: Bollettino IVASS 2024 su RC generale e sanitaria, premi e sinistri in Italia
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RC generale e sanitaria, l’IVASS fotografa il 2024: premi in crescita ma redditività in calo

L’IVASS ha pubblicato il Bollettino Statistico n. 3 del 2026 sui rischi da responsabilità civile generale e sanitaria, analizzando l’andamento del settore nel 2024. I dati tratteggiano un mercato in espansione sul fronte dei premi ma con segnali di compressione della marginalità tecnica, mentre il segmento della RC sanitaria accelera la sua trasformazione strutturale.

Nel ramo RC generale, i premi contabilizzati dalle imprese vigilate hanno raggiunto 4.157 milioni di euro, con un incremento del 3,5% rispetto all’anno precedente e del 29,9% rispetto al 2019. Eppure, nonostante la crescita della raccolta, il risultato tecnico netto della riassicurazione si è attestato a 871 milioni di euro, segnando un calo del 23,1% sul 2023. La ragione principale risiede nell’aumento degli oneri per sinistri, passati da 1.561 a 1.933 milioni in un solo anno. Il combined ratio di bilancio si è portato al 79,6%, rimasto comunque al di sotto della soglia del 100% che separa la gestione equilibrata da quella in perdita tecnica.

Il costo medio dei sinistri ha raggiunto 7.574 euro, in aumento del 7,2% annuo e del 34,7% rispetto al 2019. Un dato che risente in modo diretto della lentezza strutturale dei tempi di liquidazione: solo il 39,8% dei sinistri viene pagato nell’anno di accadimento, e la componente riservata media si attesta a 11.062 euro contro un pagato medio di 2.299 euro. Il premio puro, a sua volta, è salito a 95,3 euro, con un incremento del 6,8% sul 2023, riflettendo la pressione crescente del costo del rischio. Il margine tecnico atteso per unità di rischio si è ridotto a 20,2 euro dai 23 dell’anno precedente: la gestione rimane tecnicamente positiva, ma con una redditività progressivamente più sottile.

Sul versante della RC sanitaria, il quadro è più articolato. I premi raccolti nel 2024 ammontano a 691 milioni di euro, in contrazione del 2,2% rispetto al 2023. La flessione non è uniforme: le strutture sanitarie pubbliche registrano un calo dell’8,4%, mentre le strutture private crescono del 6,7%. Il personale sanitario rimane sostanzialmente stabile. Questo movimento rispecchia un riassestamento profondo nella composizione del portafoglio: nell’arco dell’ultimo decennio, la quota delle strutture pubbliche sul totale premi è scesa dal 55% al 37%, mentre il personale sanitario è salito dal 30% al 40%, diventando il segmento con la maggiore quota di mercato.

La concentrazione del mercato rimane molto elevata. Nel 2024 le prime cinque imprese raccolgono l’81,1% dei premi della RC sanitaria complessiva; le prime dieci arrivano al 94,6%. Il sotto-settore delle strutture pubbliche è il più concentrato in assoluto: le prime cinque imprese coprono il 99,2% dei premi e i primi due operatori da soli rappresentano l’87,2% del mercato. Una struttura oligopolistica che, secondo l’IVASS, riflette «l’incertezza nella quantificazione del rischio sanitario, insufficiente profittabilità, crescita eccessiva dei risarcimenti e l’intensità del contenzioso».

I tempi di gestione dei sinistri restano il nodo critico dell’intero settore. Nel 2024 il 62,2% dei sinistri denunciati nell’anno risultava ancora a riserva, e solo il 17,5% era stato liquidato entro l’anno. In termini di importi, la velocità di liquidazione scende all’1,8%, con il sotto-segmento delle strutture pubbliche fermo allo 0,5%. Nel periodo 2013-2024 oltre il 30% dei sinistri gestiti è confluito in contenzioso civile, con una quota del 44,2% per le strutture pubbliche. La generazione di sinistri 2013 non risulta ancora completamente chiusa a fine 2024, con il 5,6% dei casi ancora a riserva dopo undici anni.

Il costo medio dei sinistri varia sensibilmente tra i sotto-settori: 83.000 euro per le strutture pubbliche, 35.000 euro per quelle private, 20.000 euro per il personale sanitario. La profittabilità segue la stessa logica: per le strutture pubbliche il loss ratio si avvicina o supera il 100% per la maggior parte delle generazioni di sinistri, segnalando un equilibrio tecnico precario. Le strutture private si collocano generalmente sotto la soglia critica, mentre per il personale sanitario il loss ratio rimane stabilmente favorevole.

Il capitolo sull’auto-ritenzione delle strutture sanitarie pubbliche è forse il più rilevante sul piano sistemico. A sette anni dalla Legge Gelli-Bianco del 2017, e dopo la pubblicazione del decreto attuativo D.M. 232/2023 nel marzo 2024, il fenomeno ha ormai dimensioni rilevanti. Nel 2023 gli accantonamenti a fondi di ritenzione hanno raggiunto 516 milioni di euro, mentre la consistenza complessiva dei fondi ha toccato 2.259 milioni. Il rapporto tra accantonamenti e premi assicurativi versati dalle strutture pubbliche assicurate si attesta al 184%: ogni euro pagato in premi ne corrisponde quasi due messi da parte in auto-ritenzione. Il numero di strutture pubbliche che ricorrono all’assicurazione tradizionale è crollato da 981 nel 2013 a 462 nel 2023, con una riduzione del 52%.

Le differenze territoriali sono marcate. In rapporto alla popolazione, i fondi pro capite nel 2023 superano mediamente i 40 euro nelle regioni del Nord e del Centro, scendendo a circa 30 euro nel Sud. I valori più elevati si registrano in Umbria e Veneto, rispettivamente con 169 e 76 euro per i fondi e 39 e 21 euro per gli accantonamenti. Tali differenze rispecchiano politiche regionali non omogenee e una diversa diffusione dei modelli di auto-ritenzione.

Il confronto tra la politica di riservazione delle imprese assicurative e quella delle strutture pubbliche in auto-ritenzione mostra che, nel periodo 2018-2023, il rapporto fondi/accantonamenti nelle strutture pubbliche è risultato sistematicamente inferiore al rapporto riserve/premi delle compagnie, con una differenza che si è ridotta a circa un punto percentuale nel 2023. Un dato che, secondo il bollettino, «evidenzia, in media, livelli di copertura potenzialmente differenti tra le due politiche di riservazione».

Il decreto attuativo della Legge Gelli fissa la scadenza per l’adeguamento ai nuovi requisiti a marzo 2026. Da quel momento, le strutture che scelgono l’auto-ritenzione saranno obbligate a costituire un fondo rischi e un fondo riserva con criteri codificati. Come questi obblighi si tradurranno nella pratica, e in che misura contribuiranno a ridurre le attuali disomogeneità territoriali e di copertura, è una delle questioni aperte che i prossimi bollettini saranno chiamati a monitorare.

a cura di Vincenzo Giudice

Leggi anche: https://www.intermediachannel.it/2025/10/31/rc-sanitaria-in-italia-sinistri-costi-e-soluzioni-innovative/

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