Previdenza integrativa: Riscatti anticipati e fisco, perché alla fine conviene

Previdenza complementare - Domande (3) Imc

(Fonte: Repubblica Affari & Finanza)

La prrevidenza complementare deve fornire un sostegno al trattamento pubblico ma alcui aspetti potrebbero essere migliorati. A conti fatti le varie opzioni consentono di avere importanti agevolazioni rispetto al fai-da-te

Nel valutare gli strumenti di previdenza complementare bisogna tenere ben presente il loro obiettivo che è quello di fornire un’integrazione alla pensione pubblica. Ci sono punti che potrebbero essere migliorati, taluni aspetti possono essere oggetto di critica, ma non ci si può sentire, ad esempio, “intrappolati” in un fondo pensione, perché “i soldi si riprendono” solo una volta maturati i requisiti di accesso alla pensione obbligatoria: è la sua finalità, non avrebbe senso un suo diverso utilizzo.

E anche il fatto che almeno metà della prestazione pensionistica debba essere percepita sotto forma di rendita risponde alla stessa logica, significa poter contare su un importo che una compagnia assicurativa si impegna a versare mese per mese o anno per anno, finché si è in vita. L’alternativa, il “fai da te” in campo previdenziale appare di difficile attuazione: “rateizzare” l’acquisto di un Btp indicizzato all’inflazione e reinvestire le relative cedole, ad esempio, non è facile, considerato il taglio minimo richiesto; la mancanza di vincoli espone alla tentazione di utilizzare le somme accantonate per altri scopi e, una volta in pensione, si corre il rischio di consumare il capitale accumulato anzitempo, senza contare che si rinuncia a un trattamento fiscale più favorevole e, laddove previsto, si perde il contributo del datore di lavoro, un elemento da non sottovalutare.

In realtà, poi, molti dei vincoli dei fondi pensione elencati in precedenza prevedono eccezioni. Si può ottenere la prestazione interamente sotto forma di capitale nel caso in cui, convertendo in rendita almeno il 70% della posizione individuale maturata, l’importo della pensione risulti inferiore alla metà dell’assegno sociale Inps (per il 2016 pari a 448,07 euro per 13 mensilità). La normativa prevede e regolamenta le ipotesi di riscatto anticipato, si ha diritto a una prestazione pensionistica anticipata in caso di invalidità permanente, con riduzione della capacità lavorativa a meno di un terzo, o nel caso di inoccupazione superiore a 48 mesi, se mancano meno di cinque anni alla maturazione dei requisiti di accesso alla pensione obbligatoria. È possibile ottenere anticipazioni che possono essere reintegrate successivamente. In qualsiasi momento è possibile richiedere un’anticipazione fino a un massimo del 75% della posizione individuale maturata, per sostenere, per sé o per altri componenti della famiglia, spese sanitarie per terapie e interventi straordinari. Dopo otto anni di iscrizione, sempre con il limite del 75%, si può richiedere l’anticipazione per l’acquisto della prima casa, per sé o per i figli, o per la sua ristrutturazione e c’è, infine, la possibilità di ottenere fino al 30% della posizione individuale per “ulteriori esigenze” che non richiedono alcuna documentazione giustificativa.

Sotto l’aspetto fiscale certamente lo Stato poteva essere più generoso, forse è opportuno parlare di agevolazioni, più che di risparmi fiscali. Si agevolano i lavoratori nella fase di accumulazione: i contributi versati possono essere dedotti dal reddito complessivo, fino al limite di 5.164,57 euro l’anno. Questo importo comprende anche l’eventuale contributo del datore di lavoro, i versamenti effettuati a favore di soggetti fiscalmente a carico, ad esempio un figlio, e i contributi versati per reintegrare anticipazioni pregresse (sulle somme eccedenti l’importo massimo e non deducibili è riconosciuto un credito d’imposta); è invece esclusa la quota del Tfr. I rendimenti dei fondi pensione e dei Pip sono tassati al 20%, invece del 26% che si applica alle altre forme di risparmio finanziario; la tassazione dei redditi di alcuni titoli come ad esempio i titoli di Stato, resta fissata al 12,5%.

Al momento del pagamento della pensione complementare, solo la parte corrispondente ai contributi dedotti in fase di accumulazione viene assoggettata a tassazione, ma con aliquote più favorevoli e decrescenti al crescere degli anni di partecipazione alla previdenza complementare. Per i primi 15 anni l’aliquota è pari al 15%; dal sedicesimo anno in poi si riduce di 0,30 punti percentuali per ogni anno di partecipazione, fino a un minimo del 9% dopo 35 anni di partecipazione. In soldoni, con una retribuzione lorda di 24 mila euro, versando 1.200 euro in un fondo pensione, si pagano 234 euro in meno di tasse, ovvero il 27% dei 1.200 euro versati; dopo, poniamo, 30 anni, alla parte di rendita o di capitale che corrisponde ai 36 mila euro di contributi complessivamente versati e dedotti, si applicherà un’aliquota, non del 27%, ma del 10,5%. Con una retribuzione lorda di 24mila euro, versando 1200 euro in un fondo pensione, si pagano 234 euro in meno di tasse.

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