salute-mentale-accesso-psicologo-costi-italia
In EvidenzaNews

Salute mentale, l’accesso allo psicologo resta un privilegio: i costi frenano quasi un italiano su tre

Logo UniSalute

Prendersi cura della propria salute mentale rimane, per una quota significativa della popolazione italiana, una questione di disponibilità economica prima ancora che di consapevolezza. È quanto emerge dall’indagine condotta da Nomisma per l’Osservatorio Sanità di UniSalute su un campione rappresentativo di 1.300 persone tra i 18 e i 70 anni, realizzata ad aprile 2026 con metodologia CAWI e stratificata per età, sesso e area geografica. Il quadro che ne risulta è quello di un paese in cui il disagio è diffuso e riconosciuto, ma in cui il percorso verso un supporto professionale rimane ostacolato da ragioni concrete.

Solo il 51% degli intervistati descrive il proprio stato psicologico come «ottimo» o «buono», una percentuale che scende al 42% tra i giovani di età compresa tra i 18 e i 34 anni. A fronte di questo dato, soltanto il 21% del campione ha effettuato almeno una seduta con uno psicologo o psicoterapeuta nel corso dell’ultimo anno. Il divario tra percezione del disagio e ricorso effettivo ai professionisti è, di per sé, un indicatore rilevante.

Tra chi non si è rivolto a un esperto, la ragione più citata resta la convinzione di non averne bisogno, indicata dal 53% del campione. Ma subito dopo, con un peso che non può essere sottovalutato, emergono i costi delle sedute: quasi un terzo degli intervistati (31%) li identifica come ostacolo principale, quota che sale alla metà tra i giovani (48%). Il dato strutturale che alimenta questa barriera è altrettanto eloquente: il 47% di chi si rivolge a un professionista sostiene interamente la spesa di tasca propria, mentre solo il 14% ha potuto avvalersi di forme di sanità integrativa. La copertura complementare – strumento che in altri ambiti della salute ha già dimostrato di ridurre le diseguaglianze di accesso – nel campo della psicologia risulta ancora largamente assente.

Eppure, laddove il percorso terapeutico viene intrapreso, i risultati sono valutati positivamente: il 61% di chi ha effettuato sedute si dichiara molto o estremamente soddisfatto, e due terzi (65%) ritiene altamente probabile proseguire il percorso nei successivi dodici mesi. La soddisfazione alta e la forte intenzione di continuità suggeriscono che il problema non è la qualità dell’offerta, ma l’accessibilità.

In questo contesto si inserisce la crescente attenzione verso la telemedicina. Il 72% del campione ha già svolto o si dichiara interessato a sedute psicologiche o di psicoterapia da remoto, un segnale di apertura che potrebbe tradursi in una riduzione delle barriere pratiche ed economiche all’accesso. Oggi, invece, la risposta più comune al malessere resta quella individuale e informale: l’88% degli intervistati dichiara di gestire il disagio ritagliandosi momenti per sé o attraverso relazioni sociali, modalità utili ma non equiparabili a un supporto professionale strutturato.

Il rischio che il problema si aggravi nel tempo è segnalato dai dati stessi: quasi un italiano su quattro (24%) riferisce di stare peggio rispetto all’anno precedente. Le emozioni più diffuse negli ultimi dodici mesi sono la preoccupazione, indicata dal 38% del campione, e l’ansia (31%), che precedono nettamente emozioni positive come la speranza (29%), la fiducia (19%) e l’ottimismo (17%).

A completare il quadro, il 50% degli intervistati indica lo stress come il fattore che più influisce sulla salute complessiva di una persona, superando comportamenti a rischio come il fumo, l’abuso di alcol e le cattive abitudini alimentari. Che lo stress superi fumo e alcol come fattore percepito di rischio per la salute dice qualcosa di preciso su come gli italiani leggono il proprio malessere. Riconoscerlo, però, non basta ancora a trasformarlo in una domanda di cura strutturata – e finché il costo di una seduta rimarrà un criterio decisivo, la distanza tra consapevolezza e trattamento continuerà a misurarsi in euro prima che in volontà.

Leggi anche: https://www.intermediachannel.it/2026/04/08/sanita-integrativa-unisalute-punta-sui-centri-medici-proprietari/

<
Articoli correlati
EsteroNews

Mercati assicurativi africani, crescita al 4,4% e ostacoli all’AI

Il rapporto AIO 2026 segnala una penetrazione assicurativa disomogenea, buoni risultati per i…
Leggi di più
EsteroNews

Glassdrive acquisisce Glaskedjan e cresce in Svezia

La rete svedese conta oltre 90 sedi. Il marchio manterrà la propria identità, accedendo alle…
Leggi di più
ApprofondimentiIn EvidenzaNews

Coperture LTC collettive: 113 euro l'anno per una rendita di 500 euro al mese

Lo studio degli Attuari presentato al seminario Assoprevidenza sui costi della non autosufficienza…
Leggi di più
Newsletter
Iscriviti alla nostra Newsletter

Resta aggiornato sulle ultime novità, sugli eventi e sulle iniziative Intermedia Channel.





termini e condizioni