Opinione della Settimana

Gli assicuratori aumentano il rischio

Assicurazioni - Analisi bilancio Imc

(Autore: Federica Pezzatti – Plus24)

Non più solo i BTp. Le imprese assicurative si muovono nella direzione degli asset dei mercati privati, con l’obiettivo di diversificare contro i rischi che hanno tradizionalmente condizionato in maniera negativa le loro attività. È il risultato di uno studio commissionato da BlackRock sulle imprese assicuratrici titolari di asset per oltre 6.200 milioni di dollari, con 243 società intervistate di cui 106 europee e 16 italiane. «Sono tre i messaggi di fondo che emergono da questa ricerca – spiega Riccardo Stucchi, responsabile del financial institutions group di BlackRock Italia: l’attenzione in termini di rischio/rendimento, la riorganizzazione dei portafogli internazionali verso gestioni absolute return e, al terzo punto, la diversificazione verso asset privati».

Per fare fronte alle conseguenze di una crescita economica in stallo, di risultati poco performanti dei bond e di una politica monetaria debole, numerose compagnie assicurative stanno rivedendo il portafoglio di investimento per gestire al meglio le perdite. Lo studio, redatto da Economist Intelligence Unit, evidenzia come le compagnie che hanno più del 15% del portafoglio investito in asset sui mercati privati sia più che quadruplicato in tre anni: dal 6% al 26%. E le prospettive indicano un raddoppio al 46% entro il 2017. I bassi rendimenti dei tradizionali strumenti a reddito fisso incentivano le compagnie a selezionare investimenti con un più alto livello di rischio. Su scala globale, una su tre si orienta ad aumentare la propria esposizione al rischio entro i prossimi tre anni, mentre un 15% degli assicuratori è più propenso a ridurre il rischio.

Si registra un maggiore interesse dei chief investment officer verso investimenti in aree quali il debito immobiliare e gli infrastructure asset. «Gli imprenditori sono molto più propensi a cercare rendimenti attraverso investimenti in asset illiquidi in mercati privati –, spiega Patrick Liedtke, capo Europa di BlackRock Financial Institutions Group. Diventa però fondamentale alzare il livello di rischio optando per un percorso mirato e ben guidato».

La ricerca evidenzia che la riallocazione dei rendimenti è oggi una sfida importante, considerato che le compagnie assicurative devono effettuare valutazioni preventive prima di investire in aree finora mai esplorate.

I due quinti degli assicuratori menziona quale elemento critico la mancanza di accesso alle giuste opportunità, mentre un’analoga percentuale mette al primo posto il prezzo e la trasparenza degli asset privati. Un terzo delle compagnie assicurative (circa il 33%) evidenzia infine di avere preoccupazione per le modalità con le quali i legislatori affronteranno tali spostamenti di capitali allocati.

La tendenza è in atto con prepotenza anche in Italia dove il problema dei bassi rendimenti inizia a percepirsi. «Con il 2014 il paradigma è cambiato anche per gli assicuratori italiani – spiega Stucchi – che si sono allineati a quelli mondiali, dopo quelli francesi e tedeschi. La repentina discesa dei rendimenti in realtà ha determinato uno shock nel Belpaese, mentre altrove l’andamento è stato più graduale. Ciò si è tradotto in un maggiore aumento di appetito per il rischio, con più propensione a utilizzare titoli high yield: se a livello globale il 30% degli assucuratori interrogati pensa di aumentare il livello di rischio del proprio portafoglio nei prossimi tre anni, in Italia si sale al 44%. Un’altra tendenza percepita è è quella di puntare ai private asset sulle strategie finalizzate verso il finanziamento del debito per finanziare real estate e infrastrutture, in questo l’Italia è allineata con il resto del mondo anche se con qualche specificità: viene richiesta maggiore trasparenza e più attenzione alla liquidità, mentre negli altri paesi si guarda maggiormente alla regolamentazione e alla struttura commissionale». Gli italiani risultano anche più propensi al cambiamento. «La volontà dichiarata di allontanamento dall’investment grade verso obbligazioni di qualità inferiore è superiore di 4 volte in Italia rispetto al resto del mondo – spiega Stucchi –. Probabilmente ciò è dovuto al fatto che i portafogli assicurativi italiani sono quelli che detengono la maggiore percentuale di obbligazioni di alta qualità, a livello globale e dunque in uno scenario di rendimenti bassissimi di questi strumenti la diversificazione diventa un obiettivo fondamentale». Particolarmente percepita in Italia è anche l’esigenza di ottimizzazione della relazione con i partner di gestione.

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