La strategia di UniSalute, raccontata dal Secolo XIX, ridisegna il confine tra assicurazione e cura diretta: dalla Liguria, regione più anziana d’Italia, un modello che guarda all’intero mercato retail nazionale

Il sistema sanitario pubblico fatica a reggere il passo con una domanda crescente, liste d’attesa sempre più lunghe e una carenza strutturale di personale. La sanità privata resta costosa per la maggior parte delle famiglie. In questo spazio, come ha documentato il Secolo XIX, si sta consolidando una trasformazione profonda del mercato assicurativo sanitario: le compagnie non si limitano più a rimborsare le prestazioni, ma entrano direttamente nella filiera dell’erogazione. UniSalute, società del Gruppo Unipol e leader nella sanità integrativa, è tra i protagonisti principali di questo cambiamento.
La Liguria è il punto di osservazione scelto per capire dove sta andando il mercato. È la regione con la popolazione più longeva d’Italia, un dato che la rende sia un banco di prova particolarmente significativo sia un mercato con bisogni sanitari molto concreti. Giovanna Gigliotti, amministratrice delegata di UniSalute, usa parole precise su questo punto: «La Liguria è la regione con le persone più longeve in Italia. Tuttavia, non voglio più parlare di anziani, ma di longevità, e iniziare a considerarla come un’opportunità. Dobbiamo arrivare alla terza e alla quarta età nelle migliori condizioni possibili, ed è in questo scenario che la sanità integrativa può dare un contributo importante».
Il modello operativo si basa su strutture fisiche proprietarie. A Genova, in via delle Casaccie, il Gruppo ha aperto un grande poliambulatorio della rete Santagostino, integrato nell’ecosistema welfare di Unipol. Non si tratta di un esperimento isolato: la logica è quella di controllare direttamente una parte della catena di valore, dalla polizza all’erogazione della prestazione. Gigliotti spiega che la distribuzione avviene attraverso la rete agenziale Unipol e le filiali bancarie di Bper — che ha incorporato Carige — affiancata da un’offerta digitale lanciata di recente.
Il punto di svolta risale alla pandemia. UniSalute esiste da trent’anni, nata nell’ambito della sanità integrativa per il mercato del lavoro. Ma è stato il Covid a spingere il gruppo verso il retail: «Durante il Covid abbiamo visto il servizio sanitario nazionale in difficoltà. Alla fine del 2022 abbiamo quindi deciso di aprirci al mercato retail, avviando la distribuzione sulle reti fisiche, perché i clienti hanno bisogno di una consulenza più diretta». Da quel momento la crescita è stata rapida: dal 2022 a oggi UniSalute ha registrato un incremento del 125%, con una forte accelerazione anche sul canale digitale.
Sul fronte dell’accessibilità economica, il prodotto di punta è UniSalute Per Te, premiato come migliore soluzione salute del mercato nel 2026. L’ingresso è fissato a 500 euro l’anno, circa 40 euro al mese. Un livello di prezzo deliberatamente contenuto rispetto alla media storica del settore: «Prima del Covid le polizze salute retail esistevano già, ma per una nicchia, con costi mediamente molto più elevati: almeno 3.000 euro l’anno». I numeri delle vendite confermano l’interesse: 18.500 polizze collocate nel corso del 2025, con già 5.000 contratti sottoscritti nei soli primi due mesi del 2026.
La cronicità è il nodo centrale di tutta la strategia. Circa 24 milioni di italiani convivono con una o più patologie croniche. «La cronicità di per sé non è una disabilità, ma se non viene monitorata adeguatamente può diventarlo», osserva Gigliotti. L’obiettivo dichiarato non è sostituire il sistema pubblico, ma affiancarlo con un modello preventivo che consenta di monitorare i parametri di salute e contenere la progressione delle patologie nel tempo.
La visione di Gigliotti si articola in tre pilastri distinti ma complementari. Il primo è quello pubblico, ritenuto insostituibile per le cure oncologiche e i grandi interventi chirurgici. Il secondo comprende le coperture collettive, cioè le polizze corporate già diffuse nel welfare aziendale. Il terzo è il retail, quello su cui UniSalute sta concentrando le sue energie. La motivazione è anche quantitativa: «Se pensiamo che la spesa che gli italiani affrontano di tasca propria ha ormai superato i 40 miliardi, intermediare una parte significativa di questa cifra attraverso le polizze assicurative sarebbe ottimale per ridurre il carico finanziario diretto sulle famiglie».
Il quadro che emerge è quello di un mercato in riconfigurazione, dove il confine tra assicuratore e gestore sanitario si fa sempre più sottile. Se la Liguria è il laboratorio, la scala è nazionale. E i numeri di crescita registrati da UniSalute negli ultimi tre anni suggeriscono che la domanda, una volta incontrata un’offerta accessibile, risponde.
Foto in copertina: Giovanna Gigliotti, amministratrice delegata di UniSalute




