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Cyber sicurezza nelle PMI italiane, cresce la consapevolezza ma resta ampio il gap nella gestione del rischio digitale

La sicurezza informatica entra sempre più nel radar delle piccole e medie imprese italiane, ma la strada verso una reale maturità digitale resta lunga. È questo il quadro che emerge dal terzo Rapporto Cyber Index PMI, presentato a Roma e promosso da Confindustria e Generali, con il contributo scientifico degli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano e la partnership istituzionale dell’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale. L’indice misura la capacità delle PMI di gestire i rischi legati alla digitalizzazione e restituisce una fotografia in chiaroscuro: la consapevolezza cresce, ma il livello medio rimane sotto la soglia di sufficienza.

Nel 2026 il punteggio complessivo raggiunge 55 su 100, tre punti in più rispetto al 2024 e quattro rispetto al 2023, su un campione di oltre 1.500 imprese. Un progresso che segnala un cambiamento culturale in atto, ma che non basta ancora a garantire una protezione adeguata contro minacce informatiche sempre più sofisticate. Solo il 16% delle PMI italiane può essere considerato davvero “maturo” nella gestione del rischio cyber, mentre una larga fascia di imprese resta in una posizione intermedia, consapevole delle minacce ma spesso priva degli strumenti operativi per affrontarle.

La crescita della sensibilità verso la cybersecurity riflette anche un contesto tecnologico e geopolitico sempre più complesso. Negli ultimi tre anni quasi una PMI su quattro ha subito una violazione informatica, un dato che rende evidente come la sicurezza digitale non sia più un tema confinato all’IT ma un fattore strategico per la continuità aziendale. Come osserva Alessandro Piva, direttore dell’Osservatorio Cybersecurity & Data Protection del Politecnico di Milano, “il 2025 ha rappresentato un vero punto di svolta nelle relazioni geopolitiche e nel progresso tecnologico rendendo le minacce cyber ancor più sofisticate e complesse da gestire”.

La ricerca mostra segnali incoraggianti soprattutto sul piano strategico. L’approccio alla governance del rischio cyber raggiunge infatti 62 punti su 100, superando la soglia di sufficienza grazie a una maggiore attenzione del management e a investimenti più strutturati. Il problema emerge quando si passa dalla strategia all’operatività. La fase di identificazione delle minacce resta debole, con un punteggio di 47 su 100, mentre l’attuazione delle misure di sicurezza si ferma a 57, segnale che molte aziende faticano a trasformare le intenzioni in azioni concrete.

La distribuzione delle imprese nei livelli di maturità conferma questa polarizzazione. Il 16% delle PMI è classificato come “maturo”, il 32% “consapevole”, il 38% “informato” e il 14% “principiante”. Per la prima volta, tuttavia, le aziende più evolute superano numericamente quelle meno preparate, un piccolo ma significativo passo avanti nel percorso di maturazione del sistema produttivo. Nonostante ciò, circa il 70% delle PMI resta concentrato nelle fasce intermedie, dove la conoscenza del rischio non si traduce ancora in una difesa realmente efficace.

Per il settore assicurativo e per le istituzioni economiche la sfida è chiara: rafforzare la resilienza digitale delle imprese significa proteggere l’intero tessuto produttivo del Paese. Barbara Lucini, responsabile Country Sustainability & Social Responsibility di Generali Italia, sottolinea come “le piccole e medie imprese italiane rappresentano una componente essenziale del tessuto economico e sociale del Paese”, aggiungendo che “sostenerne la capacità di affrontare le sfide legate alla trasformazione tecnologica significa rafforzare la solidità e la continuità del sistema produttivo nel lungo periodo”.

Il legame tra trasformazione digitale e sicurezza emerge anche dalle parole di Fausto Bianchi, presidente di Piccola Industria di Confindustria, che avverte: “digitalizzare senza proteggersi espone le imprese a rischi concreti: oggi chi non garantisce standard minimi di sicurezza informatica rischia di essere escluso dalle filiere produttive”. Non è solo una questione tecnica, ma un tema di competitività industriale.

Anche sul fronte istituzionale cresce l’attenzione. Il direttore generale dell’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale, Bruno Frattasi, parla di segnali positivi: “la sensibilità delle PMI verso il rischio cyber è un segnale importante”, ricordando le iniziative di accompagnamento legate alla direttiva NIS2 e al Cyber Resilience Act, oltre al progetto europeo Secure, che mette a disposizione 16,5 milioni di euro per supportare le imprese nella conformità alle nuove regole.

A rendere il quadro ancora più complesso contribuisce l’evoluzione tecnologica. Secondo Remo Marini, Group Chief Security Officer di Assicurazioni Generali, “la sicurezza informatica non è più solo un tema tecnologico, ma una condizione essenziale per la competitività delle imprese”. L’intelligenza artificiale, spiega, sta trasformando sia le opportunità sia le minacce nel cyberspazio, permettendo ai criminali informatici di automatizzare gli attacchi e creare campagne di phishing sempre più credibili.

In questo scenario il Cyber Index PMI diventa anche uno strumento di orientamento per il sistema economico. L’obiettivo non è soltanto fotografare lo stato della sicurezza digitale, ma stimolare un cambio di mentalità, spingendo le imprese a considerare la cybersecurity come una leva di sviluppo e non come un semplice adempimento normativo.

Proprio per diffondere questa cultura, Generali, Confindustria e Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale hanno avviato un roadshow nazionale con incontri formativi e workshop territoriali dedicati alle PMI. Dopo la prima tappa a Gallarate, il percorso proseguirà nei prossimi mesi a Pescara e Matera, con l’obiettivo di accompagnare le imprese nell’adozione di strumenti, competenze e strategie capaci di rafforzare la protezione digitale. Se la consapevolezza cresce, la vera sfida ora è trasformarla in azione. Perché nel nuovo scenario economico la sicurezza informatica non è più un optional: è una condizione necessaria per restare sul mercato.

Foto in copertina: Barbara Lucini, responsabile Country Sustainability & Social Responsibility di Generali Italia,

Leggi anche: https://www.intermediachannel.it/2026/03/12/generali-chiude-il-2025-con-utili-e-dividendo-record-primo-anno-del-piano-strategico-oltre-le-attese/

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