Già nel 2009 la gestione Ligresti spostò la sede legale a nord. Ora un nuovo trasloco in vista. Tagli, esuberi e dipendenti trasferiti
La fusione tra Unipol e Fondiaria-Sai rischia di costare caro a Firenze e ai dipendenti toscani dello storico gruppo assicurativo, che dovranno anche incassare la cancellazione del marchio Fondiaria, il terzo simbolo di Firenze e del suo mondo imprenditoriale ed industriale che se ne va dopo Ataf e Nuovo Pignone. Martedì a Bologna si è tenuto il primo incontro tra la nuova impresa ed i sindacati e le notizie arrivate non sono buone. La nuova azienda si chiamerà infatti UnipolSai— facendo appunto sparire il prestigioso nome Fondiaria — e prevede entro il 2015 2.240 esuberi tra i lavoratori su un totale di circa 8.000, nonché il depotenziamento delle direzioni di Firenze e Torino (declassate a «poli specialistici») in favore di quelle di Bologna e Milano e relativo trasferimento di dipendenti nelle nuove sedi delle direzioni.
Oggi FonSai, non più di Salvatore Ligresti ha 2.500 dipendenti, 535 solo a Firenze, di cui 400 nella storica sede di piazza della Libertà contro gli 800/900 presenti nell’età dell’oro della compagnia fiorentina, e lo stesso palazzo è stato trasferito ad un’immobiliare, stipulando poi un contratto di affitto che dovrebbe scadere attorno al 2017. Già due mesi fa, in occasione dell’assemblea dei soci, alcuni erano intervenuti per bocciare le voci sulla scomparsa di un pezzo di storia di Firenze, ma anche di un valore aggiunto rappresentato dal nome Fondiaria nei salotti buoni, ben diverso dall’appeal della Coop rosse di Unipol. «Dissi allora in assemblea che questa era un’idea sciagurata, per noi fiorentini e per tutta l’azienda – spiega Alessandro Casini, sindacalista della Fna — Purtroppo non siamo stati ascoltati e l’impresa a Bologna ci ha comunciato che il nuovo nome sarà UnipolSai».
Sui 2.240 esuberi, circa 1.100 riguardano la cessione resa obbligatoria dall’Antitrust di un portaglio di 1,7 miliardi di premi che potrebbe avvenire con la cessione di Milano assicurazioni (ma anche con il suo spacchettamento per non mettere sul mercato un’azienda che renderebbe più forti i competitor, in primis aziende straniere) e altri potranno essere prepensionati con un fondo di solidarietà. Intanto si parla di agenti che hanno già lasciato Fondiaria anche perché Unipol garantirebbe margini più bassi sul portafoglio gestito e c’è chi teme che in piazza della Libertà non resteranno al lavoro più della metà degli attuali 400 impiegati.
Davanti agli esuberi, al trasferimento di uomini e donne e al depotenziamento di Firenze i sindacati sono scesi sul piede di guerra, dicendo no a qualsiasi trattativa. Ieri tutte le organizzazioni sindacali delle tre principali aziende Fonsai, Unipol e Milano, hanno sottoscritto un comunicato congiunto: «Ribadiamo con forza la necessità di affrontare questa difficilissima riorganizzazione partendo da un accordo che riconfermi le regole da sempre operanti anche nel gruppo Unipol – FondiariaSai: non utilizzo della legge 223 sui licenziamenti collettivi; esclusione dei licenziamenti individuali; volontarietà dei trasferimenti individuali e collettivi tra le sedi del gruppo; volontarietà nell’adesione al fondo di solidarietà». I sindacati spiegano che «nelle sedi di Torino e Firenze, che diventeranno Poli specialistici, saranno svolte specifiche attività ancora da definire» e che per parte del personale «si intende avviare percorsi di mobilità professionale e/o territoriale».
«Nell’incontro a Bologna noi non abbiamo parlato né di numeri, né di modi o tempi di questo piano dell’azienda — aggiunge Alessandro Casini – perché abbiamo detto no sia agli esuberi che ai trasferimenti. Siamo molto preoccupati e sono d’accordo con chi ha detto che ci aspettavano rischi dalla fusione, ma certo non numeri così pesanti. E come dice il nostro comunicato la riorganizzazione deve avvenire attraverso un accordo che eviti pesanti ricadute sui lavoratori. Se l’azienda non modificherà quanto comunicateci andremo allo scontro totale». Ad aumentare i timori per il futuro anche il fatto che Unipol abbia disdetto un accordo che prevedeva la non applicabilità dei licenziamenti collettivi in caso di ristrutturazione.
Autore: Mauro Bonciani – Corriere Fiorentino




