Opinione della Settimana

Generali, fronte italiano anti-Bolloré

Vincent Bolloré (3) Imc

(di Gianluca Paolucci – La Stampa)

I timori del governo per le mosse del finanziere bretone, l’incognita Unicredit su Mediobanca. Da Caltagirone a Del Vecchio, l’arrocco dei soci: assieme possono superare il 10% del capitale

I soci italiani delle Generali sono pronti a compattarsi se il finanziere francese Vincent Bolloré dovesse rafforzarsi in Mediobanca e per questa via «aggredire» il Leone di Trieste. Quello che sembrava solo un vecchio incubo – o sogno – della finanza italiana, l’assalto al gruppo assicurativo da parte francese, è tornato d’attualità grazie ad una serie di circostanze che si sono incrociate durante l’estate, tenute insieme dal nome di uno dei protagonisti: Vincent Bolloré (nella foto). Che da qualche tempo dà l’impressione di aver abbandonato i modi felpati che avevano caratterizzato in passato la sua presenza in Italia ed essere passato a perseguire i suoi obiettivi in maniera ben più spiccia.

Esattamente un anno fa, il 6 agosto del 2015, il premier Matteo Renzi riceveva Bolloré a Palazzo Chigi. Il finanziere bretone stava in quei giorni scalando – tramite VivendiTelecom Italia e lo scopo dell’incontro era quello di rassicurare l’esecutivo sulle intenzioni «pacifiche» dell’iniziativa francese. Ma da quella visita, Renzi trasmise ai suoi un messaggio chiaro: di questo non ci si può fidare. Dopo di allora ci sono state altre occasioni d’incontro e in tempi recenti anche un riavvicinamento, ma una certa diffidenza di fondo è rimasta. Così l’iniziativa di Vivendi su Fininvest-Mediaset, al di là della rottura con lo storico alleato di Bolloré, Silvio Berlusconi, ha fatto scattare più di un campanello d’allarme. In precedenza c’era stata infatti la presa di Telecom, con la nomina di Flavio Cattaneo come amministratore delegato che aveva causato qualche irritazione nei palazzi romani, più per le modalità che per il nome in sé.

A preoccupare Palazzo Chigi sono i molteplici interessi del finanziere francese in Italia e una serie di circostanze a lui favorevoli. Tra i suoi interessi, c’è in primo luogo il pacchetto di Mediobanca e il 13% che Piazzetta Cuccia ha in Generali, della quale è il primo socio. Secondo quanto ricostruito, il finanziere punterebbe a salire fino al 22/23% di Mediobanca e per questa via esercitare un controllo di fatto sul Leone. Dove manco a dirlo si trova da qualche mese un manager francese, Philippe Donnet. Per il quale lo stesso Bolloré si sarebbe speso presso l’ad di Mediobanca, Alberto Nagel, quando c’è stato da scegliere il successore di Mario Greco.

In effetti, è il ragionamento, ci sono un paio di pacchetti azionari che potrebbero trovarsi sul mercato: quello di Unicredit e quello di Mediolanum, che consentirebbero a Bolloré di arrivare più o meno a quella quota. Il primo è pari all’8,5% e l’ad di piazza Gae Aulenti, Jean-Claude Mustier (francese anche lui, manco a dirlo) sta cercando di rafforzare il capitale anche attraverso dimissioni di partecipazioni. Il secondo vede coinvolto il gruppo Fininvest, socio forte di Mediolanum assieme alla famiglia Doris. La quota potrebbe finire come merce di scambio in una pace tra Silvio e Vincent dopo la guerra scoppiata per l’affare Premium. Ma, spiegano alcune fonti, Unicredit vendendo si farebbe carico di una minusvalenza intorno ai 200 milioni. Più facile che Bolloré o chi per lui possano salire comprando direttamente sul mercato.

A questo punto però scatterebbe la “difesa”. Il gruppo dei soci italiani delle Generali – da Caltagirone a Del Vecchio fino a De Agostini – può arrivare a coalizzare almeno il 10% del capitale. Caltagirone è già vicino al 4% e intenzionato a salire fino al 5%. Del Vecchio è oltre il 3% e De Agostini, seppur abbia ridotto la partecipazione, è sotto al 2%. Una quota non distante dal 13% di Mediobanca, tale da far sentire tutto il suo peso se i timori dei palazzi della politica si dovessero concretizzare.

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