In EvidenzaNews

Tra agenti e compagnie serve un rapporto senza antagonismi

Le premesse di qualunque accordo integrativo aziendale ribadiscono invariabilmente la centralità delle reti agenziali nella distribuzione assicurativa.

Quello della distribuzione assicurativa non è più il lago tranquillo che è stato fino al 2005: è mare aperto. È quanto riporta un articolo dell’avvocato Andrea Bullo dello Studio Bullo Ranieri, pubblicato da MF-Milano Finanza online.

Bullo ricorda che con l’entrata in vigore del Codice delle Assicurazioni Private ha preso il via una serie ininterrotta di nuove fonti normative e regolamentari, innovazioni tecnologiche, modifiche strutturali dell’offerta assicurativa e nuovi modelli distributivi. Sono cambiate le attitudini degli utenti, le rappresentanze degli agenti e le liturgie delle relazioni aziendali, le prassi organizzative delle agenzie e l’approccio delle imprese ai prodotti. “È emersa con prepotenza la tematica della titolarità, della tutela e della gestione dei dati personali, seguita a breve dall’esplosione dei rischi cyber e dal timore sempre diffuso del data breach. Anche il modo di fare contenzioso è cambiato, nella forma (con l’estensione dei rimedi in materia di tutela della proprietà intellettuale alle banche dati elaborate dalle agenzie) e nella natura (grazie alla tracciabilità dei mezzi di pagamento che ha considerevolmente ridotto l’incidenza delle frodi).

Nonostante il processo di rinnovamento sia ancora in atto, Bullo osserva che i rapporti tra gli agenti e le imprese assicurative sono regolati dall’accordo nazionale Ana firmato nel 2003. In quel periodo, “il portafoglio delle agenzie era caratterizzato dal pre-conto, l’organizzazione agenziale era essenzialmente basata sulla persona fisica e sul rapporto in esclusiva con la mandante, mancava qualunque sensibilità in merito ai dati personali, i motori di ricerca muovevano i primi passi e il contante la faceva ancora da padrone”.

Nonostante gli obiettivi dell’Unione Europea di aumentare la concorrenza e proteggere i consumatori, l’accordo non è mai stato rinegoziato né sostituito da un altro strumento pattizio di livello nazionale. Manca tuttora una disciplina uniforme su temi cruciali, “come la conversione del portafoglio, la coesistenza di più mandati, la riorganizzazione in forma prevalentemente societaria delle agenzie, la disciplina della rivalsa, lo strapotere della compliance e la distribuzione dei relativi costi, la prestazione delle attività consulenziali enfatizzate dalla Idd e soprattutto quella, delicatissima, del trattamento dei dati personali dei clienti. Tutti profili in cui convergono grandi opportunità e costi ingenti, in termini finanziari e di processo, destinati a rifluire nell’efficienza del mercato e nella quantificazione dei premi di tariffa”, afferma Bullo.

È desolante osservare che ciò che poteva essere un confronto costruttivo “è stato invece gestito attraverso esposti, ricorsi, cavilli e minacce, peggiorando il dialogo pubblico su temi delicati”. Ci si chiede se gli strumenti negoziali integrativi siano davvero così negativi come sostenuto da alcuni, “o se possano invece aiutare a prevenire conflitti e migliorare la concorrenza tra imprese e distributori, fermo il minimo comun denominatore cui s’è ridotto essere l’Ana 2003”.

Secondo Bullo, l’esempio più lampante è la partita giocata sulla titolarità dei dati personali di clienti. “Il dato a differenza del denaro, costa poco e rende molto, ma la sua titolarità lambisce il più sacro degli istituti dell’accordo: l’indennità di fine mandato”. Ogni famiglia assicurativa ha ormai trovato un equilibrio tra approccio ideologico, spirito imprenditoriale e consapevolezza dei rapporti di forza.

I principali accordi sul trattamento dei dati personali hanno adottato il modello della co-titolarità, diventato best practice di mercato. Bullo ritiene che l’amplissima adesione a tali modelli organizzativi conferma il ruolo insostituibile delle agenzie sul territorio e nel rapporto con la clientela”. Inoltre, valorizza gli investimenti per lo sviluppo del big data e per fronteggiare il rischio cyber.

Il fil rouge di questi accordi è la protezione dell’autonomia delle parti e lo scambio reciproco di dati tra imprese e reti per raggiungere interessi comuni. Inoltre, c’è un divieto di usare i dati raccolti dalla controparte per scopi che potrebbero danneggiare la redditività delle reti o il rapporto con i clienti.

Nonostante il tempo passato dall’entrata in vigore di tali accordi (Axa 2016, Generali 2017 e da lì gli altri) e il clamore che li ha accompagnati, non ci sono notizie di contenziosi rilevanti, né segni che abbiano compromesso l’operatività delle istituzioni coinvolte.

Il modello di contitolarità dei dati, adottato da Generali e dai suoi agenti, ha dimostrato la sua lungimiranza nell’ambito di cambiamenti normativi che hanno “attribuito un ruolo sempre più decisivo all’acquisizione, alla tutela ed all’elaborazione dei dati della clientela, garantendo al contempo la tutela di tale patrimonio informativo in capo all’agente”.

Questi accordi hanno superato l’esame dell’Agcm, senza risultare dannosi per la concorrenza o per l’autonomia degli agenti. Non è emerso alcun modello alternativo che possa mettere in discussione l’efficacia di questi strumenti. “Sono convinto che la prossimità delle parti agevoli una manutenzione costante di tali intese e dei loro profili applicativi, che un approccio di carattere più generalista viceversa impedirebbe, alimentando così malintesi e conflitti”.

a cura di Vincenzo Giudice

Leggi anche Agenti e broker davanti ai nuovi rischi legati alla digitalizzazione

<
Articoli correlati
IVASSNews

IVASS oscura tre siti abusivi: 408 i casi da novembre 2023

L’Istituto raccomanda di diffidare delle polizze proposte via messaggistica veloce e pagate…
Leggi di più
EsteroNews

Assicurazione vita lussemburghese, in Francia cresce la domanda dei grandi risparmiatori

Instabilità politica e timori sui conti pubblici allungano i tempi di apertura dei contratti da una…
Leggi di più
EsteroIn EvidenzaNewsProdotti

Assicurazioni ATE, il mercato aspetta l’appello del Manchester City

Il risarcimento da oltre 35 milioni di sterline riconosciuto al Burnley contro l’Everton offre un…
Leggi di più
Newsletter
Iscriviti alla nostra Newsletter

Resta aggiornato sulle ultime novità, sugli eventi e sulle iniziative Intermedia Channel.





termini e condizioni