
(di Claudio Laugeri – La Stampa)
Processo Fonsai, Ghizzoni: «Banca presa in giro»
«Se avessimo saputo la verità non avremmo investito. Ci siamo sentiti presi in giro e truffati da numeri che non corrispondevano alla verità». A parlare è l’amministratore delegato di Unicredit, Federico Ghizzoni (nella foto), chiamato a testimoniare nel processo a Salvatore Ligresti, alla figlia Jonella e agli ex amministratori di Fonsai, oltre ad alcuni consulenti.
Ancora Ghizzoni: «In totale abbiamo investito nel gruppo 230 milioni, il 28 ottobre 2012 abbiamo venduto una quota di Fonsai, rientrando di 100 milioni di euro. Il danno economico per la banca è stato di 130 milioni».
Davanti ai giudici, Ghizzoni ripercorre le vicissitudini di Unicredit, a partire dagli indebitamenti dei Ligresti. Nel 2010, la famiglia Ligresti doveva 200 milioni alla banca amministrata da Ghizzoni; altri 150 dovevano arrivare da Premafin e 50 da Fonsai. L’unica speranza di recuperare i soldi era una ricapitalizzazione. Così, Unicredit studia una strategia e arriva a «valutare la situazione delle garanzie», spiega Ghizzoni. Denaro in cambio di opzioni su pacchetti azionari. Ma a gennaio 2011 è arrivata la «mazzata» dell’Isvap: Fonsai era in situazioni critiche, serviva un aumento di capitale da 460 milioni. «A quel punto, abbiamo scelto di intervenire sul capitale», racconta Ghizzoni. Le cifre: 110 milioni a Premafin e 60 a Fonsai. I sospetti di Unicredit sulla reale situazione della società erano stati respinti dai vertici di Fonsai con una mail, due giorni prima della ricapitalizzazione. Falsità, come poi è stato accertato. I soldi di Unicredit (e gli altri) sono stati risucchiati nel «buco nero» della società, costretta a una seconda ricapitalizzazione dopo pochi mesi.




