Giancarlo Fancel, Country Manager e Ceo di Generali Italia , traccia la rotta in un’intervista rilasciata a L’Economia del Corriere della Sera e ribadisce: “La nostra rete agenziale è eccellente e capillare”

In un’Italia che invecchia, con una sanità pubblica sotto pressione e un sistema pensionistico sempre più in bilico, “le assicurazioni possono e devono essere un motore di rilancio del Paese”. Ne è convinto Giancarlo Fancel, Country Manager e Ceo di Generali Italia, che in un’intervista rilasciata a L’Economia del Corriere della Sera ha detto di immaginarsi per il mondo delle polizze un ruolo attivo, anzi “da partner del Paese”. Un concetto che va oltre lo slogan, perché le cifre parlano chiaro: Generali conta 14 mila dipendenti, 40 mila collaboratori, 11 milioni di clienti, 31,5 miliardi di premi e 150 miliardi di masse gestite. Un colosso che però si scontra con una realtà nazionale fatta di sottoassicurazione, scarsa consapevolezza del rischio e illusioni su pensioni e sanità future. “Il nostro impegno quotidiano è proprio questo: colmare il divario tra aspettative e realtà”, ha spiegato Fancel.
A partire dalla gestione delle catastrofi naturali, sempre più frequenti. L’obbligo per le imprese di assicurarsi contro i danni da eventi estremi, pur percepito da molti come una nuova tassa, è per il manager “una misura nella giusta direzione”. Solo nel 2023, tra maltempo e alluvioni, Generali ha assistito 22 mila aziende e 150 mila famiglie, coprendo un miliardo di danni: “Ma i danni totali sono stati 30 miliardi. Chi ha risposto degli altri 29? Il sistema assicurativo solo in minima parte, visto che in Italia la nostra quota di mercato è del 20%. È da qui che parte il nostro ruolo sociale”.
Ma il nodo più urgente è quello del welfare. La spesa sanitaria pubblica è di 140 miliardi all’anno, cui si sommano 42 miliardi di spesa privata. Una situazione che, secondo Fancel, non è sostenibile senza un nuovo equilibrio tra pubblico e privato: “Oggi abbiamo 4 milioni di persone non autosufficienti, e il non profit copre ampie fasce dell’assistenza. Ma nel 2050, il rapporto tra pensionati e lavoratori sarà 1 a 1. Come potrà reggere il sistema?”. Ecco perché, accanto alle strategie di lungo termine, servono soluzioni immediate. Come, ad esempio, le smart clinic in collaborazione con il gruppo San Donato: strutture leggere, convenzionate, in grado di offrire risposte sanitarie rapide e di qualità.
Anche sul fronte pensionistico, la visione di Fancel è chiara: “Bisogna cominciare a pensarci dal primo giorno di lavoro. Accantonare piccole somme oggi può fare la differenza domani”. E Generali, con i suoi 35 miliardi di titoli di Stato in portafoglio e 2,4 miliardi di imposte versate nel 2024, non è solo un soggetto finanziario ma un attore sistemico. C’è poi un altro fronte di rischio in forte crescita: quello cyber. “È il pericolo oggi più sottovalutato: gli attacchi sono continui e sempre più sofisticati”, ha rimarcato Fancel. Mentre sul bancassurance, Generali conferma la sua linea: “Non è strategico per noi. La nostra rete agenziale è eccellente e capillare. Gli sportelli bancari offrono prodotti standardizzati, ma noi vogliamo dare soluzioni personalizzate. Ecco perché investiamo 300 milioni di euro in formazione e tecnologia con il piano ‘Driving Excellence’”. Una visione a tutto campo, dunque, che parte dal presente per preparare il futuro. Dove pubblico e privato non saranno più in competizione, ma alleati nel garantire sicurezza, salute e stabilità alle prossime generazioni.
Foto in copertina: Giancarlo Fancel, Country Manager e CEO di Generali Italia




