Opinione della Settimana

Generali, la road map del cda è una corsa ad ostacoli

Generali - Ingresso Imc

(di Paolo Possamai – Repubblica Affari & Finanza)

I tempi sono serrati e c’è da sciogliere una complessa serie di opzioni che comprendono anche la possibile sostituzione di Galateri sulla poltrona di presidente. Le soluzioni interne, gli esterni e gli outsider

La mappa per uscire dalle secche è innestata a un crono-programma stringente. La mossa di Mario Greco ha totalmente spiazzato i grandi azionisti di Generali. Tocca sgrossare la questione del timoniere e della plancia di comando entro la seconda metà di febbraio, in modo da deliberare il riassetto al consiglio di amministrazione del 17 marzo. In quella data i soci principali vorrebbero conquistare una boa con vari significati: l’approvazione del bilancio 2015, che dovrebbe essere presentato da Greco; il saluto formale a Greco stesso; la cooptazione del suo erede; la presentazione della lista per il nuovo cda, che dovrà essere rinnovato e votato dall’assemblea in agenda il 28 aprile (dovrebbero esserci solo aggiustamenti rispetto al board attuale). Tempi e modi di uscita andranno chiariti con Greco, che dal primo maggio tornerà in Zurich (non è prevista alcuna clausola di non concorrenza nel contratto con il Leone di Trieste).

Possibile che l’individuazione del nuovo ad passi attraverso un incarico lampo agli specialisti cacciatori di teste. Ma non è in questione “solo” la sostituzione del capo azienda, questione di cui si è occupato di persona pure il premier Matteo Renzi. Il presidente del consiglio nei giorni scorsi ne avrebbe parlato con l’ad di Mediobanca, Alberto Nagel, oltre che con lo stesso Greco. A Renzi preme, in particolare, che l’italianità di Generali non sia messa in discussione (tema peraltro tutt’altro che nuovo a Trieste).

A seconda del profilo di ceo che emergerà dalla ricerca – con o senza l’ausilio del cacciatore di teste – andranno composti equilibri nuovi: le caratteristiche del successore di Greco, infatti, influiranno sulla identificazione della figura del prossimo presidente (portatore di deleghe e poteri più o meno marcati), così come sulla eventuale re-introduzione di un direttore generale e del comitato esecutivo. Con l’arrivo di Greco tre anni e mezzo fa, e contraddicendo una lunghissima tradizione a Trieste, direttore generale e comitato esecutivo erano stati aboliti, mentre al presidente non erano stati affidati incarichi specifici in tema di business. Ora, che il prossimo presidente si chiami ancora Gabriele Galateri, oppure per esempio Paolo Scaroni o Giuseppe Recchi o Enrico Tomaso Cucchiani, dipende esattamente dalla silohuette del futuro ceo. Da notare che in favore di Galateri ha parlato venerdì Leonardo Del Vecchio, nel passato autentica testa di ariete per avviare processi in Generali (basti pensare che la defenestrazione di Giovanni Perissinotto prese origini dalle dichiarazioni di mister Luxottica alla vigilia dell’assemblea).

Come emerso subito nei giorni scorsi, dinanzi al lapidario comunicato choc con cui Greco ha segnalato la sua “indisponibilità” a un nuovo mandato, sono almeno tre i top manager all’interno del gruppo che potrebbero essere prescelti per la successione: Philippe Donnet, Giovanni Liverani (rispettivamente ad per l’Italia e per la Germania) e Alberto Minali (cfo). Tutti e tre fanno parte del Group Management Committee, ossia della ristretta squadra di vertice di Greco. In pole position sta il francese Donnet, che ha un passato di primo livello in Axa: dopo la laurea alla École Polytecnique di Parigi (dove è nato nel 1960), ha trascorso alla corte di monsieur Bébéar 22 anni di camera. Liverani, nato a Udine nel 1964, sta in Generali da quando aveva 26 anni, iniziando il cursus honorum dal centro studi del Leone. Parte importante del proprio percorso in Generali, accanto a esperienze in Ras e Eurizon, lo ha fatto pure Minali (nato a Verona nel 1965). Esiste ovviamente pure l’ipotesi che il nuovo capo-azienda arrivi da fuori, ma di sicuro deve essere in grado di prendere da subito il timone, perché la nave è lanciata al nuovo piano industriale e non può finire in stallo. In questo senso è emersa tra i grandi azionisti la possibilità di convocare a Trieste Monica Mondardini, poiché l’ad di Cir e Gruppo Espresso ha maturato una importante esperienza in Generali (tra l’altro alla testa della Compagnia in Spagna).

Va da sé che il profilo del nuovo timoniere avrà a che fare anche con la missione che i soci di riferimento vorranno affidargli. E qui occorre andare a una delle ragioni sottostanti alla rottura tra l’asse Mediobanca/De Agostini e Greco. A accreditare tale distonia è stato lo stesso manager nei giorni scorsi, segnalando per contrasto il feeling intercorso con Caltagirone e Del Vecchio.

Un aspetto cruciale rimasto sotto traccia attiene alle future modalità possibili di creazione di valore. Non una partita di breve periodo, ma piuttosto materia dei prossimi tre anni. Greco si era convinto che vi sono due sole piste, una volta eseguito il piano industriale approvato in autunno. La prima riguarda una severa riduzione dei costi, a iniziare dalla revisione di statuti contrattuali densi di automatismi (per i 77mila dipendenti) e di inefficienze (per la Compagnia). La seconda ha a che fare con la necessità di aumentare la massa critica del gruppo all’estero, per via di acquisizioni o di fusioni. La prima via ha ovvii contraccolpi di carattere politico e sindacale. La seconda strada, invece, pretende che gli azionisti siano disposti a mettere mano al portafoglio, ovvero a diluirsi e a perdere il controllo. Scenario assolutamente non gradito. Ma sono questioni che i grandi azionisti avranno in mente impostando il radar per individuare il prossimo amministratore delegato, magari accelerando l’ipotesi della ristrutturazione della base dei costi.

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