Cosa chiedere a chi propone un contratto: Quali sono i costi che pago all’ingresso e al riscatto? Quanto viene girato alla banca? Posso conoscere il rendimento netto della gestione separata utilizzata dalla polizza? Mi potrebbe dire quale è il costo medio annuo (cma) della polizza sia a 5 anni sia a 15 anni? Qual è il rating della compagnia che emette la polizza? Cosa accade se il gruppo fallisce? Il minimo garantito, se esiste, viene pagato anche se disinvesto prima della scadenza?
Dopo un paio di anni di inappetenza, la fame della cosiddetta bancassurance è riapparsa. Gli sportelli bancari, che grazie ai fondi elargiti dalla Bce al sistema non hanno più i problemi di funding degli scorsi anni, stanno collocando i prodotti più remunerativi per i loro bilanci: fondi e polizze Vita. Dopo una raccolta in calo del 27% nel 2011 (dati Ania) e un altro calo del 10% nel 2012, il 2013 segna per le compagnie assicurative un incremento di nuova produzione del 29% (stime di agosto su un panel pari all’85% delle compagnie, Intesa Vita esclusa). Oltre il 75% della nuova produzione di polizze è stata collocata dalle banche. Il 74% della raccolta 2013 è concentrato sulle rivalutabili, con una punta dell’82% ad agosto. Sono investimenti del tutto peculiari: va valutato se rispondano realmente ai propri bisogni.
I prodotti assicurativi Ramo I, legati alle gestioni separate, sono semplici e possono essere proposti anche ai risparmiatori meno evoluti e facoltosi, visto il basso rischio che le contraddistingue rispetto alle unit linked: polizze finanziarie che invece espongono ai saliscendi dei mercati. Ma anche le apparentmente innocue rivalutabili possono esporre al rischio erosione inflazionistica, visto che lo scorso anno l’8o% del panel di gestioni separate legate a prodotti attualmente proposti in banca – analizzato nell’inchiesta di «Plus24» della scorsa settimana – non è riuscito a offrire ritorni superiori all’inflazione. I risparmi versati sono stati erosi dai costi iniziali (con caricamenti iniziali medi dell’1-2%, per il 9o%-95% retrocessi alle banche) e anche dal carovita, nonché dai costi trattenuti annualmente, compresi tra l’1 e il 2%. Spesso il tradizionale rendimento minimo garantito, che faceva la forza di questi di questi prodotti in passato, è stato cancellato; in compenso sono rimasti i costi di gestione e di riscatto e, se si decide di cambiare idea prima della scadenza del prodotto (in particolare nei primi cinque anni), si va incontro a perdite rispetto a quanto investito.
Tra i pochi vantaggi dei prodotti, a parte l’insequestrabilità, l’assenza di tasse di successione e la fuoriuscita dall’asse ereditario (temi che però non dovrebbero riguardare i comuni utenti bancari), c’è il fatto che il rendimento retrocesso ogni anno dalla gestione viene consolidato (ossia acquisito dal cliente) e forma la base per la rivalutazione degli anni successivi. Complice il crollo dei rendimenti, però, le gestioni separate che si sono costituite in questi ultimi anni, ossia quelle di compagnie che fanno capo a gruppi bancari, stanno rendendo poco al netto dei costi trattenuti: nell’ultimo anno (talvolta negli ultimi due) non hanno protetto dal carovita. Le compagnie pure hanno costituito i loro salvadanai nel tempo e dunque detengono ancora titoli d’annata molto generosi quanto a rendimenti cedolari: nel 2012 la media dei rendimenti lordi delle gestioni separate delle compagnie che operano tramite agenti è stata del 4% ma al netto dei costi scende sotto il 3%. Le gestioni separate delle compagnie che operano tramite banca si sono fermate al 3,65% lordo, poco più del 2% netto. L’inflazione, nello stesso periodo, è stata del 2,93 per cento.
Autore: Federica Pezzatti – Plus24



