In Borsa +62% in un anno. Il presidente Bedoni: «Dopo l’acquisto di Fata siamo la terza compagnia nel ramo danni. E ora il polo tecnologico con H-Farm»
Presidente Bedoni, Cattolica è salita in Borsa del 62 per cento in un anno nonostante la crisi. Secondo lei è merito dei vostri conti, della ripresina di Piazza Affari o del recente incontro con Papa Francesco?
«Non confondiamo il sacro con il profano. Un incontro con Papa Francesco è un’emozione tale da non essere nemmeno raccontabile. Il tìtolo ha ripreso quota perché ha ripreso quota Cattolica. Non c’è ripresina o speculazione che tenga. Abbiamo i conti in ordine e un gruppo in crescita. Credo che il segreto stia tutto qui».
E dire che stavate per essere mangiati dagli spagnoli…
«Sette anni fa Cattolica era in una condizione di crisi che sembrava irreversibile. Con Mapfre, il grande gruppo spagnolo che ancora oggi è un nostro importante e prestigioso azionista, si era profilato un accordo di partnership che avrebbe salvato Cattolica ma l’avrebbe inevitabilmente portata in un’altra orbita, con la perdita dei suoi riferimenti storici e territoriali. Ne è scaturita la scelta di un forte rapporto con il territorio e, strutturando diversamente la partnership con i nostri amici spagnoli, abbiamo risanato e rilanciato il gruppo a partire dal rafforzamento del modello cooperativo, opponendoci alla tendenza alla finanziarizzazione che allora andava di moda. Non è stata una scelta facile perché tanti soloni ci spiegavano che una cooperativa, specialmente se quotata in Borsa, non avrebbe avuto futuro. Non abbiamo tenuto conto di queste profezie e così abbiamo potuto reggere meglio di altri all’impatto della crisi finanziaria che poi sarebbe esplosa nel 2008».
Il 2013 è stato un anno « magico»… per questo recentemente avete preso Fata?
«In effetti è stato un anno positivo da diversi punti di vista. La compagnia è in buona salute e, al netto delle impreviste ed imprevedibili stangate fiscali, pensiamo di concludere l’anno nel migliore dei modi. L’acquisizione di Fata, una compagnia leader in un comparto, quello agroalimentare, che è nel nostro dna, è avvenuta all’interno di una strategia di crescita graduale ed equilibrata sia per linee interne che per linee esterne. Con l’arrivo di Fata, un piccolo gioiello, Cattolica diventa la terza compagnia italiana nel ramo danni. È un’operazione compiuta con grande raziocinio e che si inserisce in un percorso di crescita ulteriore del tutto coerente con la nostra cultura e la nostra identità».
Ma avete anche comprato la tenuta di Ca’ Tron e siete entrati in H-Farm, l’incubatore di imprese che proprio a Ca’ Tron ha la sua sede. È vero che Ca’ Tron è destinata a diventare la Silicon Valley italiana? Come coniugate la tradizione cooperativa all’innovazione estrema?
«Oso dire che quella tra tradizione e innovazione è la combinazione più naturale e fisiologica, soprattutto in una realtà cooperativa che vuole stare al passo con i tempi. Ca’ Tron ha due valenze. Intanto è un ottimo investimento che va a ricostruire, insieme con altre importanti acquisizioni un patrimonio immobiliare che in passato era stato in buona parte alienato. E poi è un’opportunità per lo sviluppo ecocompatìbile di una grande tenuta (oltre mille ettari) alle spalle della laguna veneziana a pochissimi chilometri dall’aeroporto Marco Polo. La presenza di H-Farm apre il discorso ad investimenti nel segno del digitale e della nuova tecnologia. È un’opportunità unica per il Veneto ed più in generale per l’Italia. Con H-Farm stiamo lavorando ad un progetto che porteremo all’attenzione delle istituzioni regionali e che, nel nostro intento, potrà avere un respiro internazionale. E’ un sogno ma può diventare presto realtà perché le condizioni ci sono tutte: c’è un ambiente ideale, c’è la possibilità di produrre energia rinnovabile e pulita, ci sono condizioni storiche e culturali assolutamente uniche. E poi – scusate se è poco – c’è Venezia ad un passo».
Le banche stanno tagliando posti, contribuendo alla crisi occupazionale: voi che fate per il lavoro?
«Difendiamo quello che c’è, magari qualificandolo, e creiamo qualche nuova opportunità. Lo stiamo facendo specialmente con i giovani. Il tema dell’occupazione è assolutamente centrale in un’impresa cooperativa. Direi che viene prima di ogni altra cosa, soprattutto per noi che poniamo i valori della persona al centro di tutto. Se noi cresciamo, con noi cresce l’occupazione. L’abbiamo fatto in tempo di crisi e continueremo a farlo a maggior ragione quando le cose, come ci auguriamo, andranno meglio».
A proposito delle banche: come sono i vostri rapporti con Popolare Vicenza, Ubi e le Bcc?
«Siamo stati e restiamo un gruppo molto impegnato sul terreno della bancassicurazione. Con i nostri partner storici, Vicenza e Ubi Banca, abbiamo rinnovato le partnership decennali in piena crisi finanziaria perché sapevamo di poter reggere al momento di difficoltà, che c’è stato e non è del tutto finito, e poi di riprendere il cammino insieme. Con le Bcc il rapporto è più recente ma è del tutto organico al nostro business e alla nostra identità. Penso che faremo molta strada insieme».
Siete ancora pronti allo shopping? Avete qualche preda nel mirino?
«Non ci piace la parola shopping e non ci sono prede nel nostro orizzonte. Ci sono però le condizioni per poter alimentare il processo crescita per via esterna. A condizione che vi sia coerenza con il nostro business. È presto però per sapere dove e come potremo crescere».
Cosa promette ai soci e azionisti per il 2014?
«Che è l’anno dell’innovazione a partire dal corpo vivo e solido di una compagnia in buona salute».
Autore: Giuliano Zulin – Libero



