Opinione della Settimana

Schizza lo spread del traffico, costa agli italiani 5 miliardi l’anno

Ci mancava anche questo, lo spread del traffico. Soprattutto quello cittadino. Pare sia molto alto e gli italiani ne pagano quotidianamente le conseguenze. Sia dal punto di vista economico che, in particolare, da quello fisico: nelle metropoli della Penisola si butta molto più tempo per spostarsi rispetto agli altri paesi dell’Ue, c’è un maggior numero di incidenti e si respira un’aria decisamente più inquinata. Le città più belle del mondo sono anche le più invivibili. In realtà, l’allarme non è una novità assoluta. Che pure in questo settore avessimo accumulato un notevole ritardo le sapevamo già. Lo scenario dipinto dall’ultimo studio europeo realizzato dalla Fondazione Caracciolo (il Centro Studi dell’Aci), però, mette sul tavolo numeri impressionanti che fanno molto riflettere.

Roma - Traffico Imc«Le condizioni della mobilità sono un elemento di freno alla ripresa economica e alla vivibilità. Ci sono ritardi ultradecennali da recuperare con un mix intelligente di scelte infrastrutturali, normative, urbanistiche e tecnologiche», ha spiegato l’ingegner Ennio Cascetta dell’Università Federico II di Napoli, presidente del Comitato Scientifico della Fondazione. Nelle cinque città italiane più popolate il valore del tempo sprecato nel traffico supera i 5 miliardi di euro l’anno, quasi la metà dei quali a Roma dove ogni automobilista deve accollarsi un costo di oltre mille euro e ogni utente del servizio pubblico di 722 (solo i palermitani spendono di più). Se per il portafoglio è un mezzo disastro, le cose vanno addirittura peggio per la salvaguardia della salute. Nella Città Eterna ci sono ogni anno 0,60 morti sulle strade ogni 10 mila abitanti (da notare che la percentuale di decessi rispetto al numero di incidenti è molto più alta a Roma che a Milano), una media esattamente doppia rispetto a quella delle capitali dei 5 maggiori paesi (ci sono anche Londra, Berlino, Parigi e Madrid) del Continente. Nella più grande metropoli francese la media è 0,17, in quella tedesca 0,16. La conseguenza è che ogni famiglia italiana spende annualmente oltre 850 euro per i costi sociali generati dagli incidenti stradali. Anche le emissioni fanno paura: la concentrazione media di No2 ug/mc nei più grandi centri abitati italiani è di un terzo superiore a quella delle 5 città europee prese come riferimento.

Le cause del disastro partono da lontano e sono molteplici, ma la principale è l’elevato utilizzo dell’auto in un habitat (quello urbano) che non è così congeniale alle vetture. A Parigi appena il 17% della mobilità urbana è coperta con le vetture, a Milano il 52%, a Bologna il 61%, a Firenze il 62, a Roma addirittura il 66,5%. La media nelle città italiane è del 59%, quella europea poco superiore alla metà (35%). A Roma ci sono 71 vetture ogni 100 abitanti, a Parigi 45 a Londra 36 a Madrid appena 32. E in Italia le vetture sono pure molto vecchie: il 50% supera gli 8 anni di età. L’utilizzo dell’auto non è certo una fissazione per gli italiani, piuttosto una necessità. È ancora più sbilanciato infatti il raffronto fra i servizi pubblici. Nel nostro paese ci sono 26 km di linee di metropolitana ogni milione di abitanti, il 54% in meno rispetto alla media di Ue5, le linee tranviarie sono 42km/milione, il 68% in meno. A Parigi ci sono oltre 100 km di metropolitana ogni milione di abitanti, a Roma solo 13,9. La somma di tutta la rete metropolitana italiana (189 km) è meno della metà di quella della sola Londra (436 km) e non raggiunge nemmeno quella di Madrid (293 km). Nella capitale spagnola sono state costruite due linee con 34 stazioni ordinarie e 4 di interscambio in 48 mesi, ad Hannover il costo della metropolitana è stato di 18,6 milioni a chilometro, la media italiana è di oltre 100 milioni-chilometro. L’età media dei veicoli per il trasporto pubblico su gomma da noi è 8,3 anni, in Spagna 6,3 anni, nel Regno Unito 5,9. In Italia il prezzo del biglietto copre appena il 30% dei costi, la media europea è oltre il 50%, in Gran Bretagna sfiora l’85%. Traffico congestionato anche perché ci sono pochi operatori della polizia locale: a Berlino sono 4,73 ogni 100 abitanti, ad Amsterdam 4,63, la media dei 20 capoluoghi di regione italiani 1,62 (a Catanzaro 0,76). Molto più bassi rispetto alla Francia (-87%) e alla Germania (-88%) l’allocazione dei fondi per la ricerca sui trasporti.

Il costo in Italia per essere “automobilisti per forza” è di 1.500 euro l’anno a famiglia. Abitare e muoversi nelle nostre città è una palla al piede che frena la ripresa economica. Il 70% dei cittadini europei vive nelle aree urbane, il 70% di questi effettua spostamenti inferiori ai 10 km (quindi la vettura è effettivamente un controsenso), nelle città si consuma il 75% dell’energia mondiale, avvengono il 70% degli incidenti e ci sono più dell’80% di sostanze inquinanti. Se non si allenta questo blocco urbano tutto italiano la ripresa della crescita sarà molto più difficile. Il presidente dell’Automobile Club d’Italia Angelo Sticchi Damiani lancia un invito al governo: «Serve un “progetto nazionale per la mobilità urbana”, 50 miliardi di investimenti nazionali e locali in 10 anni per trasformare la mobilità urbana da costo sociale in volano di sviluppo». Il punto centrale deve essere un potenziamento del trasporto pubblico e una riduzione dell’utilizzo dell’auto. L’investimento dovrebbe permetterci fra un decennio di ridurre o addirittura azzerare i 5 miliardi l’anno che adesso spendiamo in più per muoverci nel traffico e di vivere in città molto più sicure e meno inquinate.

Autore: Giorgio Ursicino – Milleruote (Articolo originale)

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