una governance nazionale e territoriale del fenomeno nonostante la posta in gioco”, lamenta Ledoux.

Altro punto dibattuto: se la nuova circolare ha ampliato il numero dei comuni potenzialmente ammessi al riconoscimento Cat Nat, un decreto ha limitato il numero delle vittime risarcibili, escludendo dalla garanzia i danni subiti dagli elementi aggiuntivi della casa (garage, terrazzo, ecc.). Inoltre, il decreto prevede che d’ora in poi saranno risarcite solo le perdite che incidono “sulla solidità degli edifici o che ostacolano il normale utilizzo degli edifici”, o che possono evolvere in questa direzione. Le crepe ritenute solo “estetiche” non lo sarebbero più. France Assureurs si rammarica che la formulazione del testo sia imprecisa.

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