Oltre 23.000 lavoratori in più di 30 Paesi hanno beneficiato della forte rivalutazione del titolo della compagnia di assicurazioni. L’iniziativa rafforza il legame tra il gruppo e il proprio personale, con un occhio anche agli obiettivi ESG

Il piano di azionariato Generali per i dipendenti si è chiuso con un risultato che difficilmente sarebbe stato immaginabile al momento della sottoscrizione: chi aveva aderito a We Share 2.0 nel 2023 si ritrova oggi con un guadagno di circa venti euro per azione, maturato nell’arco di tre anni grazie a una rivalutazione del titolo che ha pochi precedenti recenti tra i grandi gruppi assicurativi europei. Un esito che trasforma quello che era un piano di welfare avanzato in qualcosa di più vicino a un investimento ad alto rendimento, pur nella sua natura di strumento di partecipazione collettiva.
L’iniziativa non era nuova per la compagnia di assicurazioni triestina. Generali aveva già lanciato una prima versione del piano nel 2019, raccogliendo un’adesione significativa e risultati che avevano convinto il gruppo a replicare l’esperienza. La seconda edizione, appunto We Share 2.0, è stata proposta ai dipendenti nel 2023 con una struttura analoga alla precedente: possibilità di acquistare azioni ordinarie a condizioni agevolate, con un prezzo di sottoscrizione fissato a 16,45 euro per titolo. A rendere il piano più articolato rispetto a una semplice opzione di acquisto, c’era la previsione di azioni gratuite aggiuntive al raggiungimento di determinati obiettivi aziendali, tra cui quelli legati alle tematiche ambientali e climatiche, in linea con l’agenda ESG che il gruppo ha progressivamente integrato nella propria strategia industriale.
Alla chiusura del piano, avvenuta nelle scorse settimane, il valore del titolo Generali aveva raggiunto quota 36,74 euro, sostanzialmente in area di massimo. La differenza rispetto al prezzo iniziale di sottoscrizione, pari a circa 20 euro per azione, rappresenta il guadagno lordo di chi aveva aderito. Come riportato da Il Sole 24 Ore, si tratta di un risultato che va ben oltre le aspettative ordinarie di uno strumento pensato principalmente per rafforzare il senso di appartenenza dei lavoratori all’azienda, non certo per generare rendimenti da trading. A We Share 2.0 hanno aderito oltre 23.000 dipendenti distribuiti in più di trenta Paesi, a conferma della portata globale del progetto e della capacità del gruppo di coinvolgere il proprio personale su scala internazionale.
Dal punto di vista della governance interna, il piano si inserisce in una strategia più ampia di employee engagement che Generali ha consolidato negli ultimi anni, affiancando la partecipazione azionaria ad altri strumenti di fidelizzazione. La logica sottostante è quella di allineare gli interessi del personale con quelli degli azionisti, creando una convergenza di obiettivi che, almeno in questo ciclo, si è rivelata vantaggiosa per entrambe le parti. La componente ESG del piano, con l’assegnazione di azioni gratuite subordinata al raggiungimento di target ambientali e climatici, riflette un approccio sempre più diffuso tra i grandi gruppi finanziari europei, che cercano di rendere operativi i propri impegni di sostenibilità anche attraverso meccanismi retributivi e partecipativi.
Il successo di We Share 2.0 pone ora una domanda implicita: il gruppo valuterà una terza edizione? La storia recente sembrerebbe suggerirlo. Dopo il round del 2019 e quello del 2023, una cadenza quadriennale potrebbe diventare parte integrante del modello di relazioni industriali di Generali. Molto dipenderà dall’andamento del titolo nei prossimi anni e dalla capacità del gruppo di mantenere le performance che hanno reso questa edizione così remunerativa per chi vi ha partecipato.



