
(di Laura Galvagni – Il Sole 24 Ore)
Il titolo di Piazzetta Cuccia balza del 3% e traina al rialzo anche i titoli del Leone sulle voci di un piano francese targato Axa. A Trieste si parla di «suggestione mediatica». Operazione ostacolata da Tub e statuto
In un mercato positivo per i titoli finanziari, Mediobanca e Generali hanno archiviato una seduta in ascesa. Piazzetta Cuccia ha guadagnato il 3,01% a 6,34 euro mentre la partecipata è cresciuta del 2,05% a 11,96 euro. A sostenere le quotazioni, sottolineano alcuni operatori, oltre che il buon andamento in Borsa del comparto bancario e del settore assicurativo, possono aver contribuito le indiscrezioni di stampa circa un possibile piano francese per la presa del Leone di Trieste. Il progetto, stando ai rumor, vedrebbe Vincent Bolloré (nella foto) schierato per incrementare sensibilmente il proprio peso in Mediobanca e favorire di conseguenza una fusione tra le Generali e Axa.
«È una suggestione mediatica», hanno commentato alcune fonti vicine al gruppo assicurativo. Tuttavia, sul piano prettamente finanziario, va riconosciuto che oggi le condizioni per un assalto al Leone sono certamente favorevoli. Tanto più se l’offerta fosse carta contro carta. Basta guardare le capitalizzazioni di Borsa delle due aziende: Generali vale attorno ai 18 miliardi mentre Axa ben 44 miliardi. Il che significa che, anche ipotizzando un premio del 20-30% sui corsi di Borsa attuali, lo sforzo della compagnia transalpina per conquistare quella italiana sarebbe certamente sostenibile.
Detto questo ci sono almeno un paio di domande che meritano risposta: Industrialmente l’operazione ha senso? Il blocco di azionisti italiani che governa le Generali è pronto a cedere il passo al gruppo francese? L’ipotesi di un interesse di Axa per le Generali è un teorema che tiene banco da anni. Come detto, in questa fase, complice l’andamento del titolo di Trieste, i termini finanziari si sono fatti particolarmente convenienti tanto più alla luce del complesso lavoro di ristrutturazione compiuto dalla società nei passati esercizi. Tuttavia, è un’operazione complessa dal punto di vista strategico. I punti di forza delle Generali sono principalmente l’Italia e la Germania con la prima che sicuramente è il pilastro chiave attorno a cui ruota il business. Conquistare il Leone, dunque, significa incrementare sensibilmente l’esposizione sul paese con tutto ciò che, nel bene e nel male, questo comporta. Tanto più ora che, come segnalano alcuni analisti, si potrebbe prospettare un rischio politico legato al prossimo referendum costituzionale. Al contempo, è difficile immaginare che Axa, nel caso, possa promuovere un’operazione ostile, piuttosto dovrebbe cercare la sponda dei soci storici che oggi, pur non disponendo di una vera e propria maggioranza di blocco, contano comunque per oltre il 20% del capitale. Quegli stessi azionisti (Mediobanca, Del Vecchio, Caltagirone, De Agostini, Benetton per citare i principali) non avrebbero alcuna intenzione di lasciare la presa sulla compagnia. A partire da Mediobanca che pure ha messo in conto la cessione di un 3% delle Generali, condizioni di mercato permettendo. Tra l’altro, un’eventuale ascesa di Bolloré nel capitale di Piazzetta Cuccia appare di difficile realizzazione. Oggi il finanziere ha in portafoglio l’8% dell’istituto e non è autorizzato a salire oltre. Se volesse incrementare il proprio pacchetto sarebbe necessaria una modifica allo statuto e, in ogni caso, il Testo Unico Bancario non gli consentirebbe di andare oltre il 10% della banca. Per lui sarebbe dunque assai complesso rilevare l’eventuale 8% che Unicredit ha in portafoglio. Anche perché, si segnala, non si capisce perchè la banca dovrebbe venderlo ora: la partecipazione è in carico a 725 milioni di euro, ossia circa 9,7 euro per azione (espressione di una specifica valutazione analitica che ogni trimestre viene sottoposta a verifica) contro i 6,3 euro a cui Mediobanca tratta oggi. Per Unicredit dunque cedere la partecipazione significherebbe incassare una rotonda minusvalenza (è iscritta al 53% in più delle quotazioni di Borsa).
In altre parole, ammesso che Axa intenda davvero conquistare le Generali lo potrà fare solo con l’accordo dei soci, che allo stato, non intendono cedere il passo. Quanto alle possibili velleità di Bolloré su Mediobanca, al di là delle difficoltà tecniche, il finanziarie, viste anche le recenti mosse su Mediaset, non sembra godere “dell’appoggio” necessario, tanto meno a livello politico, per poter mettere in campo una simile operazione.




