Il dato di fatto è che il salvataggio di Fondiaria-Sai per Unipol è stato un affare. Il gruppo di Bologna guidato da Carlo Cimbri ha pagato 339 milioni di euro per l’81% di Premafin, holding dell’ex gruppo Ligresti, ha acquistato poi azioni risparmio Fondiaria-Sai per 136 milioni, ha sottoscritto parte dell’inoptato e diritti dell’aumento di FonSai (45 milioni di euro) e ha rilevato titoli risparmio di Milano Assicurazioni per 22,9 milioni di euro. In tutto, per il momento, ha speso poco più di 540 milioni, mentre solo il 42% del capitale ordinario di Fondiaria-Sai in mano a Unipol vale oltre 700 milioni di euro a Piazza Affari, senza tenere conto del premio di controllo, e il 75% delle risparmio B altri 407 milioni. Unipol ha pagato il giusto per il controllo di FonSai? I concambi di fusione oggi al voto dei soci sono adeguati? Alcuni piccoli azionisti di Fondiaria-Sai, come in tutti i casi di integrazione, ritengono di no e l’assemblea di oggi, inevitabilmente, sarà animata da questo dibattito. Bisognerebbe tuttavia ricordare che Unipol è stata chiamata al salvataggio di FonSai quando la compagnia non aveva più i margini di solvibilità per operare sul mercato italiano. Lo stato di insufficienza delle riserve sinistri relativa al bilancio 2009 e precedenti è conclamata, varia solo l’ammontare a seconda dei calcoli: i soggetti che hanno fatto la stima sono molti, dall’Ivass all’attuario incaricato della compagnia (Airca), dall’attuario incaricato della società di revisione (Aisr) al CT attuario e, a seconda delle metodologie, l’ammanco è stimato fra un minimo di 277 milioni di euro a un massimo di oltre 425 milioni di euro. Questo fino al 2009 ma i problemi sono anche più recenti. Il via libera dell’Ivass all’operazione UnipolSai, dello scorso luglio, certifica la congruità delle riserve FonSai; una congruità raggiunta però dalla compagnia dopo una rivalutazione delle riserve per 800 milioni decisa dal nuovo azionista Unipol a fine 2012. Il che significa che sui bilanci precedenti, anche quello del 2011 e della prima semestrale 2012, potrebbe esserci più di un problema. Si vedrà.
In ogni caso, sul tema dei concambi, la perizia di Gualtieri & Associati ha confermato che i rapporti di fusione fissati nel corso del 2012 per l’integrazione tra Unipol Assicurazioni, FonSai, Milano Assicurazioni e Premafin sono ancora validi e guardando al recente passato si scopre che, solo pochi mesi fa, l’affare realizzato da Cimbri non era chiaro a tutti, anzi. Il 25 ottobre di un anno fa, il 56% degli analisti finanziari consigliava di vendere i titoli FonSai. Solo ora, con le prospettive di un utile netto rettificato stimato a 406 milioni per il 2013 (dati Bloomberg), e il titolo balzato del 95% da inizio anno, il 57% ritiene Fondiaria-Sai sia da comprare. Colpa dei concambi (fissati nell’estate 2012) a favore di Unipol? Non sembra. Un anno fa solo il 28% degli analisti riteneva Unipol fosse da comprare, il 43% pensava fosse da vendere. E non erano solo gli analisti a non vedere l’affare, e il presunto concambio favorevole a Bologna: ancora a fine 2012 Unipol capitalizzava in Borsa meno dei 1100 milioni di euro entrati nella compagnia con l’aumento di capitale e solo nel 2013, con il miglioramento dei conti, la capitalizzazione è balzata a Piazza Affari: +146% in dieci mesi. Oggi in assemblea il dibattito sarà intenso, è normale, ma chi ha colto l’occasione di comprare a fine 2011 una compagnia in dissesto, quando lo spread BTp-Bund era oltre i 500 punti base, non può essere accusato due anni dopo di avere fatto un buon affare.
Autore: Alberto Grassani – Il Sole 24 Ore



