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Chubb, Greenberg: costi marginali per i token AI, focus su liability e riassicurazione

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Evan Greenberg, Chairman e Chief Executive Officer di Chubb, ha dedicato una parte significativa della call sui risultati del secondo trimestre 2026 al tema dei costi dei token AI, chiarendo che per il gruppo assicurativo rappresentano una frazione marginale rispetto ai benefici ottenuti in termini di efficienza. Ma è stato soprattutto sulle dinamiche del mercato assicurativo e riassicurativo, e sulla scelta della compagnia di acquistare più protezione riassicurativa, che si sono concentrati i passaggi più rilevanti dell’intervento del manager.

Alla domanda su come Chubb riesca a conciliare l’aumento dei costi legati alla tecnologia con la capacità di generare risparmi e migliorare i margini, Greenberg ha risposto distinguendo nettamente la posizione della propria azienda da quella delle società tecnologiche. Il tema si inserisce in un dibattito più ampio, alimentato da una recente analisi di J.P. Morgan che ha attribuito la crescita dei costi legati all’intelligenza artificiale soprattutto al prezzo dei token, spingendo diverse aziende a chiedersi se i guadagni di produttività giustifichino realmente la spesa.

“Quell’utilizzo di token riguarda in realtà l’ampio consumo tra le aziende tecnologiche. Le società di intelligenza artificiale e tecnologia ne utilizzano quantità enormi nello sviluppo dei modelli. Quel commento non si applica davvero alle aziende in generale”, ha spiegato Greenberg, precisando che Chubb monitora costantemente questi costi all’interno del proprio sistema di controllo delle spese. “Conosciamo i nostri costi di token. Chiaramente, rientrano nel nostro modello economico e nel modo in cui misuriamo le spese. I nostri costi di token e il relativo utilizzo rappresentano una frazione minima rispetto alle efficienze, alle indicazioni e ai miglioramenti che otteniamo, e li misuriamo in dollari concreti”, ha aggiunto. Per il CEO, dati, scala e ampiezza delle capacità tecnologiche disponibili costituiscono un vantaggio strutturale di lungo periodo per il gruppo.

Il resto della call si è invece concentrato sulle condizioni di mercato, con Greenberg che ha confermato come Chubb abbia acquistato più riassicurazione nel corso dell’anno, cogliendo un’opportunità in un contesto competitivo e caratterizzato da una fase di mercato “soft”. Interrogato sull’aumento di circa il 20% su base annua dei premi ceduti in ambito nordamericano, il manager ha spiegato che l’andamento varia a seconda della linea di business. “In certe aree stiamo volutamente riassicurando un po’ di più. Potete immaginarlo nel property. Potete immaginarlo in certe aree delle linee finanziarie, come abbiamo già detto in passato, e naturalmente lo stiamo facendo”, ha affermato, aggiungendo che quando il mercato riassicurativo si mostra disponibile, “a volte ha senso, razionalmente, nutrire chi ha fame”.

Sul fronte della sottoscrizione diretta, Greenberg ha riconosciuto che le condizioni di mercato soft non riguardano più soltanto il ramo property ma si sono estese ad altre linee di liability, in particolare all’E&S, dove alcune classi di rischio relative a grandi conti e middle-market stanno diventando sempre più competitive. Il CEO ha sottolineato come in numerose aree della responsabilità civile il pricing non stia tenendo il passo con i costi dei sinistri, tutt’altro che contenuti. “I costi dei sinistri di responsabilità civile negli Stati Uniti crescono a un ritmo piuttosto costante, tra il 6% e il 7% per la responsabilità civile primaria e tra il 9,5% e il 12% per l’eccesso”, ha precisato, osservando che il pricing diventa rapidamente marginale o inadeguato quando i costi dei sinistri corrono a questi livelli.

Greenberg ha poi respinto l’idea che i costi dei sinistri in ambito casualty si stiano stabilizzando. “Non c’è alcuna evidenza, in tutto il settore, che i costi dei sinistri si siano attenuati. Continuano a crescere a un ritmo costante”, ha detto, invitando a non confondere una crescita costante con un miglioramento della situazione. Pur senza riferirsi esplicitamente all’afflusso di capitale nel comparto casualty, il CEO ha lasciato intendere come l’attenzione della comunità degli investitori possa contribuire a comprimere i tassi in alcune aree, con il rischio che i costi dei sinistri non trovino adeguata copertura.

Sul ramo property, Greenberg ha fornito alcuni dettagli sulla dinamica dei prezzi e sulle scelte sottoscrittive della compagnia. “Il pricing property è sceso di circa 6 punti, con i tassi in calo di 10,5 e l’esposizione in aumento di 5,2”, ha spiegato, mentre per gli affari a cui la compagnia ha rinunciato il mercato ha registrato una flessione di circa il 40%. Un dato che, secondo diversi osservatori, testimonia la disciplina sottoscrittiva mantenuta dal gruppo in una fase di forte competizione sui prezzi. Le parole del CEO di Chubb offrono così un quadro articolato di un mercato assicurativo e riassicurativo in evoluzione, dove l’intelligenza artificiale rappresenta una leva di efficienza sempre più consolidata, mentre la disciplina di sottoscrizione resta centrale in un contesto di softening che si sta progressivamente estendendo dal property alle linee di responsabilità civile.

Chubb ha chiuso il secondo trimestre 2026 con un utile operativo core di 2,84 miliardi di dollari, in crescita del 14,6% rispetto allo stesso periodo del 2025. L’utile tecnico P&C è salito del 18,8% a 1,94 miliardi, con un combined ratio dell’83,8% e perdite catastrofali in calo a 475 milioni di dollari. I premi netti sono aumentati del 3,6% a 14,7 miliardi di dollari. La compagnia ha mantenuto un approccio selettivo nel property, riducendo l’esposizione ai segmenti large account ed E&S in un mercato più competitivo. Nel primo semestre l’utile netto ha raggiunto 5,17 miliardi di dollari (+20,4%).

Foto in copertina:  Evan Greenberg, Chairman e CEO di Chubb

Leggi anche: https://www.intermediachannel.it/2026/06/23/stretto-di-hormuz-la-sicurezza-dei-transiti-marittimi-resta-instabile-secondo-chubb/

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