Opinione della Settimana

S&P si difende sul caso Generali

«Procedura uguale per tutti». L’esposizione viene giudicata rilevante per le compagnie quando supera il 25% di tutti gli investimenti escluse le polizze unit-linked

Standard and Poors - PalazzoStandard and Poor’s chiarisce le motivazioni alla base della pubblicazione del criterio «Rating superiore a quello sovrano» in seguito al quale ha messo sotto osservazione il rating assegnato a Generali in vista di un possibile declassamento (creditwatch negativo). L’intervento di S&P’s, reso noto ieri con una nota diffusa nel pomeriggio, arriva dopo le numerose polemiche che ha suscitato tale decisione, non solo ai vertici delle Generali («è un errore clamoroso», ha detto il ceo Mario Greco), ma anche nel mondo politico. L’ultimo a puntare il dito contro la mossa dell’agenzia è stato il sindaco di Firenze Matteo Renzi che ha criticato la «dittatura delle agenzie di rating», difendendo «il lavoro straordinario del management di Generali» nel suo intervento alla trasmissione Porta a Porta. Da Oltreoceano, però, gli esperti della casa americana rispediscono al mittente le critiche incassate e chiariscono: primo, questo criterio è applicato a livello mondiale a tutte le società che hanno un rating potenzialmente superiore a un Paese verso il quale «hanno un’esposizione rilevante»; secondo, il timing è solo il frutto di un lavoro di revisione del criterio che è durato 7 mesi.

Nel dettaglio l’agenzia di valutazione del merito di credito ha spiegato nella nota che il CreditWatch negativo di Generali «riflette l’esposizione relativamente più elevata della compagnia rispetto ai concorrenti multi ramo globali, e in particolare nel volume di asset italiani rispetto al capitale regolamentato». Gli esperti ricordano che l’esposizione verso un Paese comprende tutti gli attivi – titoli di Stato, corporate, immobiliare, azioni, fondi – ed è considerata rilevante, nel caso di assicurazioni, se pari a circa il 25% del totale degli investimenti (con rischio a carico dell’assicuratore) esclusi gli attivi relativi alle polizze unit-linked.

Tale procedura, dunque, è identica per tutte le società, indipendentemente dalla loro localizzazione geografica. Si tratta della revisione di un criterio esistente che simula l’impatto di un ipotetico default del Paese verso cui una società è esposta in modo significativo al fine di valutare se la stessa è in grado di sopravvivere. E tale valutazione è indipendente dal rating che S&P attribuisce a un Paese sovrano. Anche il timing, si legge ancora nella nota, con il quale è stata annunciata la decisione «è del tutto estraneo a qualsiasi evento che possa incidere su un particolare Paese sovrano o non sovrano a cui viene attribuito un rating. Invece, coincide con la pubblicazione dei nuovi criteri per il settore corporate e dopo un periodo di lavoro di oltre sette mesi, compreso quello di consultazione con il mercato».

Per quanto riguarda l’Eurozona, in particolare, alla luce degli eventi di mercato degli ultimi tre anni, S&P ritiene che la sensibilità di determinati settori al rischio Paese sia più alto di quanto si pensasse in precedenza, in particolare per i soggetti presenti in Paesi come Grecia, Portogallo, Spagna e Irlanda.

Autore: Marigia Mangano – Il Sole 24 Ore

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