La nuova edizione del Cyber Resilience Report di QBE evidenzia minacce più sofisticate e strategie di resilienza indispensabili per le imprese italiane

L’evoluzione del cloud e dell’intelligenza artificiale sta trasformando radicalmente il modo in cui le imprese gestiscono la propria sicurezza digitale. Se da un lato queste tecnologie accelerano automazione ed efficienza, dall’altro ampliano la superficie d’attacco e generano nuove vulnerabilità. Lo evidenzia la nuova edizione del Cyber Resilience Report di QBE Insurance Group, realizzato in collaborazione con Control Risks, che delinea un contesto globale caratterizzato da minacce informatiche sempre più rapide e sofisticate.
Negli ultimi anni, l’adozione del cloud è cresciuta in modo esponenziale: il mercato globale, stimato a 912 miliardi di dollari nel 2025, potrebbe superare i 5.000 miliardi entro il 2034. Ma questa espansione comporta anche un aumento del rischio: solo nel 2024 gli alert di sicurezza ad alta gravità legati al cloud sono aumentati del 235%, mentre quasi la metà dei dati archiviati su server remoti è oggi sensibile, rendendo le infrastrutture digitali obiettivi sempre più appetibili.
A complicare ulteriormente il quadro è l’arrivo dell’intelligenza artificiale generativa, che pur moltiplicando i vantaggi per le imprese, offre nuove opportunità di attacco ai criminali informatici, capaci di sviluppare phishing, deepfake e ransomware in tempi record.
Nel 2024 i deepfake hanno avuto un ruolo in quasi il 10% degli attacchi informatici andati a segno, con perdite talvolta superiori ai 20 milioni di dollari, mentre nei primi mesi del 2025 i casi di estorsione tramite ransomware sono aumentati del 54% rispetto all’anno precedente. Oggi i deepfake vengono impiegati non solo per truffe finanziarie, ma anche per disinformazione e furti d’identità. In Italia, l’impatto di questa evoluzione è ormai tangibile: dopo l’incidente globale legato al software CrowdStrike del luglio 2024, che ha interrotto milioni di dispositivi, il 37% dei manager italiani ha rafforzato le proprie misure di sicurezza, dimostrando quanto la resilienza debba diventare parte integrante della pianificazione aziendale.
“La nuova edizione del Cyber Resilience Report mostra chiaramente come cloud e intelligenza artificiale stiano ridisegnando il panorama della sicurezza informatica. I rischi si evolvono rapidamente e nessuna azienda può più considerarsi immune: ransomware, phishing e attacchi alle supply chain sono ormai una realtà per tutte le società, indipendentemente dalla loro dimensione. La vera sfida è investire nella resilienza: non si tratta solo di conformarsi alle norme, ma di sviluppare una cultura della sicurezza che unisca persone, processi e partner. Solo così possiamo garantire continuità al business e fiducia nel futuro digitale.” – ha dichiarato Stefano Pompeo, Cyber Senior Underwriter di QBE Italia.
Anche il quadro normativo italiano sta cambiando, imponendo alle aziende maggiore trasparenza nella gestione degli incidenti informatici, protezione dei dati sensibili e comunicazione tempestiva verso stakeholder e autorità competenti. Il report sottolinea poi i rischi legati alla supply chain digitale: l’esternalizzazione dei processi e la dipendenza da fornitori terzi aumentano la vulnerabilità complessiva, perché un singolo fornitore compromesso può bloccare l’operatività di decine di aziende. In un contesto dove metà dei dati globali è conservata nel cloud, la sicurezza dei partner diventa parte integrante della sicurezza aziendale.
Settori come pubblico, finanziario, ICT, energia, sanità e manifatturiero restano i più colpiti, confermando la trasversalità del rischio. Per affrontare questa sfida, le imprese devono adottare un approccio di “resilience by design”, integrando la gestione del rischio informatico fin dalla progettazione dei processi aziendali. Comprendere i profili di rischio, definire limiti di esposizione, dare priorità alle strategie di mitigazione, testare regolarmente la capacità di gestione delle crisi e monitorare l’evoluzione delle minacce sono passi indispensabili. Le organizzazioni che sapranno muoversi in questa direzione non solo ridurranno l’impatto dei cyber risk, ma otterranno anche condizioni assicurative più favorevoli e maggiore fiducia da parte di clienti e investitori.
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