Opinione della Settimana

Il sogno Generali-Amazon e quel gioco delle tre carte

Mario Greco (10) Imc

(di Nicola Porro – Il Giornale)

Prima di tornare a Zurich, l’ex ad Greco ha fissato obiettivi molto ambiziosi e ora il Leone fatica a trovare il successore

Generali come Amazon. Piaceva a Mario Greco (nella foto), allora boss del gruppo assicurativo triestino, paragonare la sonnacchiosa compagnia assicurativa al colosso delle vendite on line. Amazon era partita con i libri on line, è finita con i pomodori consegnati in un’ora al centro di Milano. Come tutta la sua generazione formatasi in McKinsey, quel che conta è la narrazione, loro direbbero lo storytelling, poi se si delivera, cioè in italiano se si porta il risultato a casa, è affare per gli azionisti. Come gli slider, gli uomini specializzati nelle slide e nelle presentazioni della Fiat anni 80, quel che conta è alzare l’asticella e nel farlo essere fantasiosi e scenografici. Dunque l’obiettivo era trasformare le Generali in Amazon, mica quegli obiettivi passatisti del tipo battere la concorrenza di Axa o Allianz. La storia arriva però a un punto di rottura pochi mesi fa: Greco lascia Amazon, per andare a soccorrere un vecchia libreria di Zurigo, che è nei pasticci perché non è riuscita a comprare un suo concorrente e soprattutto perché ha venduto ai cinesi merce che non le è stata mai pagata. Ma come, uno si può chiedere, dovevi fare Amazon e te ne scappi con la nipotina? Marcello Zacché, proprio su questo giornale, scrive e anticipa tutti, e ci racconta dei piani di Greco a dicembre dell’anno scorso. In pochi gli credono. In fondo il nostro uomo aveva appena presentato il suo piano strategico, con obiettivi mirabolanti e che sarebbe stato eseguito nei prossimi tre anni. E a ciò si aggiunga il danaro. Greco, come tutti quelli che sanno fare bene e che hanno un passato in McKinsey, ha il dollarone stampato sul petto. Gli azionisti gli avevano costruito un pacchettino, tra stipendio e amenità varie, di circa 29 milioni di euro in tre anni. Insomma chi può credere a Zacché? Greco ha una bello stipendiotto, ha appena presentato il suo piano strategico e non ha motivo di mollare. Errore Watson. Il 55nne manager che sognava di diventare Bezos scappa e molla tutti. E anche chi lo apprezzava particolarmente, Del Vecchio, gli dà qualche stoccatina. Il nostro infatti se ne va in Svizzera a dirigere la Zurich, dove per anni era stato numero due. Gli gnomi avevano deciso di far fuori il loro passato ceo, e da mesi, si dice, corteggiavano Greco.

Arriviamo finalmente al punto. Ma perché mai Greco molla l’Italia e se ne va a rimettere a posto un’azienda piena di problemi e per di più in terra straniera. È nel suo Dna, sembrano dire dalle parti di Mediobanca, azionista di riferimento di Trieste: mette a posto i meccanismi e poi li molla a qualcun altro. Temiamo non sia così. E la cartina di tornasole è nella recente, disperata scelta del successore di Greco. Nelle prossime settimane si dovrà trovare: o attraverso la procedura che passa per il comitato nomine e conseguente prossimo consiglio di amministrazione o in assemblea di bilancio. E qui viene il bello. A quanto ci risulta, e ci risulta bene, un po’ come risultava bene a Zacché che Greco volesse mollare, non c’è una fila di candidati esterni. Anzi. Il problema è semplice. Al cacciatore di teste, che sta lavorando alla ricerca del sostituto di Greco, i potenziali candidati dicono che «sta storia di Bezos e di Amazon o di Generali 2.0 o di 5 miliardi di dividendi da distribuire per loro è roba da matti». Ci spieghiamo meglio. Greco presenta a Londra a metà 2015 un ambizioso piano strategico, dopo qualche mese molla, e ora la patata bollente se la deve prendere qualcun altro. Nel frattempo, ma la cosa la capiva anche Pierino, i tassi di interesse sono a zero, i titoli di Stato rischiano di diventare una zavorra, e il portafoglio delle assicurazioni vita (il 70% del business delle Generali) soffre proprio per queste circostanze macro. Altro che Bezos, in Generali per fare ciò che ha promesso Greco, ci vorrebbe Mandrake. E Greco, che forse la cosa l’aveva intuita bene, se ne è andato a rimettere a posto la Svizzera. Fino al prossimo mirabolante piano strategico, irrealizzabile. Al quel punto sarà pronto a ritornare in Generali e a spiegarci cosa hanno sbagliato negli ultimi anni. Riccardo Ruggeri, definisce questo giro, ceo-capitalism: noi gioco delle tre carte o dei tre piani strategici, se preferite.

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