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L’assicurazione parametrica entra nel mainstream con l’aumento dei rischi climatici

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Un tempo considerata una nicchia riservata a rischi specializzati, l’assicurazione parametrica sta rapidamente conquistando il mercato tradizionale, spinta dall’aumento della volatilità climatica, dalla disponibilità di dati sempre più precisi e dal bisogno crescente di soluzioni rapide e trasparenti. È quanto emerso all’Insurance Innovators Summit 2025 di Londra, dove dirigenti del settore underwriting e tecnologico hanno discusso di come questo modello stia maturando e trasformando la progettazione dei prodotti assicurativi.

Secondo quanto riferisce Insurance Business, Elodie Hilderal, managing director EMEA di Duck Creek Technologies, ha spiegato che la vera sfida per le compagnie non è solo creare nuovi prodotti parametrici, ma costruire ecosistemi capaci di farli crescere: “I rischi come il cyber e il clima evolvono costantemente. Anche se oggi pensiamo di avere soluzioni adeguate, potrebbero non esserlo domani.” Diversamente dalle polizze tradizionali, le coperture parametriche prevedono pagamenti automatici al raggiungimento di una soglia predeterminata, come la velocità del vento o la quantità di pioggia. Questo elimina le controversie sulle perizie, accelera la liquidità e offre protezione per rischi sempre più difficili da valutare o sottoscrivere con i metodi convenzionali.

Secondo dati citati da Marsh, il mercato globale delle assicurazioni parametriche potrebbe raggiungere i 34,4 miliardi di dollari entro il 2033, con un’espansione che va oltre le catastrofi naturali: oggi copre anche l’interruzione di attività, l’agricoltura, la carenza di produzione energetica e i disservizi di viaggio. “È ormai un mercato molto maturo”, ha osservato Neil Kempston, head of incubation underwriting di Beazley, ricordando che la prossima fase sarà l’estensione del modello a nuovi rischi, come il calore estremo, le inondazioni o le interruzioni delle catene di fornitura.

Il futuro, ha spiegato Kempston, è nella “ibridazione” tra polizze tradizionali e parametriche, per combinare la copertura dei danni materiali con l’erogazione immediata di liquidità in caso di eventi catastrofici. Un hotel costiero, per esempio, potrebbe usare l’indennizzo per i danni strutturali e una polizza parametrica legata alla velocità del vento per compensare la perdita di ricavi. “L’indennizzo funziona bene per certi aspetti, mentre il parametrico colma il gap di liquidità”, ha aggiunto.

Questi modelli ibridi stanno alimentando anche l’innovazione nel settore delle captive e della riassicurazione strutturata, permettendo alle aziende di gestire in modo proattivo i propri livelli di rischio e trasferire al mercato solo le esposizioni estreme. Tuttavia, nonostante l’entusiasmo, gli esperti avvertono che il parametrico non è una soluzione universale.

“È diventato quasi una parola di moda”, ha commentato Amy Ing di Tokio Marine Kiln. “Ha un ruolo forte, ma non ovunque.” Glenn O’Halloran di OakRe ha sottolineato che la scalabilità è oggi favorita da due fattori: la crescente instabilità climatica e la disponibilità di dati globali, anche grazie a fonti pubbliche, che permettono di applicare modelli parametrici in mercati emergenti dove l’infrastruttura assicurativa è limitata. “Le soluzioni parametriche legate al clima stanno crescendo rapidamente perché la volatilità è più difficile da modellare e da prezzare”, ha spiegato. “Consentono al mercato di entrare in aree che stanno diventando difficili da assicurare.” In un’epoca di incertezza economica e ambientale, il parametrico conferma la capacità di adattamento del settore assicurativo, offrendo trasparenza, rapidità e fiducia in un mercato sempre più esposto agli shock climatici.

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