La survey globale di Munich Re evidenzia l’aumento delle vulnerabilità digitali e la scarsa resilienza delle aziende

La diffusione di AI e cloud sta accelerando la trasformazione digitale delle imprese, ma contemporaneamente amplia l’esposizione ai rischi informatici e rafforza la domanda globale di cyber insurance. È quanto emerge dalla Munich Re Global Cyber Risk and Insurance Survey 2026, una delle principali indagini internazionali dedicate al rischio cyber, realizzata da Munich Re su oltre 9.500 manager in 20 Paesi.
Secondo il report, il cybercrime ha ormai assunto una dimensione sistemica per l’economia mondiale. Se fosse uno Stato rappresenterebbe la terza economia globale e, secondo le stime riportate dalla survey, entro il 2028 i costi della criminalità informatica raggiungeranno i 14 trilioni di dollari, superando il PIL combinato di Germania, Giappone e India. In questo contesto cresce la percezione che le attuali difese aziendali non siano più sufficienti a contenere un rischio diventato strutturale e trasversale.
L’intelligenza artificiale si conferma la tecnologia più rilevante per il top management internazionale. Il 71% dei dirigenti C-level la considera oggi una priorità strategica, davanti ad analytics, cloud, robotica e blockchain. L’adozione è già ampia: il 57% delle organizzazioni utilizza strumenti AI nelle attività quotidiane e il 66% ritiene che questa tecnologia produrrà effetti positivi sul business. Parallelamente aumenta anche la fiducia verso le aziende che adottano sistemi basati sull’intelligenza artificiale, mentre il 57% degli intervistati dichiara interesse verso coperture assicurative specifiche per i rischi AI.
Nonostante questo scenario favorevole, le preoccupazioni restano elevate. I timori principali riguardano sicurezza e privacy dei dati, indicati dal 52% degli intervistati, seguiti dal rischio di cyberattacchi, citato dal 42%. Restano inoltre centrali le criticità legate alla carenza di competenze specialistiche, agli aspetti normativi e alla possibilità che i sistemi AI generino risultati inaccurati. Secondo Munich Re, molte delle esposizioni legate all’intelligenza artificiale risultano già comprese nelle attuali polizze cyber, soprattutto nelle aree Media Liability e Technology Errors & Omissions.
Se l’AI guida il dibattito strategico, il cloud rappresenta invece l’infrastruttura critica della nuova economia digitale. Il 98% delle aziende coinvolte nella survey dichiara di dipendere da servizi cloud. Proprio questa centralità aumenta però il rischio sistemico. Un’interruzione cloud di un solo giorno potrebbe causare perdite superiori al 50% del fatturato giornaliero per l’11% delle imprese intervistate, mentre oltre un quarto delle aziende stima impatti economici compresi tra il 26% e il 50% dei ricavi quotidiani. I blackout cloud, intenzionali o accidentali, vengono oggi considerati tra i principali rischi accumulativi per il mercato cyber.
La preoccupazione dei manager continua infatti a crescere. A livello globale il 60% dei dirigenti si dichiara “preoccupato” o “estremamente preoccupato” per la possibilità di subire un attacco informatico. In Italia il dato si attesta al 52%, leggermente sotto la media internazionale ma comunque significativo. Le aziende segnalano come minacce più frequenti violazioni dei dati, ransomware, frodi online, interruzioni operative, outage cloud e problemi legati alla supply chain digitale. Tra i principali driver delle perdite assicurative cyber restano ransomware, Business E-mail Compromise, attacchi DDoS e data breach.
Particolarmente rilevante il tema della resilienza aziendale. L’89% degli executive ritiene che la propria organizzazione non sia adeguatamente protetta contro i cyberattacchi, un dato in crescita rispetto all’81% registrato nel 2021. Le principali criticità riguardano la scarsa consapevolezza dei dipendenti, la mancanza di personale qualificato, l’insufficiente integrazione delle soluzioni di sicurezza e budget considerati ancora limitati rispetto alla complessità delle minacce digitali.
“La cyber resilience non è più soltanto un tema tecnologico o assicurativo, ma una questione economica e sociale. La crescente dipendenza da AI, cloud e supply chain digitali trasforma il rischio cyber in una minaccia sistemica, capace di propagarsi rapidamente tra settori, mercati e Paesi. Mentre la fiducia nell’innovazione digitale cresce, aumenta anche la consapevolezza che le attuali difese non siano sufficienti. In questo scenario, la cyber insurance viene percepita sempre più come componente essenziale della gestione del rischio aziendale e non più come semplice copertura accessoria”, dichiara Paolo Ghirri, CEO di Munich Re Italia.
La survey evidenzia infine una crescente maturità del mercato assicurativo cyber. Nel 2026 il 52% delle aziende afferma di aver ricevuto un’offerta di cyber insurance e il 43% dichiara di valutare concretamente la sottoscrizione di una polizza dedicata. Le motivazioni principali riguardano il rimborso delle perdite da business interruption, la copertura delle responsabilità legali, l’accesso a servizi specialistici di risposta agli incidenti e la necessità di rafforzare la continuità operativa in uno scenario sempre più esposto ai rischi digitali.




