Opinione della Settimana

Unipol: «Non esiste un dossier Carige»

Cimbri chiude la porta a Berneschi: «Il piano non ci interessa». L’irritazione di Mediobanca

La sede di Carige Imc«Unipol non ha allo studio alcun dossier Carige». Sono probabilmente bastate queste poche parole, pronunciate ieri dell’amministratore delegato del gruppo bolognese Carlo Cimbri, per spazzare via in un colpo solo le speranze residue del presidente della banca ligure, Giovanni Berneschi, che nei giorni a cavallo tra luglio e agosto aveva messo a punto un piano per fare entrare Unipol nell’azionariato al 27% così da mettere in minoranza la Fondazione Carige, ora prima socia al 47%. Il gruppo assicurativo di via Stalingrado, ha spiegato Cimbri in occasione della conference cali per la presentazione dei risultati del primo semestre del 2013, «è totalmente impegnato nella conclusione del processo di integrazione societaria e industriale» con il gruppo Fondiaria-Sai, perciò «non è, né potrebbe, essere interessato a compagnie di assicurazioni danni, visto che ha una quota nel danni che deve essere ridotta anche attraverso dismissioni» come da richieste dell’Antitrust. Unipol, infatti, è già impegnata in un processo di cessioni di attività assicurative del valore di 1,7 miliardi che mal si concilierebbe con l’acquisizione dalla banca genovese di Carige Assicurazioni e Carige Vita Nuova, come il piano Berneschi avrebbe previsto.

D’altra parte, ha aggiunto Cimbri, la compagnia di via Stalingrado «non può essere un interlocutore, né è interessata a sviluppare altre partnership nel comparto vita, visto che abbiamo due accordi di cui siamo molto contenti» con alcune banche popolari. «Sul resto – ha concluso l’ad di Unipol sulla questione del piano Berneschi – non aggiungo altro perché si parla di quote societarie, concambi e a me pare che vi sia una situazione di leggera confusione tra gli azionisti e il gruppo dirigente della banca». Il riferimento, con ogni probabilità, è a Coop Liguria, azionista all’1,8% di Carige e al 6,18% di Finsoe, holding a sua volta controllante di Unipol, il cui grande dominus ligure, Remo Checconi, avrebbe sostenuto il progetto elaborato dal presidente. Chi sembra invece non avere particolarmente gradito il piano Berneschi è Mediobanca, storicamente vicina al presidente della Fondazione Carige, Flavio Repetto, e anche in buoni rapporti anche con lo stesso Cimbri, soprattutto da quando Piazzetta Cuccia ha fatto da regista all’operazione su Fonsai.

Oltre all’acquisizione da parte del gruppo di Bologna delle due società assicurative, messe in vendita nell’ambito del rafforzamento patrimoniale di Carige da 800 milioni, il piano Berneschi avrebbe previsto il passaggio di Unipol Banca all’istituto di credito genovese. Proprio ieri, tra l’altro, la banca di via Stalingrado ha annunciato di avere archiviato i primi sei mesi dell’anno con una perdita ante imposte pari a 88 milioni, contro l’utile di 10 milioni realizzato un anno fa. A pesare sul risultato sono state rettifiche complessive del portafoglio crediti per 223 milioni. Considerati i risultati non proprio entusiasmanti di Unipol Banca, si vociferava ieri in ambienti genovesi, per la stabilità di Carige, che già ha i suoi problemi e ha archiviato la prima metà dell’anno con un rosso di oltre 29 milioni, forse è un bene che almeno per il momento il piano Berneschi sia naufragato. A questo punto, ora che anche Cimbri ha chiuso la porta al progetto, la posizione del presidente di Carige sembra farsi sempre più difficile. Il rapporto di fiducia con la Fondazione è ormai compromesso e sembra impossibile che l’ente presieduto da Repetto possa inserire il nome di Berneschi nelle liste per il rinnovo del cda che avrà luogo in occasione di una prossima assemblea degli azionisti.

Autore: Carlotta Scozzari – Il Secolo XIX

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