Fondazione Severo Galbusera : Cronache dall’ Orto Botanico

Presso l’auditorium dell’ Orto Botanico dell’Università di Padova – che nel 2022 festeggerà i suoi 800 anni e che vanta tra i suoi studenti Francesco Guicciardini, Pico della Mirandola e Galileo tra i suoi docenti, solo per citarne alcuni -, la Fondazione Severo Galbusera-Centro studi Internazionali dell’Intermediazione Assicurativa, ha organizzato un convegno sul tema: “La Consulenza nella distribuzione e nell’intermediazione assicurativa”.

Il profilo molto alto dei relatori, brillantemente introdotti dall’avvocato prof. Giulio Ponzanelli, ha dato luogo ad interazioni molto interessanti tra i docenti, evitando quindi qualunque calo di tensione comunicativa.

Il prof. Matteo De Poli dell’Università di Padova, autore del libro “Asimmetrie informative e rapporti contrattuali”, ha aperto i lavori sottolineando che il deficit informativo è un problema per la comunità e non limitato al singolo rapporto.

A partire dagli anni ’90 il legislatore ha iniziato a porsi il problema di emanare norme che prevengano i comportamenti scorretti in ambito contrattuale, per limitare il contenzioso postumo e indirizzare i comportamenti degli operatori.

Gli ha fatto eco l’avvocato prof. Sara Landini, docente dell’Università di Firenze, che ha evidenziato l’ ulteriore aspetto del problema, ovvero l’eccesso di informazioni, contrario sia al buonsenso sia alla giurisprudenza, in quanto rende molto più difficile al cliente la possibilità di prendere una decisione.

L’obiettivo dovrebbe essere quello di fornire al cliente le informazioni necessarie e sufficienti, che lo mettano in condizione di arrivare a decidere.

Anche in conseguenza della ricerca di tale equilibrio, la IDD, mutuando il concetto di consulenza dal diritto francese e tedesco, è approdata alla definizione, discutibile e infelice come ha sostenuto il dr. Conforti di UEA, di “raccomandazione personalizzata”.

La prof. Antonucci, dell’Università di Bari, ha poi provocatoriamente suggerito l’istituzione di un albo separato con figure professionali, prive di attività di intermediazione e che svolgano in modo professionale la consulenza, sulla scorta di quello che sta avvenendo in Germania.

Ma esiste un mercato maturo per una figura professionale di questo tipo ?

Un recente studio commissionato dal Parlamento Europeo, che ha coinvolto le associazioni di categoria, e diretto alla verifica della esenzione IVA per gli operatori del mercato assicurativo e finanziario, è lo sfondo dell’intervento dell’avvocato Nidia Bignotti.

L’Agenzia delle Entrate considera esenti solo le attività di consulenza finalizzate alla distribuzione – ha chiarito l’avv. Bignotti – cioè alla vendita del prodotto assicurativo, e non quelle prestate successivamente alla stipula del contratto.

Ivass dovrebbe inoltre stabilire – ha suggerito ancora l’avvocato veronese – che la consulenza assicurativa possa essere esercitata solo dai soggetti abilitati; aggiungiamo che sarebbe necessario definire quali siano, dal momento che non tutte le categorie del RUI possiedono le medesime competenze.

Tuttavia dobbiamo sottolineare che la consulenza, che Violetta De Luca dirigente Ivass, ha diviso in tre tipologie: semplice, imparziale (quando analizza un numero sufficiente di casi e prodotti) e indipendente (quando vi è assenza di rapporti con i soggetti analizzati) comporta che l’intermediario si accolli la responsabilità, quantomeno, se non siamo in presenza di prodotti di investimento complessi, dell’adeguatezza e della appropriatezza del prodotto.

Il prof Gianluca Romagnoli, direttore del comitato scientifico della Fondazione Galbusera, ha evidenziato che la consulenza, opportuna come stimolo alla concorrenza, coinvolge la tutela reputazionale e l’etica, ponendo seri problemi nell’operatività quotidiana.

E se il “giudice” non tiene in debito conto la normativa di settore, e questa diventa talmente “stringente” da permettere all’intermediario di agire solo dentro gli stretti limiti dei regolamenti, aumenta il rischio di limitare o mortificare anche la libertà di impresa e l’autodeterminazione che ne consegue.

Forse, oltre ad un eccesso di informazioni per i clienti, stiamo assistendo in questi anni anche ad un eccesso di normazione. Mi torna infatti alla mente una domanda indirizzata dal segretario generale del Bipar, in modo simpatico ma provocatorio, ad EIOPA, l’Authority assicurativa europea, nel corso del convegno di Praga: “Ma quando l’Authority smetterà di scrivere regole e inizierà a vigilare ?”

A questo punto costatiamo che i doveri da soddisfare all’interno di in un rapporto di consulenza sono tali e tanti da porre seriamente il dubbio se la stessa consulenza sia un’ opportunità o piuttosto un rischio. Anche considerato che la giurisprudenza italiana continua ad attribuire un peso molto relativo alla legislazione di secondo livello in sede di giudizio, come è stato condiviso dai molti relatori.

Il dibattito del pomeriggio è stato anticipato dall’intervento del dr. Vincenzo Cirasola, presidente di Anapa ReteImpresaAgenzia, il quale in modo deciso e pragmatico ha affermato che oggi nei mercati middle e retail in Italia non c’è nessuno disposto a remunerare una consulenza, la quale, declinata secondo i canoni descritti, comporterebbe troppi rischi per l’intermediario, e che per tutti gli intermediari si può parlare propriamente di consulenza solo a fronte di una remunerazione che provenga unicamente dal cliente.

Il dibattito pomeridiano è stato vivace e intenso con la partecipazione delle diverse Associazioni di Agenti e Brokers, della UEA, del dott. Umberto Guidoni di Ania coordinati con esperienza dal dott. Fausto Panzeri presidente della Fondazione.Alberto Tartaglione Imc

Alberto Tartaglione per Intermedia Channel

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