Sara Assicurazioni è tra le prime compagnie in Italia a misurare la propria presenza nelle risposte generate dall’AI. I dati mostrano che il settore è ancora indietro, ma il tema è destinato a diventare strategico

La visibilità dei brand nell’intelligenza artificiale è diventata una questione concreta, non più una proiezione futura. Mentre l’attenzione delle imprese è rimasta a lungo concentrata sul posizionamento nei motori di ricerca tradizionali, una parte crescente degli utenti ha già spostato le proprie ricerche verso strumenti come ChatGPT e Google Gemini, dove le risposte arrivano in forma diretta e la logica del ranking classico semplicemente non esiste. Per il settore assicurativo, come per molti altri comparti ad alta competitività, questo cambiamento pone una domanda precisa: se un brand non compare nelle risposte generate dall’AI, esiste ancora nel processo decisionale del potenziale cliente?
I numeri aiutano a capire la portata del fenomeno. Nel 2025, oltre un terzo della popolazione nei Paesi OCSE ha già utilizzato strumenti di intelligenza artificiale generativa. In Europa l’adozione ha raggiunto il 32,7% nella fascia 16-74 anni, con picchi del 63,8% tra i più giovani. In Italia, circa il 48% degli utenti digitali dichiara di usare questi strumenti, con una crescita significativa nell’ultimo anno. Il 75% degli italiani percepisce già l’AI come presenza attiva nel mondo dell’informazione e dei media. Non si tratta più di una fase sperimentale: si tratta di un cambiamento strutturale nel modo in cui le persone accedono ai contenuti e formano le proprie opinioni.
Per le imprese, le implicazioni sono dirette. Fino a oggi la strategia digitale era costruita attorno al posizionamento organico e a pagamento sui motori di ricerca. Oggi una parte del customer journey si sviluppa interamente all’interno di interfacce conversazionali, dove il brand o viene citato o non viene considerato. Non è una questione di preferenza: è una questione di esistenza percepita. In questo contesto sta emergendo un nuovo ambito di analisi, quello della misurazione della presenza dei brand nelle risposte dei modelli di linguaggio, attraverso metodologie basate su simulazioni di query costruite su diversi profili di utenti, contesti geografici e intenzioni di ricerca.
Sara Assicurazioni è tra le prime realtà del settore in Italia ad avere avviato un monitoraggio strutturato su questo fronte, utilizzando Kooary, una soluzione sviluppata da Alessandro Cavallo e Davide Campofredano. Le analisi condotte mostrano che il Brand Visibility Index medio dei primi dieci brand assicurativi italiani è pari a 29,3 su una scala da 0 a 100, un valore che indica una presenza ancora limitata nelle risposte generate dai modelli di linguaggio.
L’indicatore integra la frequenza di citazione e la posizione all’interno della risposta su un ampio set di scenari simulati, restituendo una misura della visibilità che gli strumenti tradizionali non sono in grado di rilevare. Le analisi evidenziano anche un elemento strutturale: la presenza di un brand nelle risposte AI non è deterministica. Dipende dal contesto della richiesta, dal modello utilizzato e dalla formulazione del prompt, il che rende la visibilità intrinsecamente variabile.
“L’intelligenza artificiale è diventata un nuovo punto di accesso alle informazioni. Per questo è fondamentale capire cosa l’AI dice di un brand e in quali contesti emerge”, ha dichiarato Luigi Vassallo, Chief Technology Officer di Sara Assicurazioni, mentre Marco Brachini, Chief Marketing Officer della compagnia, ha aggiunto: “Con le piattaforme di AI cambia radicalmente il customer journey. Dalla ricerca all’acquisto, il processo si sviluppa sempre più all’interno di questi ecosistemi. Per questo è fondamentale che il brand sia presente e rilevante proprio lì dove nascono e si chiudono le decisioni”.
Alessandro Cavallo, uno degli sviluppatori della soluzione tecnologica Kooary, ha messo in fila le conseguenze pratiche: “Essere presenti sui motori di ricerca non è più sufficiente. Se un brand non viene citato nelle risposte AI, di fatto non esiste in una fase sempre più rilevante del processo decisionale. L’intelligenza artificiale si configura così non solo come tecnologia, ma come un nuovo canale di discovery, con impatti diretti su marketing, distribuzione e competitività delle imprese”. Il settore assicurativo, per sua natura, è uno di quelli in cui la fiducia e la riconoscibilità del brand incidono direttamente sulla conversione. Che la competizione si stia spostando, almeno in parte, su un terreno ancora poco presidiato è un dato che difficilmente potrà essere ignorato a lungo.




