Clausola “claims made” in contratti di assicurazione della responsabilità civile

Giudice - Sentenza Imc

(a cura della Redazione Lex24 – Quotidiano del Diritto)

La clausola claims made contenuta in un contratto di assicurazione civile deve ritenersi valida e non affetta da nullità in quanto lo delimita e circoscrive in una prospettiva diversa consentendo all’assicurato di garantirsi non soltanto per gli errori professionali compiuti in futuro, ma anche per quelli eventualmente verificatisi in un determinato periodo di tempo

Contratti – Assicurazione – Assicurazione della responsabilità civile – Clausola “claims made” – Contenuto – Validità ed efficacia della stessa – Vessatorietà – Accertamento giudiziale caso per caso – Necessità (Corte di cassazione, sezione III, sentenza 13 febbraio 2015 n. 2872)

La clausola cosiddetta “a richiesta fatta” (“claims made”) inserita in un contratto di assicurazione della responsabilità civile (in virtù della quale l’assicuratore si obbliga a tenere indenne l’assicurato dalle conseguenze dannose dei fatti illeciti da lui commessi anche prima della stipula, se per essi gli sia pervenuta una richiesta di risarcimento da parte del terzo danneggiato durante il tempo per il quale è stata stipulata l’assicurazione) è valida ed efficace, mentre spetta al giudice stabilire, caso per caso, con valutazione di merito, se quella clausola abbia natura vessatoria ai sensi dell’art. 1341 cod. civ.

Contratti – Assicurazione – Oggetto – Clausola “claims made” – Contenuto – Duplicità di ipotesi – Individuazione – Fattispecie relativa a contratto di assicurazione della responsabilità civile professionale (Corte di cassazione, sezione III, sentenza 17 febbraio 2014 n. 3622)

In tema di assicurazione, la clausola “claims made” prevede il possibile sfasamento tra prestazione dell’assicuratore (obbligo di indennizzo in relazione all’alea del verificarsi di determinati eventi) e controprestazione dell’assicurato (pagamento del premio), nel senso che possono risultare coperti da assicurazione comportamenti dell’assicurato anteriori alla data di conclusione del contratto, qualora la domanda di risarcimento del danno sia per la prima volta proposta dopo tale data; diversamente, possono risultare sforniti di garanzia comportamenti tenuti dall’assicurato nel corso della piena validità ed efficacia della polizza, qualora la domanda di risarcimento danni sia proposta successivamente alla cessazione degli effetti del contratto.

Contratti – Assicurazione – Assicurazione da responsabilità civile – Clausola claims made – Assenza di nullità – Validità della clausola – Garanzia per gli errori professionali – Errori commessi nel passato o futuri – Non rientra tra le clausole vessatorie – Conformità alla tutela ordinamentale del consumatore (Corte d’Appello Roma, sezione III, sentenza 30 settembre 2014 n. 5942)

La clausola claims made contenuta in un contratto di assicurazione civile deve ritenersi valida e non affetta da nullità in quanto, lungi dall’escludere la sussistenza del rischio garantito, lo delimita e circoscrive in una prospettiva diversa consentendo all’assicurato di garantirsi non soltanto per gli errori professionali compiuti in futuro, ma anche per quelli eventualmente verificatisi in un determinato periodo di tempo e di cui il professionista non sia consapevole così ponendosi completamente al di fuori delle clausole vessatorie sia per gli effetti di cui all’art. 1341 del codice civile, sia con riguardo alla tutela del consumatore.

Assicurazione – Contratto di assicurazione della responsabilità civile con clausola cosiddetto “a richiesta fatta” (“claims made”) – Ipotesi tipica “ex” art. 1917 cod. civ. – Configurabilità – Esclusione – Contratto atipico ai sensi dell’art. 1322 cod. civ. – Liceità – Configurabilità – Fondamento – Conseguenze – Obbligazione di garanzia dell’assicuratore – Richiesta di risarcimento del danno da parte del danneggiato fatta in un momento anche successivo al tempo di efficacia del contratto e non solo nel periodo di “efficacia cronologica” del medesimo – Ammissibilità – Natura vessatoria della clausola – Configurabilità – Condizioni – Accertamento del giudice di merito (Corte di cassazione, sezione III, sentenza 15 marzo 2005 n. 5624)

Il contratto di assicurazione della responsabilità civile con clausola cosiddetto “a richiesta fatta” non rientra nella fattispecie tipica prevista dall’art. 1917 cod. civ., ma costituisce un contratto atipico, generalmente lecito “ex” art. 1322 cod. civ., giacché, del suindicato art. 1917, l’art. 1932 cod. civ. prevede l’inderogabilità – se non in senso più favorevole all’assicurato – del terzo e del quarto comma, ma non anche del primo, in base al quale l’assicuratore assume l’obbligo di tenere indenne l’assicurato di quanto questi deve pagare ad un terzo in conseguenza di tutti i fatti (o sinistri) accaduti durante il tempo dell’assicurazione di cui il medesimo deve rispondere civilmente, per i quali la connessa richiesta di risarcimento del danno da parte del danneggiato sia fatta in un momento anche successivo al tempo di efficacia del contratto, e non solo nel periodo di “efficacia cronologica” del medesimo, come si desume da un’interpretazione sistematica che tenga conto anche del tenore degli articoli del codice civile interessati , i quali individuano l’insorgenza della responsabilità civile nel fatto accaduto. Nè, al riguardo, assume rilievo l’art. 2952 cod. civ., recante il riferimento alla richiesta di risarcimento fatta dal danneggiato all’assicurato o alla circostanza che sia stata promossa l’azione, trattandosi di norma con differente oggetto e diversa “ratio”, volta solamente a stabilire la decorrenza del termine di prescrizione dei diritti dell’assicurato nei confronti dell’assicuratore. Infine, spetta al giudice di merito accertare, caso per caso, se la clausola “a richiesta fatta”, riducendo l’ambito oggettivo della responsabilità dell’assicuratore, fissato dall’art. 1917 cod. civ., configuri una clausola vessatoria ai sensi dell’art. 1341 cod. civ.

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