Il report “Health on Demand 2025” di Mercer Marsh Benefits rivela un’Italia dove salute mentale e fisica sono in declino: è il momento di ripensare i benefit aziendali

Il benessere dei lavoratori italiani sta calando, e i dati emersi dal nuovo report Health on Demand 2025 di Mercer Marsh Benefits lo confermano con chiarezza. Solo 6 dipendenti su 10 si dichiarano oggi in buona salute fisica e mentale, un dato in calo rispetto al 76% del 2023. La situazione non migliora sul piano globale: il dato mondiale passa infatti dall’82% al 74%.
Secondo Francesco Bruno, Leader di Mercer Marsh Benefits Italia, «la trasformazione del mondo del lavoro, conflitti geopolitici ed eventi climatici estremi stanno incidendo negativamente sul benessere dei dipendenti. La nostra indagine mostra che la percentuale di lavoratori italiani che si dichiara in buona salute fisica e mentale è andata declinando dal 2023 ad oggi, passando dal 76% al 63%». Lo stesso trend è riscontrabile anche a livello globale, dove si registra una discesa dall’82% nel 2023 al 74% nel 2025. «In questo scenario, i benefit aziendali restano una leva strategica, ma devono evolvere per rispondere a nuove e crescenti complessità».
il contesto lavorativo attuale — condizionato da conflitti internazionali, eventi climatici estremi e cambiamenti organizzativi — ha un impatto sempre più tangibile sul benessere delle persone. Il problema centrale è l’accesso alle cure, sempre più difficile. Il 72% dei lavoratori italiani ha rimandato trattamenti sanitari negli ultimi due anni: un dato allarmante se si pensa che i motivi principali sono i tempi d’attesa troppo lunghi e i costi proibitivi. Tra le categorie più vulnerabili, il quadro è ancora più critico: oltre un terzo delle donne, dei part-time e delle persone con reddito sotto la media non si sente in grado di sostenere le spese mediche. Eppure, i benefit percepiti come realmente utili – come una maggiore copertura sanitaria, screening preventivi e sconti sui farmaci – non sono ancora diffusi a sufficienza. Il 41% dei dipendenti apprezzerebbe l’accesso facilitato a strutture sanitarie convenzionate, mentre il 38% vorrebbe sconti sui farmaci e il 32% supporto nei percorsi di cura.
Le aziende, specie quelle di piccole dimensioni, non riescono però a rispondere a queste esigenze, ampliando così il divario tra aspettative e offerta. Eppure, esistono nuove opportunità: l’assistenza domiciliare, la telemedicina e una maggiore attenzione alla prevenzione possono rappresentare una svolta concreta. Con l’aumento dell’aspettativa di vita, il ruolo dell’azienda nella tutela della salute dei dipendenti non è solo sociale ma anche strategico. L’80% degli italiani dichiara che vorrebbe un maggiore supporto dal datore di lavoro su questi temi. Il legame tra salute e produttività è diretto: il 70% dei lavoratori ha rinunciato a cure con ripercussioni sul proprio benessere e sulla performance lavorativa, contribuendo all’aumento di assenteismo e costi sanitari indiretti.
La salute mentale, poi, è un’altra area critica: il 36% teme un peggioramento del proprio stato emotivo, ma solo il 19% dichiara che la propria azienda offre screening psicologici. Lo stress quotidiano colpisce oltre la metà dei lavoratori, e il 47% di chi si sente stressato è attivamente alla ricerca di un nuovo impiego. È un chiaro segnale di come i benefit per la salute mentale, ancora troppo assenti, siano invece determinanti per la fidelizzazione del personale. Anche i cambiamenti climatici iniziano a influire: sette italiani su dieci sono stati colpiti direttamente da eventi estremi come ondate di calore o alluvioni, spesso con conseguenze sulla salute e sulle spese familiari. Serve quindi un approccio più resiliente anche da parte delle imprese, con strumenti di supporto economico e organizzativo. Infine, emerge con forza un messaggio: la personalizzazione dei benefit è sempre più centrale. Solo il 41% dei lavoratori si ritiene soddisfatto dell’offerta attuale, mentre chi può personalizzare i propri benefit si sente valorizzato e più connesso all’azienda. Chi riceve dieci o più benefit ha un livello di soddisfazione molto più alto rispetto a chi ne ha meno. La flessibilità dei pacchetti si traduce quindi in maggiore engagement e in un ambiente di lavoro più solido e produttivo. È il momento per le aziende di investire seriamente nella salute, non solo per tutelare i propri collaboratori, ma per costruire il futuro dell’organizzazione su fondamenta più umane, resilienti e sostenibili.
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