Osservatorio MBS Consulting, l’industria del welfare è un’opportunità su cui investire

Welfare - Progettazione Imc

La società di consulenza aziendale ha presentato la prima edizione dell’osservatorio sulla spesa del welfare delle famiglie italiane. A tracciare la direzione verso nuovi modelli di sussidiarietà la crescente fragilità sociale: il 56% delle famiglie in condizione di debolezza economica ha rinunciato a prestazioni essenziali

Secondo quanto emerge dalla prima edizione dell’Osservatorio sul bilancio di welfare delle famiglie italiane, presentato nei giorni scorsi da MBS Consulting (società di consulenza aziendale che opera nei settori assicurativo, bancario e industriale), il welfare familiare è un’industria che vale oggi 109,3 miliardi di Euro, pari al 6,5% del PIL: si tratta quindi “di uno dei settori più importanti del nostro sistema produttivo, capace di trainare la crescita del Paese” ed è giunto quindi il momento “di considerare il welfare non come spesa ma come una priorità della politica economica del governo e un’opportunità di investimento per le imprese dei servizi”.

L’Osservatorio registra inoltre “un’urgenza di cambiamento determinata dalla crescente fragilità sociale”: è infatti sempre più esteso il fenomeno di rinuncia alle prestazioni essenziali, soprattutto per le famiglie in condizioni di debolezza, come le cure sanitarie (58,9%), l’assistenza agli anziani e ai non autosufficienti (76,2%), i servizi per la cura dei figli (54,8%), le attività integrative per l’istruzione (57,7%). Tra queste fragilità sociali e opportunità economiche, spiegano da MBS Consulting, si aprono le sfide per un nuovo modello di welfare, nel quale convergono gli interessi di numerosi protagonisti pubblici e privati.

Alla base dell’Osservatorio un’indagine che ha scandagliato i bisogni e le spese di welfare delle famiglie per la salute, i supporti per il lavoro, l’istruzione, l’assistenza, la cultura e il tempo libero e la previdenza complementare, dettagliando le analisi per le diverse condizioni economiche e sociali.

La spesa più rilevante (33,7 miliardi di Euro) è sostenuta per la salute. Pressoché tutte le famiglie italiane (25,2 milioni) hanno ogni anno una pur minima spesa sanitaria e l’importo medio è di 1.336 Euro per nucleo. La seconda voce per valore economico è quella dei supporti al lavoro (31,2 miliardi), ovvero le spese di trasporto e di alimentazione necessarie per lavorare, sostenute da 16,6 milioni di famiglie, per un importo medio annuo di 1.877 Euro. L’istruzione dei figli costa 15 miliardi. Questa voce riguarda 7,8 milioni di famiglie che spendono in media 1.937 Euro. L’assistenza costa complessivamente 14,4 miliardi. Si tratta dei servizi per la cura della casa, dei figli e dei familiari anziani e non autosufficienti. Le famiglie utilizzatrici sono 2,9 milioni, con una spesa media di 4.989 Euro. Le spese per la cultura e il tempo libero hanno un valore totale di 7,6 miliardi, sono sostenute da 16,9 milioni di famiglie per un importo medio di 450 euro. L’area della previdenza e protezione – cioè i versamenti volontari individuali nei fondi pensione, le assicurazioni vita per la protezione delle persone e le polizze per la protezione del patrimonio domestico – rappresenta una spesa di 7,3 miliardi di Euro, sostenuta da 7,8 milioni di famiglie che spendono in media 935 Euro.

L’incidenza del welfare nell’economia familiare

La spesa familiare per il welfare assorbe mediamente il 14,6% del reddito netto delle famiglie. A fronte di un reddito annuo medio rilevato di 29.674 Euro e di spese per consumi di 22.762 Euro, le uscite per il welfare – che rappresenta la terza voce di spesa delle famiglie dopo quelle per gli alimentari e per la casa – sono pari a 4.328 Euro per nucleo familiare.

Contributo del welfare pubblico e privato

L’Osservatorio analizza in dettaglio non solo le spese ma anche le entrate di welfare. Il welfare pubblico, di cui fanno parte le pensioni, contribuisce per il 33,2% alle entrate nette delle famiglie. Le prestazioni del welfare privato ricevute dalle famiglie (ad esempio, prestazioni assicurative ed erogazioni del welfare aziendale) hanno una quota ancora piccola in percentuale (2,9% delle entrate) ma significativa in valore assoluto e destinata a crescere: 21,6 miliardi. Queste cifre, siegano da MBS Consulting, danno un’idea ­“dell’importanza del welfare nel determinare non solo la coesione sociale del paese ma anche la capacità di consumo e quindi la stabilità del sistema produttivo”.

Squilibri sociale e l’estesa rinuncia delle prestazioni essenziali

La struttura del welfare familiare, evidenziano ancora i curatori dell’Osservatorio, mostra in Italia grandi squilibri: il peso economico di servizi essenziali risulta infatti particolarmente gravoso per le famiglie meno abbienti. Il paradosso è che l’incidenza delle spese di welfare in proporzione al reddito è maggiore nelle famiglie economicamente più deboli (19%) che nelle famiglie agiate (14,7%). La difficoltà ad affrontare queste spese determina inoltre estesi fenomeni di rinuncia alle prestazioni. Il 36,1% delle famiglie italiane ha rinunciato ad almeno una prestazione essenziale e la percentuale sale al 56,5% per chi si trova in condizione di debolezza economica. Il settore più critico è quello dell’assistenza agli anziani e ai non autosufficienti, con un tasso medio del 76,2%. La rinuncia a cure sanitarie è mediamente del 36,7% e sale al 58,9% per la fascia più debole. La rinuncia nei servizi per la cura dei figli è mediamente del 41,1% e per i meno abbienti del 54,8%, mentre nell’istruzione è rispettivamente del 35,4% e del 57,7%. Le famiglie rinunciano anche a spese per la cultura e il tempo libero: in media il 33,8% e nel segmento più debole il 50,5%. Secondo MBS Consulting, ciò si deve al fatto che i sistemi pubblici di welfare hanno subito negli ultimi anni una forte riduzione delle capacità di prestazione, come conseguenza del necessario contenimento della spesa pubblica. Il risultato è che molte prestazioni essenziali sono ottenibili solo a pagamento. Gli impatti sociali di questo problema sono pesanti e generalizzati in tutte le aree del welfare.

Verso un nuovo welfare di sussidiarietà

La costruzione di un’industria di welfare in grado di generare valore nei prossimi anni passa necessariamente attraverso la capacità di co-progettare un nuovo ecosistema economico e sociale nel quale favorire la cooperazione tra istituzioni pubbliche e private e tra soggetti profit e non profit, secondo quattro direttrici di fondo:

  • Ripartire dai bisogni delle famiglie

Aumenta l’indebolimento della famiglia per la composizione dei nuovi nuclei (quattro famiglie su dieci sono mono-componente o costituite da un genitore solo con figli), le crescenti differenze economiche e la riduzione della propensione al risparmio (scesa sotto il 10% sul reddito, rispetto al 20% degli anni ’90). Questa fragilità sociale si manifesta con l’esplosione di un ampio range di bisogni non coperti dai sistemi di welfare tradizionali, ma che possono trovare risposta in un nuovo welfare di sussidiarietà.

  • Rivedere l’universalità delle prestazioni di welfare state

Abbiamo bisogno di un welfare pubblico forte che ridefinisca le prestazioni essenziali da garantire, individui le aree su cui sollecitare l’investimento degli attori privati e rimoduli il proprio intervento (differenziazione tariffaria delle prestazioni pubbliche in base al reddito e una maggior articolazione dei servizi).

  • Industrializzare il settore

Le politiche pubbliche possono sostenerne lo sviluppo di migliaia di soggetti operanti nel mercato e nella società civile, creando i contesti normativi e le opportunità per favorire aggregazioni tanto della domanda quanto dell’offerta: welfare aziendale, welfare territoriale e di comunità, aggregazioni dell’offerta.

  • Promuovere il “business sociale”

L’industria del welfare è potenzialmente territorio privilegiato per lo sviluppo di nuove esperienze di economia civile e di business sociale, a metà strada tra le imprese profit e le organizzazioni non profit. In quest’ambito vanno inquadrate le recenti innovazioni normative sulle forme ibride di impresa privata come le start-up innovative a vocazione sociale (SIVS), le imprese benefit o la recente nuova riforma dell’impresa sociale (Legge Delega 6 giugno 2017, n. 106).

“Nel momento in cui il paese sta lanciando nuove politiche di contrasto alla povertà – ha commentato Enea Dallaglio, amministratore delegato di Innovation TeamGruppo MBSi dati dell’Osservatorio fanno pensare che sia più efficace intervenire garantendo i servizi essenziali per il benessere e la sicurezza sociale anziché erogare sussidi. Emerge inoltre la necessità di affrontare in modo nuovo la prospettiva di contenimento della spesa pubblica, rifocalizzando la spesa sulle prestazioni essenziali e definendo le aree su cui sollecitare il ruolo dei servizi privati”.

“Il welfare è oggi un mercato in evoluzione, nel quale operano soggetti diversi, pubblici e privati – ha spiegato Andrea Rapaccini, presidente MBS Consulting –. Al fianco dello Stato agiscono soggetti di natura collettiva (fondi, enti mutualistici, istituti creati dalla contrattazione di categoria), associazioni, imprese profit e organizzazioni del privato sociale (terzo settore). E’ necessario superare l’estrema frammentazione aiutando questi soggetti a costruire reti e filiere. Lo Stato può acquisire un nuovo ruolo riducendo la pressione della domanda di welfare sulla spesa pubblica, regolando e incentivando il ruolo dei soggetti privati, favorendo la cooperazione tra enti pubblici e privati anche sul piano locale, operando per lo sviluppo di un nuovo welfare di comunità”.

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