Opinione della Settimana

Polizze, fondi e buoni consigli: così i banker guardano oltre la bufera

Private Insurance - Asset Management (2) Imc(di PierEmilio Gadda – Corriere Economia)

Il bilancio di un anno partito in modo molto positivo e finito sull’altalena della volatilità. Nel primo trimestre 39 miliardi di raccolta, il patrimonio è salito a 540. Record di richieste dei clienti nei giorni critici. Ma i portafogli hanno tenuto

Private bank alla prova della tempesta estiva. Nel primo trimestre, le masse gestite dai servizi finanziari di alto profilo sono aumentate di 39 miliardi (+7,8%), portando il patrimonio amministrato dall’industria a quota 540 miliardi, secondo i dati dell’Aipb. A fronte di una raccolta netta in costante espansione dal 2011, nel primo quarto d’anno il contributo maggiore alla crescita degli asset è venuto da una brillante performance dei portafogli: +5,6%, pari a 28 miliardi.

Meccanismi

La consulenza sul risparmio amministrato, in particolare, ha saputo interpretare al meglio gli andamenti di Borsa, facendo registrare un effetto mercato sugli investimenti pari al 14,4%. Ma se nel primo scorcio dell’anno il rally dell’Europa ha facilitato l’attività dei gestori di portafoglio, nei successivi due trimestri il compito è stato più arduo. Prima per le rinnovate tensioni sui destini tuttora incerti della Grecia. Poi, a causa delle violente turbolenze innescate dai crolli cinesi. Senza dimenticare i timori mai sopiti per l’annuncio di una svolta monetaria restrittiva ormai prossima da parte della Fed americana.

Le banche private italiane hanno saputo proteggere i portafogli da eccessivi ribassi? E i banker sono stati in grado di mantenere saldi i nervi dei clienti, evitando una pericolosa emorragia di flussi?

Flussi

«Durante l’estate abbiamo ricevuto un significativo volume di richieste di contatto da parte dei nostri clienti, il più elevato degli ultimi due anni. L’asset allocation, però, non è cambiata: l’entità della correzione non è stata tale da modificare la nostra view di mercato di medio-lungo termine e la clientela ci sta seguendo», spiega Roberto Parazzini, responsabile di Deutsche Asset & Wealth Management per l’Italia. Indicazioni analoghe provengono da Emilio Carugati, direttore operativo di Ubs Italia: «I flussi sono stabili e la strategia non cambia: rimaniamo positivi sull’azionario Europa e specialmente sull’Italia, nonostante una volatilità attesa relativamente più alta rispetto alla prima metà dell’anno».

Niente panico dunque. Poche le reazioni scomposte da parte della clientela private. Anche perché, spiegano gli operatori, una gestione efficace orientata al controllo dei rischi e l’ampia diversificazione hanno protetto i portafogli. «Le turbolenze ci sono sempre state. Ma oggi abbiamo un’arma in più: grazie a una maggiore diffusione degli strumenti di risparmio gestito, possiamo controllare meglio i picchi di volatilità e attenuarne le conseguenze», osserva Andrea Jesi Ferrari, responsabile direzione private banking di Cassa Lombarda.

Nel corso degli ultimi anni, le private bank hanno spostato l’ago della bilancia dalla raccolta amministrata a quella gestita che oggi vale in media il 37,8% dei portafogli. E la tendenza pare destinata a proseguire, anche per effetto di rendimenti ritenuti troppo magri sui titoli di Stato.

«Nei prossimi mesi, in vista di una volatilità ancora elevata, mi aspetto un’ulteriore crescita della raccolta realizzata tramite hedge fund, Ucits alternativi, fondi specializzati sul real estate e strumenti derivati con una protezione dai ribassi di mercato», chiosa Carugati. Due segmenti invece sono destinati a guadagnare quota, secondo Parazzini: da un lato le gestioni patrimoniali, che, grazie alla delega totale, «restano la soluzione principe per questo segmento di clientela. Dall’altro, i servizi di advisory. Ma in quest’area prevedo una sensibile diminuzione del peso degli strumenti di risparmio gestito a favore di prodotti passivi come gli Exchange traded fund».

Assicurazioni

Intanto, anche la componente assicurativa continua a guadagnare spazio nei portafogli: nonostante siano venuti meno alcuni dei benefici fiscali tipici di questi strumenti (dal 1 gennaio, per effetto della legge di Stabilità, sulle plusvalenze delle polizze vita incassate dagli eredi dell’assicurato, prima esenti, si paga l’imposta sul capital gain), il peso dei prodotti assicurativi è ulteriormente salito nel primo trimestre, toccando l’11,3%. «Il trend continuerà — prevede Jesi Ferrari —. I prodotti assicurativi conservano importanti caratteristiche, a cominciare dall’esenzione dall’imposta di successione: sempre più apprezzata inevitabilmente se dovessero aumentare le aliquote».

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