Facile, Segugio, 6sicuro & co.: Per i “comparatori” sull’Rc auto mercato potenziale da 13 miliardi

Rc auto - Traffico (4) Imc

(di Andrea Frollà – Repubblica Affari & Finanza)

Tanto è la spesa annua degli italiani per le polizze sui veicoli. I siti offrono una vetrina alle compagnie ma solo quelle minori pagano una quota sui contratti stipulati. Il numero di operatori è decollato dopo gli interventi delle autorità di settore che hanno imposto più trasparenza ma ancora non ci sono numeri certi

Case, voli aerei, mutui, energia, luce e perfino onoranze funebri: ormai su Internet compariamo i prezzi e le offerte di qualsiasi cosa. E ogni volta l’obiettivo è uno solo: trovare il prezzo migliore. Una vera e propria ossessione per il consumatore online, che incrocia offerte, preventivi e pacchetti convinto di riuscire a portare a casa l’affare dell’anno. Tra tutte le categorie di beni e servizi comparabili in Rete ce n’è una sola che riesce a riunire tutti gli appassionati della caccia al risparmio, nessuno escluso: l’assicurazione RC auto. Un prodotto che riguarda 40 milioni di cittadini e per cui nel 2016 sono stati spesi in media 423 euro.

Rinnovare la polizza o stipularne una nuova è un’attività che sembra quasi appassionare gli italiani. E su questo i motori di comparazione hanno costruito negli anni un business in piena regola, alimentato dagli accordi con le compagnie di assicurazione. Televisione e siti Internet sono inondati di spot pubblicitari dei comparatori online, che promettono di farci risparmiare sull’assicurazione della macchina. Segugio, Facile, SosTariffe, Chiarezza, Mioassicuratore, 6sicuro e molti altri. Un esercito di player accompagnati dal punto it, pronti a passare all’incasso delle provvigioni non appena viene chiuso un contratto. Non sarà un business model rivoluzionario, ma ha creato un mercato.

Una fotografia completa del giro d’affari dei comparatori non è ancora stata scattata, però è possibile farsi un’idea di quanto guadagnano dagli incroci fra domanda e offerta. I portali sono infatti obbligati a rendere pubbliche diverse informazioni, tra cui quelle relative agli accordi di remunerazione e alle quote mercato comparate. A dettare questi obblighi di trasparenza nei confronti dei contraenti è il Regolamento emanato nel 2008 dall’Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni (Ivass), a cui il Codice delle assicurazioni private demanda la disciplina delle attività di imprese e intermediari.

Andando a spulciare le tabelle delle partnership si scopre, ad esempio, che dai 14 partner fra compagnie, intermediari e marchi comparati (15,7% del mercato italiano in termini di premi raccolti), Facile.it riceve su ogni polizza fino al 13,5% di commissione, se analizziamo il miglior accordo percentuale, e fino a 65 euro se prendiamo invece in esame il massimale in forma fissa più alto. SosTariffe.it copre invece con i suoi 9 marchi partner l’11,53% del settore e arriva a prendere un massimo di 35 euro o del 12% sui contratti. Mentre Segugio.it vanta un network più ampio, composto da 13 marchi, ma leggermente meno pesante (10,5% del mercato), e si garantisce un massimale di 53 euro o del 16,5% sul premio netto.

Queste sono tuttavia le cifre migliori che i comparatori più famosi possono ottenere. Se si inverte la prospettiva e si analizzano i minimi previsti dagli accordi, lo scenario restituisce delle provvigioni che variano dal 3 al 7-8%. L’esistenza di massimi e minimi è dettata dal fatto che i prodotti assicurativi non sono tutti uguali. Non mancano comunque accordi che prevedono una commissione unica, fissa o percentuale, a prescindere dalle caratteristiche della polizza. Esistono poi molti altri comparatori che, rispetto a quelli più trafficati, hanno meno partner e incassano commissioni inferiori.

La provvigione non è il solo parametro che distingue i vari accordi. Le partnership remunerate variano in alcuni casi anche con riguardo alla formula di incasso, che può avvenire per mano del comparatore o della compagnia. Ci sono poi altri due elementi differenzianti: da un lato, la previsione del riconoscimento di componenti aggiuntive in relazione al raggiungimento di determinati obiettivi, cioè di bonus tarati spesso sulle variazioni qualitative e qualitative dei portafogli; dall’altro, la ripartizione delle provvigioni con un eventuale soggetto terzo che effettua l’attività di intermediazione. A prescindere dai dettagli, le partnership non possono comunque impattare sui costi finali per gli utenti. Mentre è ammessa la possibilità di prevedere dei costi accessori da pagare a carico del comparatore, a patto di specificarlo in modo chiaro e visibile.

Nessuno comunque limita il confronto alle sole aziende con cui intercorrono rapporti commerciali. Le piattaforme sono cioè aperte anche a chi vuole mantenere l’esclusività dell’intermediazione e quindi non retribuire comparatori, ma ottenere un po’ di visibilità. È il caso delle grandi compagnie come UnipolSai, Allianz e Generali, tanto per citare le prime tre società per raccolta premi nel segmento auto, che da sole valgono il 48% di tutto il giro d’affari.

Grandi gruppi strutturati che forse non hanno nemmeno bisogno di legarsi commercialmente a queste piattaforme e che operano tramite agenti, broker e sportelli bancari. Cioè mediante quei canali di vendita che oggi coprono il 91% di tutta la raccolta del segmento RC auto, circa 13 miliardi di euro, e che lasciano le briciole del mercato a Internet (5%) e alla vendita telefonica (2%). Oggi i comparatori operano anche come soggetti pubblicitari, passivi e attivi. Offrono spazi appetibili, grazie alle centinaia di migliaia di utenti che cercano la polizza migliore. E investono, soprattutto per migliorare il posizionamento sui motori di ricerca: un nuovo utente è anche un potenziale cliente.

Includendo anche le compagnie non partner, le porzioni di mercato comparate dai siti oscillano per la maggior parte tra il 30 e il 60%. Un motore di ricerca che compara tutte le compagnie assicurative comunque esiste, anche se pochi lo sanno. Si chiama Tuo preventivatore ed è pubblico.

Si tratta di un tool online, sviluppato dal ministero dello Sviluppo economico e dall’Istituto di vigilanza per le assicurazioni, che fornisce il confronto di tutte le assicurazioni disponibili sul mercato. Non permette di acquistare la polizza auto, ma sforna dei preventivi vincolanti per 60 giorni. L’unico problema del comparatore pubblico è che risale al 2009 e avrebbe bisogno di una svecchiata. Mise e Ivass lo sanno. Un restyling tecnologico e grafico arriverà.

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