Opinione della Settimana

Genagricola, nuovo partner in Cina

Alessandro Marchionne (3) Imc

(di Piercarlo Fiumanò – Il Piccolo)

Accordo con il colosso Changyu. L’ad Marchionne: la quota di export dovrà arrivare al 50%. Acquisizione nella terra dell’Amarone

Genagricola, l’impero agricolo delle Generali, possiede 14000 ettari coltivati e 22 aziende agricole. La maggiore società agroalimentare italiana (è attiva in diversi settori come viticoltura, frutticoltura e allevamento zootecnico oltre alla produzione di energia da biomasse) prepara un piano di rafforzamento all’estero e di recente ha stretto un accordo commerciale con il distributore cinese Changyu, uno dei primi dieci al mondo. L’amministratore delegato, Alessandro Marchionne (nella foto), fa qui il bilancio di un anno che si è chiuso per Genagricola con una importante presenza all’Expo milanese.

Alessandro Marchionne, l’economia verde è in ripresa. Come è andato l’anno di Genagricola?

La ripresa è tangibile e si vede dai risultati. Il fatturato complessivo di Genagricola ha raggiunto nel 2015 circa 50 milioni di euro, di cui il 40% dal settore vinicolo. Lo scorso anno abbiamo prodotto 4 milioni di bottìglie grazie soprattutto ai vini bianchi e agli spumanti. Stiamo intercettando le nuove tipologie dei consumi orientate alla green economy e, in un’ottica di sempre maggior internazionalizzazione dei prodotti, il 30% circa delle vendite dei nostri vini viene realizzato sui mercati esteri dove nel 2015 abbiamo registrato risultati molto positivi. In particolare in Canada, Giappone, Far East e Nord Europa. Stiamo inoltre semplificando la rete di vendita in Germania. E l’unica nota dolente del 2015 è la scarsa crescita del mercato russo a causa dell’embargo economico che ha provocato una stretta alle importazioni di vino dall’estero. Il restante 60% del fatturato di Genagricola viene dalle colture di seminativi, dall’allevamento e dalla produzione di energia da biomasse.

Siete già in grado di misurare l’effetto Expo sul business?

Genagricola si è presentata all’Expo di Milano mettendo in luce l’articolata realtà agroalimentare di Generali con la campagna di comunicazione “Genagricola. Le Generali che non ti aspetti”. Abbiamo avuto un ottimo impatto in termini di immagine facendo così conoscere al grande pubblico di Expo Genagricola e il suo ruolo non solo nel comparto vitivinicolo ma in tutta l’economia verde italiana. Abbiamo anche ricevuto il premio speciale Expo di Areté per la migliore campagna di comunicazione nel campo della responsabilità sociale e ambientale.

Come vi state muovendo sui mercati?

Per quanto riguarda mercati come il Canada e i paesi scandinavi, in cui vogliamo crescere in termini di prestigio e distribuzione, abbiamo avviato la commercializzazione del vino “bag in the box”: in questi paesi, già da tempo, la confezione in cartone viene molto ben accettata anche per vini di alta qualità, soprattutto per il basso impatto ambientale e i molteplici vantaggi in termini di costo, sicurezza e praticità di utilizzo.

Acquisizioni in vista?

Il mercato italiano è il nostro punto di forza e nel 2015 siamo cresciuti del 10%. Ma cerchiamo contemporaneamente di espanderci all’estero, in particolare dove il Valpolicella e l’Amarone sono i vini più richiesti. Per questo di recente abbiamo acquisito a Grezzana (Verona), 35 ettari di terreni di cui 18 vitati, nel territorio di produzione dell’Amarone. Grazie a questa acquisizione puntiamo ad arricchire la nostra gamma di rossi di prestigio con l’Amarone, il Ripasso e il Valpolicella che vanno a completare l’offerta dei vini rossi di eccellenza prodotti in Piemonte nella tenuta di Bricco dei Guazzi in Monferrato. Nella classifica Wine Spectator 2015, su venti vini italiani selezionati, il Pinot Grigio di Torre Rosazza, tenuta di 100 ettari che abbiamo acquisito in Friuli nel 1979, è stato l’unico bianco nazionale inserito tra i migliori 100 vini del mondo.

Puntate a rafforzare la presenza in Cina e Stati Uniti?

Ci stiamo rafforzando in Cina dove abbiamo già una quota di maggioranza di SinoDrink, la piattaforma logistica grazie alla quale distribuiamo solo su Shangai 200.000 bottìglie di vini italiani, di cui 80.000 di Genagricola. Nel 2015 infatti abbiamo stipulato un accordo commerciale per la distribuzione in Cina di alcune nostre etichette col prestigioso produttore e distributore cinese Changyu, uno dei primi dieci al mondo. Negli Usa, invece, abbiamo una quota maggioritaria di Montcalm, società leader nella distribuzione di vini italiani.

Tornando alla distribuzione dei vostri prodotti sbarcherete nell’e-commerce?

Per ora privilegiamo il canale della distribuzione tradizionale ma non escludiamo di poterlo fare in futuro. Facciamo un passo alla volta. Sul piano tecnologico la nuova frontiera è l’agricoltura di precisione. L’innovazione nel nostro settore inizia dai grappoli d’uva.

Obiettivi 2016?

Puntiamo a una forte crescita all’estero dove nei prossimi tre anni ci aspettiamo che la nostra quota di export arrivi almeno al 50%.

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