Opinione della Settimana

Prepararsi alla pensione diventa quasi un secondo lavoro

Pensioni - Rischio longevità Imc(Autore: Andrea Giacobino – Avvenire)

Il primo passo per confrontarsi con la propria pensione consiste nel pensarci concretamente. Pensare alla pensione per molti di noi richiede tuttavia uno sforzo di immaginazione: spingersi avanti di 10, 20, 30 anni o più e atterrare in un futuro possibile è un esercizio per nulla semplice, ma di certo stimolante. Perché si fa fatica a farlo è presto detto: del futuro non se ne sa nulla. Inoltre, in una società che privilegia valori quali la prestanza e la bellezza, il pensiero sulla vecchiaia diventa sempre più difficile ed inusuale.

C’è però un aspetto centrale che merita una riflessione: se è vero che tutta la nostra conoscenza riguarda il passato, è anche vero che tutte le nostre decisioni riguardano il futuro, l’unico ambito che possiamo influenzare e l’unico spazio di azione concretamente alla nostra portata. Se poi pensiamo che oggi la pensione rappresenta circa un terzo della vita adulta, un “luogo” nel quale gli uomini passeranno 22 anni di vita e le donne quasi 30, diviene subito chiaro perché è necessario fermarsi un attimo e riflettere. La riflessione sul proprio futuro parte dalla definizione di ciò che si desidera, ossia dell’obiettivo. Le dimensioni concrete del desiderio sono due: la prima relativa al “quando”, ossia a quando vogliamo o possiamo andare in pensione, e la seconda relativa al “quanto” ossia alla quantificazione economica dei nostri bisogni e desideri una volta in pensione (quanto ci serve per vivere la vita che vogliamo).

Il primo passo è definire quando potremo andare in pensione. L’età di pensionamento di solito coincide con il maturare dei requisiti previsti dal proprio sistema pensionistico di appartenenza. Da un punto di vista normativo ci sono oggi due tipi di pensione, dette di vecchiaia ed anticipata. La pensione di vecchiaia può essere conseguita ad una età minima variabile per categorie (ma che comunque si posizionerà oltre i 66 anni) e in presenza di un’anzianità contributiva minima pari a 20 anni; la pensione anticipata può essere invece maturata qualora si sia in possesso di anzianità contributiva che, per il 2014, è stabilita in 42 e 6 mesi per gli uomini e 41 e 6 mesi per le donne.

La data effettiva del nostro pensionamento non è in ogni caso “certa”, da quando le normative pensionistiche attuali stabiliscono che, ogni due anni, i requisiti minimi di età pensionabile dovranno essere aggiornati in base al mutamento delle aspettative di vita. Così, all’aumentare della speranza di vita la data del nostro ultimo giorno di lavoro slitterà progressivamente in avanti.

È dunque necessario attivare un confronto frequente con modelli di stima della nostra situazione personale e tenere il nostro obiettivo temporale sotto monitoraggi continui. Per dare una indicazione concreta, oggi un lavoratore uomo che ha 40 anni ed ha iniziato a lavorare a 25 può aspettarsi un’età pensionabile (Inps) che varia tra 64 anni e 10 mesi e 67 anni, in funzione della futura velocità dell’allungamento della speranza di vita in Italia. Se ha 30 anni ed ha iniziato a lavorare a 25, l’età attesa di pensione si situerebbe tra 65 anni e mezzo e 68 anni e 9 mesi. Insomma: prepararsi alla pensione è quasi un lavoro.

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