Mentre gli USA valutano un attacco all’Iran, i settori marine, energy e political risk anticipano un possibile rialzo dei premi e una revisione delle coperture
Gli assicuratori di tutto il mondo sono in massima allerta dopo la notizia che Donald Trump ha approvato piani d’attacco contro l’Iran, pur posticipando la decisione finale in attesa di segnali da Teheran sullo stop all’arricchimento dell’uranio. “Potrei farlo, potrei anche non farlo”, ha detto l’ex presidente americano, aggiungendo che preferirebbe “decidere un secondo prima del momento giusto”. La tensione nell’area del Golfo cresce. Il Pentagono ha rafforzato la presenza navale tra Mediterraneo orientale e Mar Arabico e, secondo diversi analisti, non si tratta solo di una mossa difensiva. Le prime reazioni non si sono fatte attendere. Come sottolinea Insurance Business, il settore assicurativo ha cominciato a rivedere le esposizioni al rischio, soprattutto in segmenti come marine, rischi politici, energy e aviation, già messi sotto pressione dall’elevata sofisticazione dei sistemi missilistici iraniani. Mentre il bilancio delle vittime cresce — oltre 600 in Iran e 24 civili israeliani — gli assicuratori cominciano a prezzare uno scenario di escalation, rialzando i premi in diverse linee di business e restringendo la capacità disponibile su aree ritenute critiche, come il Golfo Persico o l’intera fascia mediorientale. L’obiettivo è anticipare l’impatto di un eventuale allargamento del conflitto, che renderebbe più probabili danni a infrastrutture strategiche, interruzioni logistiche e azioni ostili verso asset civili, inclusi cyberattacchi e sabotaggi. In questo quadro, anche il costo del capitale impiegato per garantire le coperture è destinato a crescere, e con esso l’esigenza di selezionare con attenzione i rischi assumibili.
Il London Joint War Committee si è riunito per esaminare i possibili effetti sulla navigazione, in particolare nello Stretto di Hormuz e nel Mediterraneo orientale. Nessuna nuova direttiva è stata ancora emessa, ma i broker confermano un aumento repentino dei premi guerra per le navi in transito: si parla di un +60% in alcune tratte rispetto a maggio. Le tariffe per coperture a 7 giorni su scali israeliani sono salite fino all’1% del valore dello scafo, segnale tangibile di come la minaccia percepita stia mutando. Cyberattacchi, interferenze GPS e jamming AIS sono ora nel radar degli assicuratori. “Il problema sono le interferenze elettroniche, che stanno già colpendo il traffico nello Stretto di Hormuz”, ha dichiarato Wael Sawan, CEO di Shell. Gli effetti più ampi, però, si stanno già facendo sentire anche sui riassicuratori, soprattutto quelli facultativi, che guardano con estrema cautela alle esposizioni legate al Golfo in vista dei rinnovi di metà anno.
Sul fronte geopolitico, le implicazioni sono tutt’altro che marginali. Un eventuale coinvolgimento militare diretto degli Stati Uniti nel conflitto Iran-Israele rimetterebbe in discussione la disponibilità di capacità per coperture war & terror su scala MENA, soprattutto se dovessero essere colpiti asset critici come infrastrutture energetiche o terminali LNG. Il rafforzamento navale iraniano nei pressi dei principali chokepoint e un recente incidente tra due petroliere nei pressi di Khor Fakkan — una delle quali ha segnalato anomalie nei segnali di navigazione — rafforzano le preoccupazioni sul rischio cyber e sull’affidabilità dei sistemi commerciali in area.
Nel frattempo, anche i mercati aviation si muovono. Le rotte che attraversano lo spazio aereo mediorientale non sono ancora state riclassificate come “zone da evitare”, ma le compagnie stanno chiedendo ai vettori maggior dettaglio nei piani di volo e prefigurano l’introduzione di war risk surcharge in caso di escalation. Sull’altro fronte, gli underwriter political risk stanno rivalutando i portafogli: qualsiasi intervento militare americano incrementerebbe le probabilità di rivolte urbane, esodi e danni collaterali. Le evacuazioni da parte di cittadini statunitensi in Israele sono già in corso, e secondo fonti diplomatiche, sono pronti piani analoghi anche per altri Paesi della regione.
Nessun attacco è ancora stato sferrato, ma l’intero settore assicurativo globale sta già trattando lo scenario come probabile. Se l’ordine dovesse arrivare, sarebbe il primo ingresso diretto degli USA in un conflitto contro l’Iran dalla fine degli anni Ottanta. Un passaggio che potrebbe riscrivere il pricing di rischio su larga scala, con ripercussioni che andrebbero ben oltre i confini del Medio Oriente. Per il mondo assicurativo, ogni ora di attesa è anche un’ora di riposizionamento: in un mercato che cambia con la geopolitica, il margine di reazione può valere più di qualunque previsione.
a cura di Vincenzo Giudice




