L’ex ministro Fornero sulla busta arancione che è stata «archiviata». La legge 214/2011 stabilisce un programma di educazione previdenziale. Finora tocca al lavoratore chiedere all’Inps
Il ministro del Lavoro Enrico Giovannini ha dato il benservito alla “busta arancione“, documento che avrebbe dovuto informare gli italiani sui contributi previdenziali e su quanto riceveranno di pensione. È accaduto mercoledì mattina in una sede ufficiale: la commissione bicamerale che vigila sugli enti di previdenza; e la decisione ha provocato molti malumori.
Serve o no allora la busta arancione? Ne abbiamo parlato con Elsa Fornero, ex ministro del Lavoro e docente all’università di Torino. «Bisogna sgombrare il campo da questioni nominalistiche – spiega –. Non importa se la busta sia arancione o di un altro colore. Se arrivi con il postino o per via elettronica. Sono questioni secondarie. L’importante è che le persone abbiano a disposizione informazioni attendibili e trasparenti e che acquistino consapevolezza sul risparmio previdenziale».
Messe da parte le questioni terminologiche, resta però il tema centrale: che tipo di informazioni fornire, a chi e con quale tempistica. «Racconto allora cosa avevamo proposto quando ero ministro – ricorda –. Con l’Inps si era deciso di fornire un’informazione puntuale sull’ammontare dei contributi, il cosiddetto risparmio previdenziale. Per le persone che sarebbero andate in pensione entro cinque anni, avremmo comunicato anche l’importo visto che sarebbe stata minima l’incertezza sull’ammontare. Ai più giovani avremmo mandato delle simulazioni sulla base di tre profili di vita abbastanza diffusi. So che l’Inps era pronta a inviare tali informazioni ma poi è stato bloccato tutto».
La situazione di blocco oggi sembra definitiva. Ciascun lavoratore, per avere notizie sul proprio futuro, dovrà andare sul sito Inps, inserire la password e cercare nel cassetto elettronico previdenziale. Forse era preferibile una “spinta informativa” da parte dell’Inps per rendere le persone più consapevoli sul proprio futuro pensionistico. «Bisogna sottolineare che il risparmio previdenziale riguarda tutta la vita e quindi non è necessario un’informazione trimestrale come può essere quella per un conto corrente», sottolinea l’ex ministro. E aggiunge: «Ma almeno una volta l’anno questa informazione ci deve essere».
Cadenza annuale. Dei contenuti già si è detto. Allora perché c’è stato lo stop visto che nella legge di stabilità del Governo Monti era stato previsto «un programma coordinato di iniziative» di educazione previdenziale (articolo 24 comma 29, legge 214/2011)? «Sono andata di recente all’Ocse dove è stato trattato il tema dell’alfabetizzazione finanziaria ed economica. È importante che vi sia consapevolezza su tali temi anche come modalità di partecipazione alla vita democratica. Se le riforme non sono capite, non hanno effetto». Per generare consapevolezza previdenziale sono dunque cruciali le informazioni contenute in quella che, per comodità, continueremo a chiamare busta arancione. Eppure notizie e numeri non circolano ancora in maniera diffusa. «Non si dovrebbe aver paura delle interpretazioni che vengono date ai numeri. Certo, e su questo sono d’accordo con il ministro Giovannini, i numeri non devono essere dati male altrimenti possono provocare molti danni. Ma è fondamentale che le informazioni vengano fornite. In futuro le persone dovranno infatti compiere scelte nel campo del risparmio previdenziale. Per consentire decisioni consapevoli l’educazione finanziaria avrà un ruolo chiave così come le informazioni giuste».
Autore: Vitaliano D’Angerio – Il Sole 24 Ore



