Previdenza, premiati gli audaci

I fondi pensione che hanno reso di più sono quelli più esposti alle azioni. Con performance anche a due cifre. E per il 2014 la ricetta sembra ancora questa. Ci vuole un po’ di volatilità per contare su buoni risultati

Fondi pensione (3)Nel 2013 le borse mondiali hanno dato grandi soddisfazioni agli investitori. L’indice S&P 500 ha superato il record storico e ha messo a segno una performance del 24% a 12 mesi. L’indice Nikkei, grazie alla cura messa a punto dal premier Shinzo Abe e dal governatore della Banca centrale Haruhiko Kuroda per rilanciare l’asfittica economia nipponica, ha guadagnato il 57% sui 12 mesi. E anche l’Europa ha dato i primi segnali di risveglio con l’indice DJ Eurostoxx Ue che ha guadagnato il 15%, sempre nell’ultimo anno. Non stupisce quindi che le migliori linee dei fondi pensioni negoziali e aperti siano quelli a maggiore componente azionaria. Per esempio nei negoziali la linea azionaria del fondo Mediaset si è apprezzata da gennaio a fine novembre del 16,5%. Mentre nei fondi aperti guida la classifica Arca previdenza linea alta crescita, che da inizio anno ha registrato un apprezzamento del 21%. Segue in classifica Bim vita equity con una performance del 18,5% e CreditRas Unicredit linea dinamica con un +18%. Mentre è stato un anno difficile per le linee obbligazionarie, che hanno dovuto fare i conti con un graduale rialzo dei rendimenti dei titoli americani, un primo segnale di un inversione nel reddito fisso dopo un rally durato quasi 30 anni.

Questo scenario potrebbe continuare anche nel 2014. Come spiega Trevor Greetham, direttore asset allocation di Fidelity Worldwide Investment, relativamente alla decisione della Fed di ridurre gli stimoli all’economia americana: «Il tapering negli Stati Uniti è un ulteriore segnale di conferma della solidità della ripresa economica. Il contesto attuale è caratterizzato da crescita senza pressioni inflative e questo è positivo per l’azionario. La possibilità futura di rialzi dei tassi richiede invece cautela nel segmento del debito governativo». Concorda con questa visione Eric Chaney, head of research Axa investment managers, e chief economist Axa Group: «La fine del processo di deleveraging dei consumatori e una situazione fiscale più favorevole stimoleranno la domanda locale negli Stati Uniti. Il rafforzamento dell’attività economica convincerà la Fed a chiudere gradualmente il Quantitative easing, puntando maggiormente sulla forward guidance. Non prevediamo un aumento dei tassi di interesse prima della fine del 2015». Si tratterà quindi di un lento addio alla politica espansiva che provocherà, però, un graduale deprezzamento dei titoli di Stato Usa. Processo che avrà sicuramente conseguenze su tutto il comparto del reddito fisso. Continua Chaney: «La crescita in Europa dovrebbe continuare a migliorare grazie alla stabilità della domanda locale e al rafforzamento della domanda estera; preoccupata per il rischio deflazionistico, la ce continuerà a sostenere la crescita. Il Giappone sta facendo progressi nella lotta contro la deflazione: la Banca del Giappone probabilmente prolungherà l’allentamento quantitativo oltre il 2014». Da qui il consiglio di Chaney: «Suggeriamo di mantenere una buona esposizione agli attivi rischiosi, con una posizione sovrappesata nel mercato azionario e sottopesata in titoli sovrani. Prevedibilmente la volatilità si normalizzerà mentre i mercati passeranno dalla liquidità alla crescita».

Un discorso a parte vale per Btp e Bonos che in questo scenario potrebbero ancora offrire opportunità visti i rendimenti sui decennali ancora superiori al 4%. Sottolinea infatti Chaney: «Prevediamo un ulteriore irripidimento della curva negli Stati Uniti e in Europa. Le obbligazioni periferiche dell’Area Euro e l’alto rendimento offrono ancora un carry interessante. I titoli investment grade riporteranno un rendimento leggermente più alto dei titoli sovrani». Secondo Axa nel mercato azionario è l’Europa a prevalere, con una crescita degli utili del 15% circa. Mentre l’esperto di Axa è più prudente verso le azioni Usa perché «valutazioni leggermente alte abbinate a una lenta crescita degli utili dovrebbero determinare una performance meno positiva da parte del mercato americano». Semaforo verde per le azioni anche da parte di Dexia asset management. Secondo gli esperti di Dexia il contesto macroeconomico e geopolitico, caratterizzato da una progressiva normalizzazione e dalla ripresa economica, rimane favorevole alle azioni, anche grazie alle interessanti valutazioni. In particolare Dexia prevede un rendimento positivo circa del 10% per l’azionario globale, con una preferenza per l’Europa (stime di rendimenti in media del 12%) rispetto agli Stati Uniti. Sembra invece più incerto il destino delle borse emergenti «Mentre la crescita economica e un possibile rimbalzo dei rendimenti sosterranno le azioni Usa ed europee, nei mercati emergenti esse stanno subendo un declassamento strutturale. Per quanto riguarda le prospettive a breve termine, la ripresa economica degli Usa e l’apprezzamento del dollaro dovrebbero continuare a pesare sulla performance dei mercati emergenti», dicono da Dexia. In questa situazione è probabile che gli investitori preferiranno le azioni giapponesi a quelle dei mercati emergenti, benché le azioni giapponesi vivano un momento di pausa dopo il forte rally del 2013, che peraltro ha ancora del potenziale. Gli investitori si aspettano che la politica monetaria relativa agli Abenomics prosegua, ma le valutazioni sono sufficientemente interessanti da mantenere l’investimento.

Anche Dexia invita poi alla cautela nei confronti della componente obbligazionaria. «Sul versante del reddito fisso, dopo il notevole aumento dei tassi d’interesse vissuto dagli investitori obbligazionari nel 2013, i tassi Usa continueranno questo trend, in linea con l’andamento della ripresa economica», affermano da Dexia. Da qui le attese per il 2014: «Le obbligazioni governative Usa sembrano essere attualmente le più care, mentre in Europa la progressione dei tassi dovrebbe essere più lenta. Si prevedono quindi rendimenti negativi dei titoli di Stato, più pronunciati negli Stati Uniti (intorno al -2%) che in Europa (-0,5%), con tassi target per il prossimo anno pari al 3,5% negli Stati Uniti e al 2,5% in Europa». Se sulla necessità di aumentare l’esposizione agli asset rischiosi sembrano d’accordo buona parte degli asset manager sarà più complicato convincere gli aderenti ai fondi pensione che nella maggior parte dei casi preferiscono le linee obbligazionarie e conservative.

Autori: Roberta Castellarin e Paola Valentini – Milano Finanza (Estratto articolo originale)

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