
(di Laura Galvagni – Il Sole 24 Ore)
Avviata un’indagine sull’operazione: il Leone di Trieste avrebbe investito 100 milioni sulla Sapinda Invest dell’enigmatico finanziere tedesco Lars Windhorst. La società: «no comment»
Il collegio sindacale delle Generali accende un faro su una vecchia operazione del Leone di Trieste. Stando a quanto appreso, l’organo di controllo del gruppo assicurativo ha avviato una verifica sull’investimento effettuato dalla compagnia in Sapinda. L’operazione, per un ammontare complessivo di 100 milioni di euro, risalirebbe più o meno al 2014 e di fatto si sarebbe rivelata come una sorta di boomerang. Buona parte della cifra investita sarebbe infatti andata persa ma al di là degli aspetti economici il collegio sindacale starebbe verificando anche il rispetto delle procedure che hanno portato a scommettere su Sapinda.
Contattate sul tema le Generali hanno risposto con un «no comment». Quel che è possibile ricostruire, allo stato, è che l’organo di controllo, che tra i suoi compiti ha quello di verificare l’amministrazione della società, di vigilare sull’osservanza della legge e dell’atto costitutivo e di accertare la regolare tenuta della contabilità sociale, può di fat to in qualsiasi momento procedere, anche individualmente, ad atti d’ispezione e di controllo chiedendo agli amministratori notizie sull’andamento delle operazioni sociali o su determinati affari. E quindi avrebbe in sostanza chiesto lumi sulla vicenda Sapinda, l’investment company dell’enigmatico finanziere tedesco Lars Windhorst, sulla quale la società avrebbe investito 100 milioni di euro.
Windhorst, oggi poco più che quarantenne, dopo essere stato considerato una sorta di giovane prodigio della finanza, è stato coinvolto nel “fallimento” di due società e in una bancarotta personale. Nel 2009 Windhorst ha però provato a rimettersi in posta lanciando Sapinda Holding e riuscendo, nonostante gli infelici trascorsi, a raccogliere il supporto di diversi investitori anche di grosso calibro, come Fidelity per esempio, e a far sedere nel proprio comitato esecutivo figure come Lord Mandelson e Roland Berger. Tutto questo, però, non ha prodotto i risultati sperati, anzi.
Attraverso la Sapinda Invest, il finanziere ha raccolto 1 miliardo di euro, di cui 100 milioni sarebbero arrivati dalle Generali, che all’epoca vedevano Nikhil Srinivasan seduto nella poltrona di chief investment officer e Mario Greco in quella di ceo. Su quella quota la compagnia avrebbe dovuto ottenere un rendimento grazie a dei profit partecipations notes. Il rendimento di fatto non è mai stato incassato e, quanto al capitale, risulta di fatto che sia stato dato per perso. Qualche tempo fa era circolata la notizia che Sapinda e Generali avessero trovato una transazione che chiudeva la questione con un rimborso di 25 milioni. Non è però stato possibile verificare l’attendibilità dell’indiscrezione.




