In cinque anni pagati premi per circa 114 milioni di euro a fronte di risarcimenti inferiori ai 31 milioni. Dal 1995 richieste di danni aumentate del 300%
Un dato su tutti fa capire che il terreno è scivoloso e articolato. Dal 1995 al 2010 le richieste di risarcimento danni per “errori” medici sono aumentate del 300%. Perciò, quello stesso terreno diventa anche piuttosto costoso. Quanto costoso lo spiega uno studio di fattibilità commissionato dalla giunta regionale (nella foto ACS-Ufficio Stampa Consiglio regionale Umbria, Palazzo Cesaroni – sede della Regione) all’azienda ospedaliera “Santa Maria della Misericordia” di Perugia con l’obiettivo di verificare pro (molti) e contro (pochi) del passaggio da un sistema assicurativo privato ad uno misto (pubblico-privato) per la gestione dei rischi in sanità.
I conti. L’analisi parte da un dato certo: i numeri raccolti dal broker che gestisce le polizze assicurative per conto della Regione. In base ai quali «emerge che (nel periodo 2006-2010 e 2007-2010 per l’azienda ospedaliera di Perugia, ndr) la spesa sostenuta per pagamento del premio e della regolazione premio è scritto nella relazione – ammonta a 52.363.516,38 euro oltre ad un accantonamento per franchigie – che vanno comunque ad incidere sul bilancio di esercizio di ogni Azienda pari a 27.275.513,76 euro, per un totale di 79.639.030,13 a fronte della liquidazione di sinistri pari a 22.907.309,77 euro. L’analisi dei costi sostenuti dall’Azienda ospedaliera di Perugia evidenzia una situazione ancora più preoccupante… Nel periodo 2003-2010 per premi e franchigie è stata sostenuta una spesa pari a 35.154.163 euro a fronte di indennizzi di 9.134.000 euro».
“Caro” polizze. Nel documento si parla di una «crescente chiusura del mercato assicurativo, che detta condizioni contrattuali sempre più onerose in termini di costi e di minor estensione delle coperture proposte cui la parte pubblica ha dovuto, suo malgrado, aderire». Anche in considerazione del fatto che, «nel periodo 1995-2010 – è sottolineato nella relazione – il numero delle richieste di risarcimento è aumentato di oltre il 300%». Tutto questo ha prodotto una “galoppata” dei premi. Mediamente, la spesa nel quinquiennio 2006-2010 è stata di poco superiore ai 10 milioni di euro. Aziende sanitarie e ospedaliere hanno stipulato per il 2012 polizze assicurative con un premio lordo di 16,3 milioni, ai quali vanno aggiunti circa 9 milioni di franchigie accantonate.
Come risparmiare? La Regione, per mano del “Santa Maria della Misericordia” ha dunqe evidenziato «il rapporto del tutto squilibrato fra i premi incassati dalle compagnie e gli indennizzi concretamente erogati ai danneggiati». Pagamenti che, fra l’altro, avvengono «con tempi lunghissimi e solitamente al termine di un giudizio». L’obiettivo è dunque risparmiare. Fatti due conti, l’adozione di un sistema misto, che preveda l’autoassicurazione per danni fino ad un tetto massimo di 800mila euro e il ricorso a coperture assicurative (senza franchigia) per risarcimenti oltre quella cifra, «il risparmio per il Servizio sanitario regionale – illustra la relazione – è quantificabile tra i 7 e gli 8 milioni di euro l’anno». Rimettere in sesto i conti produrrà ulteriori effetti positivi come quello di «riavvicinare alle strutture i cittadini danneggiati… per ricostruire il rapporto di fiducia» e dare luogo allo stesso tempo «ad un equo ristoro del danno, quando dovuto, in tempi rapidi». Già, perché nonostante le polize “salasso“, non sempre le compagnie sono “solvibili” e soprattutto i cittadini danneggiati, dopo quella in corsia, sono spesso costretti ad affrontare un’altra odissea per riuscire ad avere i soldi.
Autore: Christian Cinti – Giornale dell’Umbria



