Il colosso assicurativo francese supera le attese e guarda al 2026 con fiducia: crescita a doppia cifra in sanità, premi oltre i 115 miliardi e un piano di buyback da 1,25 miliardi già approvato

Per il gruppo assicurativo francese AXA il 2025 è stato un anno da record. L’utile operativo è risultato in crescita del 6% rispetto al 2024 — e addirittura del 9% escludendo la divisione AXA IM, ceduta a BNP Paribas lo scorso luglio – salendo a 8,4 miliardi di euro.
A guidare la crescita è stato soprattutto il comparto Danni, che ha registrato un balzo del 9% nel risultato operativo, toccando quota 5,9 miliardi. Un risultato costruito su basi solide: più volumi, margini di sottoscrizione in miglioramento e un rendimento finanziario più elevato grazie al reinvestimento obbligazionario. Il combined ratio è migliorato di 0,3 punti attestandosi al 90,6%, un livello che molti concorrenti possono solo sognare.
Non meno significativa la performance dell’assicurazione vita e salute, che ha contribuito con 3,5 miliardi al risultato operativo complessivo, con una crescita del 7%. In particolare, il ramo salute ha segnato un +17%, nonostante l’impatto negativo di una modifica normativa sull’IVA in Messico: un segnale che la qualità del portafoglio tiene bene anche sotto pressione.
Il ramo vita ha invece beneficiato dei primi frutti di una strategia di rilancio commerciale, con le unità di conto cresciute del 13% e la previdenza dell’11%, trainata soprattutto da Hong Kong, Svizzera e Giappone.
«La nostra attività danni ha mostrato risultati eccezionali, con una crescita equilibrata tra tariffe e volumi, margini tra i migliori del settore e un rapporto costi in calo», ha dichiarato Thomas Buberl, Ceo di AXA. «Questi risultati dimostrano la forza della nostra franchise diversificata e rafforzano la nostra fiducia nella capacità del Gruppo di creare valore nel lungo termine».
Sul fronte dei premi lordi emessi, il totale ha raggiunto i 115,5 miliardi di euro, con una crescita del 6% a tassi di cambio costanti. Un incremento distribuito su tutte le geografie: la Francia ha contribuito con 30,6 miliardi (+6%), l’Europa con 43 miliardi (+6%), mentre la regione Asia, Africa & EME-LATAM ha sorpreso con un +13%, spinta dalla Turchia e dal Messico.
AXA XL, la divisione corporate e riassicurativa, ha registrato una crescita del 4% a cambi costanti, penalizzata in termini pubblicati dalla debolezza del dollaro sull’euro, che ha sottratto complessivamente 2 punti percentuali alla crescita del risultato operativo per azione, chiuso comunque a 3,86 euro (+8%). Il risultato netto è salito del 26% a 9,8 miliardi, beneficiando anche della plusvalenza legata alla cessione di AXA IM, operazione che ha consentito al gruppo di riacquistare titoli propri per 4,7 miliardi nel corso dell’esercizio.
Sul fronte patrimoniale, il ratio di solvibilità II si è attestato al 224% a fine 2025, in miglioramento di 9 punti, per poi ridursi a 215% al 1° gennaio 2026 per effetto della fine del periodo transitorio. La revisione della direttiva Solvency II, attesa nel primo trimestre 2027, dovrebbe apportare un ulteriore beneficio stimato in 17 punti. Agli azionisti viene proposto un dividendo di 2,32 euro per azione (+8%), accompagnato da un nuovo programma di buyback fino a 1,25 miliardi. Per il 2026, il management conferma l’obiettivo di crescita del risultato operativo per azione nella parte alta della forchetta 6-8%, mentre il 21 settembre verrà presentato il nuovo piano strategico 2027-2029.
Foto in copertina: Thomas Buberl, Ceo di AXA




