Opinione della Settimana

Scatola nera auto: punto di svolta per il settore assicurativo e il calo delle tariffe RCA

Intervista a Massimo Rosa, Amministratore Delegato de Il Broker & Co., società che si occupa di portare nel mondo assicurativo soluzioni tecnologiche e servizi e capaci di risolvere problematiche delle compagnie e degli assicurati attraverso l’innovazione di prodotto: “La Rca costa troppo, lo dicono tutti: la scatola nera diventi obbligatoria”

Scatola Nera (3) ImcQuella della Scatola Nera e delle Assicurazioni è una storia che dura ormai da dieci anni, epoca alla quale risalgono le prime sperimentazioni.

Il tema si è però realmente acceso solo nel 2012 quando il Governo Monti l’ha introdotta tra le misure previste dal Decreto Liberalizzazioni stabilendo per le compagnie l’obbligo di proporre polizze RCA con scatola nera assumendosi i costi di acquisto, installazione e disinstallazione e praticando contestualmente sconti significativi sulle tariffe.

Da allora il calvario pare non finire. ANIA è formalmente contraria ai costi a carico delle compagnie ma in diverse ci stanno lavorando, IVASS ed Antitrust dicono che le tariffe RCA – ndr. le più alte d’Europa – devono calare e che la scatola nera renderà possibile questo processo. Nel frattempo i movimenti dei consumatori si agitano e nascono associazioni il cui scopo è quello di abbassare le tariffe e, in particolare di ridurre l’incredibile divario tra prezzi applicati al nord e al sud… E ancora la discussione prosegue tra ricorsi al TAR (bocciati quelli di ANIA e di una società che proponeva una soluzione low cost) e l’infinita storia dei Decreti Applicativi e delle pubbliche consultazioni.

Ne abbiamo parlato con Massimo Rosa, Amministratore Delegato de Il Broker & Co., società che si occupa di portare nel mondo assicurativo soluzioni tecnologiche e servizi e capaci di risolvere problematiche delle compagnie e degli assicurati attraverso l’innovazione di prodotto.

Redazione – Buongiorno Dottor Rosa, ma questa scatola nera alla fine serve o non serve, quali le finalità e quali eventuali benefici per Compagnie e Assicurati?

Massimo Rosa – La scatola nera è uno strumento di straordinaria utilità, la discussione in realtà non ruota intorno all’oggetto in sé ma piuttosto a notevoli interessi economici. Chi ne deve sostenere i costi? Quali sconti debbono essere applicati? In base a quali criteri incentivare o disincentivare il singolo automobilista? Intervenire o non intervenire in modo deciso sulle truffe assicurative. Questi sono i veri temi che delineano il perimetro della vicenda.

Venendo alla domanda i vantaggi potenziali sono evidenti. Per le compagnie innanzitutto: possibilità di selezionare la clientela e di applicare tariffe differenziate a seconda degli stili di guida, possibilità di corretta ricostruzione dei sinistri e lotta alle truffe assicurative sono i principali aspetti che, a prescindere dai costi da sostenere, potranno creare grande vantaggio per le assicurazioni. Questo ovviamente a condizione di poter rivedere i premi non solo in ragione dell’adozione della scatola ma anche, e sopratutto, dello stile di guida del conducente.

Ma anche per gli assicurati per i quali si apre un mondo di vantaggi e di servizi il cui valore è superiore all’ipotetico sconto del 10-15% che possono ottenere sulla componente RC a condizione si acconsentire all’installazione. Tra i vantaggi più immediati: tempestiva segnalazione dei sinistri con possibilità di invio automatico dei soccorsi, possibilità di richiedere assistenza, si tratti di aggressione (Intesa Sanpaolo ci ha giocato sopra un’intera campagna con “Viaggia con Me”), di avaria meccanica o di emergenza sanitaria. Ma anche possibilità di monitorare le percorrenze (magari quelle dei figli il sabato sera) e di conoscere come migliorare il proprio stile di guida.

Insomma lo strumento non è buono, è ottimo e potrà introdurre elementi di “meritocrazia” nel pricing dei prodotti RCA. Non dimentichiamo poi che la scatola nera ha una forte valenza in termini di educazione del conducente e quindi di prevenzione, da questo punto di vista occorre instaurare un chiaro patto basato su un assunto elementare “Caro automobilista da ora in avanti sarai valutato, e quindi incentivato o disincentivato in termini di premio, in base al tuo stile di guida!”.

Redazione – Perché parla di meritocrazia? Cosa c’entra con la polizza auto?

Massimo Rosa – Centra eccome, bisogna passare da classi di merito basate sulla “sinistrosità” a reali classi di merito in senso stretto. Il guidatore virtuoso – in termini di scatola nera colui che non supera i limiti di velocità, non guida a scatti con violente accelerazioni e  frenate, reagisce correttamente e tempestivamente agli stimoli della strada, evita di guidare sotto effetto di alcolici, etc. – è meritevole di pagare di meno. Colui che non rispetta le regole merita invece di essere penalizzato.

Anzi, il discorso non è certo nuovo, ma, a mio parere, alla scatola nera, magari obbligatoria per tutte le auto di nuova immatricolazione – bisognerebbe poter associare il venir meno del cosiddetto “obbligo a contrarre”, ovvero quel meccanismo che impone alla compagnia di assicurare chiunque. Passando a un obbligo calmierato e associato a una libertà di tariffazione. Estremizzando potrei applicare sconti fino all’80% al guidatore più virtuoso e sovrapprezzi fino al 400% a quello più “disgraziato”.

Le attuali classi di merito non ci dicono nulla di concreto in proposito, solo quanti incidenti abbiamo fatto. Considerate che già oggi alcuni grandi broker assicurativi hanno mandato da parte delle compagnie che rappresentano di selezionare la migliore clientela: quella a più basso rischio incidente. Su questa clientela alcune Compagnie offrono all’intermediario sconti che possono arrivare addirittura fino al 50%. Quanto basta per assorbire il costo della scatola, fare uno sconto del 15-20% e aumentare nel contempo significativamente il proprio margine. Non è una splendida idea?

Redazione – E allora perché le compagnie, ed in particolare la loro associazione ANIA, sono contrarie? Solo la possibilità di identificare i sinistri fraudolenti dovrebbe essere per loro un grandissimo incentivo. Per tacere della valutazione degli stili di guida…

Massimo Rosa – Le questioni sono due, da un lato ovviamente alle Compagnie non piace l’idea di dover assorbire i costi di acquisto, installazione e disinstallazione e, per di più, dover concedere sconti indiscriminati. La posizione è comprensibile e, a mio parere, più che accettabile nonchè meritevole di essere attentamente considerata valutando eventuali correttivi all’attuale formulazione del decreto Liberalizzazioni.

Più complessa e delicata la questione delle frodi. Se guardiamo ai dati ufficiali queste rappresenterebbero circa il 2% dei sinistri che avvengono in Italia. Il dato risulta però estremamente poco credibile, capiamo perché. In Italia, dove i veicoli assicurati sono 43,5 milioni si verificano ogni anno oltre 3,5 milioni di incidenti con più di 1 milione di feriti. In Francia, con 39,4 milioni di veicoli gli incidenti sono solo 1,7 milioni con 200.000 feriti. Risultato il costo totale dei sinistri risarciti in Italia ammonta a 14,5 miliardi di euro contro i 6,5 miliardi della Francia.

Da notare che in Italia gli incidenti sono più del doppio rispetto a quelli che avvengono in Francia, nonostante le strade, il numero di veicoli assicurati e altri parametri di riferimento siano molto comparabili. Secondo ANIA l’incidenza dei sinistri con danni a persone sarebbe del 23%, contro il 18% spagnolo e il 10% francese. I casi sono due, o gli italiani guidano come degli sconsiderati e sono particolarmente delicati, specie di cervicale, oppure c’è qualcos’altro che non funziona.

Venendo alle compagnie certamente molte di esse si sono date da fare per limitare questi fenomeni ma un dubbio rimane, se in Italia abbiamo un 8% di automobilisti con incidenti all’anno e in Francia (Paese ben confrontabile sotto molti punti di vista) sono il 4,3%. E ancora se in Italia si fa male 1 incidentato su 4 mentre è 1 su 5 in Spagna e 1 su 10 in Francia non pare irragionevole affermare che le truffe in Italia non rappresentino con ogni probabilità il 2% ma almeno il 3% (ma probabilmente molto di più) sui sinistri e addirittura il 10% sui danni alla persona (il famoso e diffusissimo colpo di frusta). Consideriamo che in Europa, la media delle frodi accertate si aggira intorno al 6%, nel civilissimo Regno Unito addirittura il 10% (KPMG, 2011).

Interessante in proposito una recentissima dichiarazione di Viasat secondo la quale “Il 34% dei sinistri rilevati dalle sue scatole nere presenta anomalie rispetto a quanto dichiarato dagli assicurati. Alcuni incidenti non sarebbero mai avvenuti, altri avrebbero dinamiche diverse. Quel che è certo è che la scatola nera può aiutare ad abbattere le frodi”.

Il punto vero quindi è volerle combattere fino in fondo le frodi. Secondo alcuni questa volontà sarebbe venuta meno a causa di un sistema che coinvolge le compagnie ma anche i periti, i carrozzieri e tutti gli attori del sistema che porterebbe a chiudere un occhio evitando di investire troppo in antifrode e recuperando invece il “maltolto” tenendo artificiosamente alte le tariffe. Ebbene io concordo con Viasat: scatola nera obbligatoria per tutte le nuove immatricolazioni, report dettagliati sui sinistri e conseguente forte riduzione delle frodi, questa la ricetta.

Redazione – Ma quindi è vero che l’RCA in Italia costa troppo?

Massimo Rosa – Ormai lo hanno detto tutti, perfino il Presidente dell’IVASS e l’Antitrust, in Italia l’RCA costa insostenibilmente troppo. ANIA invece tace. I fatti invece parlano chiaro: in Germania l’RC Auto costa il 36% in meno, in Francia il 31%, in Spagna addirittura il 50%. La media europea del costo di una polizza RC Auto annuale è di 230 euro: in Francia il costo è di 248, in Spagna di 207, mentre da noi si attesta sui 480 euro.

Vi sono poi gravi ingiustizie sociali che si ripercuotono sui nostri cittadini o su alcune categorie di essi. Ben nota la “questione meridionale” denunciata a gran voce ad esempio dall’Associazione di automobilisti campani “Mo Bast!”. Permane infatti e anzi si accresce sempre più il divario tra le tariffe praticate nelle regioni settentrionali ed in quelle centro-meridionali. Emblematico il caso della Campania dove un napoletano o salernitano, a parità di classe di merito e tipologia di auto, pagano magari 3.734 euro anziché i 1.746 di un milanese o valdostano, e quella del ciclomotore 1.429 euro anziché  357. Certo la Campania è una regione “ad alto rischio” per le compagnie ma, se non vogliamo fare di tutte le erbe un fascio, dobbiamo ammettere il concetto che anche li ci saranno guidatori virtuosi da incentivare ed altri viziosi da penalizzare.

Altra ingiustizia nasce dalle recenti iniziative contro la discriminazione di genere (ndr – tariffe prima differenziate in base al sesso). Risultato si è avuto un forte aumento delle tariffe riservate al genere femminile – es. + 12% per un diciottenne di sesso femminile con autovettura di 1300 cc. alimentata a benzina, in classe bonus-malus 14 – a fronte di una riduzione molto meno che proporzionale per l’equivalente maschile – -6,4% a parità di età, classe ed autovettura.

Anche su questo fronte la scatola nera potrà cambiare tutte le prospettive. Pochi giorni fa all’Assemblea Annuale dell’ANIA il Ministro Zanonato ha lanciato un messaggio che personalmente ho molto apprezzato e condivido pienamente: “In prospettiva ritengo opportuna l’idea di rendere obbligatoria per i costruttori l’installazione della scatola nera nei veicoli al fini di una riduzione dei premi dell’RC Auto”.

Redazione – Ma quindi la scatola nera potrebbe diventare obbligatoria?

Massimo Rosa – Beh l’ipotesi sembra possa prendere corpo. Non sarà tra un anno, forse nemmeno tra due ma credo che ci arriveremo. Io personalmente lo auspico fortemente, solo così l’RCA potrà calare davvero. D’altronde bisogna fare un semplice ragionamento: le tariffe probabilmente cesseranno di crescere, il movimento di opinione consumerista che si sta mobilitando in tal senso sta iniziando ad alzare la voce e a raccogliere consensi da parte di IVASS, Antitrust, Ministero per lo Sviluppo Economico, etc.

Ebbene dato che l’indicatore fondamentale è per le compagnie il famoso rapporto S/P – ovvero Sinistri/Premi, che indica in percentuale quanta parte dei premi assicurativi percepiti viene utilizzata per rifondere sinistri – se la componente P – Premi – cala inevitabile sarà intervenire sulla S – Sinistri – se si vuole mantenere la giusta redditività.

Per fare ciò la scatola nera si dimostrerà un toccasana: corretta ricostruzione delle dinamiche e quindi meno frodi, education e più consapevolezza del proprio stile di guida e quindi meno incidenti, meccanismi di pricing volti a incentivare comportamenti virtuosi e quindi più attenzione. Vedrete che non solo il numero di sinistri ma anche il loro valore unitario calerà e ci avvicineremo gradualmente anche se forse non completamente, anche in termini di premi, ai paesi europei che citavo prima.

Redazione – Quindi lei prevede l’obbligatorietà della scatola nera. Cos’altro è ragionevole aspettarci dal prossimo futuro?

Massimo Rosa – Credo sia opportuno distinguere alcuni aspetti, innanzitutto quello tecnologico e quello dei servizi. Dal punto di vista tecnologico mi aspetto la scatola nera di serie, probabilmente integrata con il navigatore che a sua volta diverrà di serie. Una scadenza ragionevole potrebbe essere quella del 2015 quando diverrà obbligatoria la “chiamata automatica di emergenza” (eCall, ndIMC) su tutte le auto di nuova immatricolazione. Si tratta di una funzionalità che le scatole nere più evolute già offrono, difficile pensare che gli strumenti non convergano.

Interessante sarà capire chi guiderà questo progetto: le case automobilistiche, i produttori di black box, i produttori di navigatori? Personalmente il raziocinio mi porterebbe a puntare su questi ultimi ma non possiedo evidenze che lo possano dimostrare.

Sempre dal punto di vista tecnologico credo che le scatole nere in futuro dovranno integrare un etilometro. A un certo punto era apparso nel Decreto un paragrafetto che subordinava ulteriori sconti all’installazione di uno strumento per la misurazione del tasso alcolemico. Poi la norma è sparita sebbene approvata… misteri tutti italiani…

Dal punto di vista dei servizi invece ci troviamo di fronte a una situazione che per certi versi mi ricorda quella vissuta qualche anno fa con l’introduzione del 3G sui cellulari. Allora si immaginavano servizi di localizzazione con possibilità di trovare esercizi commerciali, ricevere news locali, essere condotti nel luogo desiderato, etc… Ora tutto ciò è realtà, anzi siamo andati ben oltre. Lo stesso succederà con la scatola nera/navigatore/telefono d’emergenza (ndr – chiamata automatica d’emergenza). I servizi si moltiplicheranno, a condizione naturalmente che le Compagnie di Assicurazioni entrino in un’ottica di servizio, scusate il gioco di parole.

Personalmente sono ottimista, in questi mesi ho incontrato molte Compagnie e sono confortato. Se qualche sparuto Direttore Sinistri guarda ancora alla black box come strumento per “non pagare alcuni sinistri” la stragrande maggioranza degli uomini di Marketing, Prodotto e dei Top Manager hanno capito che quello che si apre è un modo di servizi, magari anche a pagamento. Quale modo migliore per rimuovere la problematica legata ai costi dell’apparecchiatura a carico delle Compagnie?

D’altronde le Assicurazioni sono a un bivio innanzitutto culturale, o sapranno trasformarsi in società di servizi simili, estremizzando, agli operatori della telefonia mobile oppure faranno inevitabilmente la fine delle Banche: sfiduciate, prive di qualsiasi legame emotivo con la propria clientela, arroccate su sé stesse e, anche per questo, invise ai mercati.

Insomma… il dado è tratto.

Fonte: FIRSTonline (Articolo originale)

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