Opinione della Settimana

Il boom delle rivalutabili e il rilancio (tentato) delle unit

Unit Linked

Intesa Sanpaolo Vita investe con i clienti Generali e altri puntano sul multiramo che mixa la tradizione alla Borsa

Il mantra di Solvency II per le compa­gnie assicurative è chiaro: «bisogna vendere meno prodotti garantiti». Cio­nonostante la raccolta Vita, in crescita del 50% rispetto all’anno precedente, premia ancora le polizze tradizionali ri­valutabili. Nei primi quattro mesi dell’anno dei 3o miliardi di euro rac­colti, ben 25 miliardi (pari all’80%) sono finiti nelle gestioni separate, grandi salvadanai a cui sono colle­gate le prestazioni delle polizze di ramo I. Si tratta di prodotti tradizio­nali che alla garanzia del capitale (al netto dei costi) associano talvol­ta un rendimento minimo garanti­to. Di anno in anno i capitali investi­ti vengono poi rivalutati in base al rendimento ottenuto dalla gestio­ne separata. In media le gestioni hanno offerto rendimenti lordi del 4% nel 2013. La ciliegina sulla torta, che ne facilita la vendita, è la fiscali­tà: le polizze ramo I non pagano il bollo (unici investimenti a dribblar­lo, insieme ai fondi pensione e ai fondi sanitari) e i rendimenti dei lo­ro loro attivi, essendo in buona par­te composti da titoli di stato e white list, vengono tassati al 12,5%, un bel vantaggio rispetto alla nuova ali­quota del 26% in vigore dal luglio sugli altri investimenti.

Ma essendo prodotti molto tutelanti per i risparmiatori essi diventano, so­prattutto considerando l’elevato assor­bimento di capitale richiesto dalle nuo­ve regole di Solvency II, molto onerosi da gestire per le compagnie. «In un con­testo prolungato di bassi tassi di interes­se, come sembra prospettarsi, i tradizio­nali prodotti assicurativi con garanzia di rendimento continueranno ad avere un significativo appeal, anche fiscale, presso la clientela – sottolinea anche Stefano Frazzoni di Prometeia –. Ma la domanda vera è se, e soprattutto a qua­le costo (in termini di assorbimento di capitale), le compagnie riusciranno a so­stenere in prospettiva questi impegni di rendimento? Probabilmente ci trove­remo di fronte ad un’offerta assicurati­va che tenderà a contenere il più possibi­le gli impegni, sia limitandoli sui pro­dotti tradizionali, sia soprattutto cer­cando di convogliare la domanda verso prodotti a minore impatto (prodotti multiramo e ramo III», continua Frazzoni.

Da qui la necessità per molti gruppi di diversificare con prodotti a ri­schio aperto per i risparmiatori co­me le unit linked che, guardando be­ne nei dati di raccolta, ricominciano a recuperare (+17% nei primi quattro mesi dell’anno rispetto all’analogo periodo del 2013). Si tratta di polizze agganciate a fondi, molto in voga ne­gli anni 2000, che investono in azioni, obbligazioni e che espongono l’assicurato al rischio dei mercati. Dopo le crisi è cominciato il loro de­clino e, più di recente, la proposta si è rivelata una prerogativa dei promotori finanziari come quelli di Banca Fideuram e di Azimut con Az Life. Tra le più avanti in questa strategia ci sono anche Unicredit tra le ban­che e Allianz tra le compagnie assicu­rative: della raccolta totale Vita 2013 del gruppo tedesco, pari a 8,43 mi­liardi (comprendendo Creditras, la joint venture con Unicredit), le unit ­linked hanno inciso per il 64,3%, con­tro una media di mercato del 28,7%.

Ma l’offensiva che stanno metten­do a punto molti competitor potreb­be fare cambiare nel tempo i numeri e gli equilibri di mercato. Le strate­gie commerciali messe in atto sono diverse. Generali punta sulla polizza multiramo Valore futuro che abbina ramo I (gestioni tradizionali, come Gesav) alle unit. Il vento sta cambian­do anche in casa Intesa Sanpaolo, lea­der di mercato nel Vita nel 2013, per il gruppo il ramo I, con nuove poliz­ze, però, sprovviste di rendimento minimo garantito, incide ancora molto (circa il 75%). Ora la banca sta iniziando a offrire Prospettiva 2.o, una unit innovativa con 21 comparti lanciata a marzo. L’idea, in questo ca­so, è di incentivare la sottoscrizione attraverso il co-investimento: ogni 100 euro messi dal cliente su due comparti specifici (Investi con me at­tivo forte e Investi con me obbliga­zionario flessibile) il gruppo ne inve­stirà 10, fino a un massimo di 250 mi­lioni per ogni fondo con l’obbligo di permanenza di almeno cinque anni. «Abbiamo scelto di farlo per testimo­niare la nostra convinzione nelle po­tenzialità del prodotto – spiega Mas­simo Camusso, Ceo di Intesa Sanpa­olo Life –. Ci mettiamo la faccia ma anche il portafoglio, realizzando concretamente l’allineamento idea­le di interessi tra cliente e gestore». L’iniziativa sta andando bene: i volu­mi della raccolta unit sono triplicati dal lancio avvenuto a marzo.

Il match tra le irresistibili “rivalu­tabili” e le unit è ancora aperto. Non è detto che i risparmiatori, e il personale commerciale, siano pronti do­po le delusioni del passato a rinun­ciare a quelle seppur minime garan­zie del vita tradizionale che è anche agevolato dal Fisco.

Autore: Federica Pezzatti – Il Sole 24 Ore (Articolo originale)

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