
(di Marco Ferrando – Il Sole 24 Ore)
L’ad Messina: non siamo ancora al disegno dell’operazione, priorità a soci e solidità
La salvaguardia del capitale (senza scorciatoie), la conferma della redditività, una razionalità industriale di fondo. Ieri Carlo Messina (nella foto) ha ribadito, scandendole una per una, le tre condizioni a cui Intesa potrebbe giungere a una proposta su Generali. Che, viste nel loro insieme, non sembrano facile da soddisfare, per lo meno immediatamente: «Ci prenderemo tutto il tempo necessario», ha detto non a caso Messina, per una «valutazione completa e solida».
L’opzione non è abortita. Anzi, le valutazioni su un dossier di cui ieri ha parlato anche il premier Gentiloni («Ogni vicenda va seguita a modo suo e vorrei evitare paragoni impropri. Sono vicende che hanno una loro autonomia e con cui non interferiamo minimamente») procedono. Ma ieri Messina ha ribadito che è una delle tante ipotesi di crescita esogena allo studio, e pertanto il dossier Generali segue l’iter previsto da Intesa per qualsiasi acquisizione: prima si valuta il rispetto di vincoli «severi» in tema di adeguatezza del capitale e di «creazione e distribuzione di valore ai soci», poi si «valuta se la logica industriale è in linea con il nostro piano» e solo se si superano con successo queste fasi, si arriva alla struttura di una possibile acquisizione. E sulla partita del Leone si è, secondo Messina, nella «seconda fase di analisi», destinata a capire se la fisionomia di Generali «ben si adatti alle priorità strategiche del piano» di Intesa, che peraltro – come dimostrano i risultati presentati ieri – ha dato i frutti sperati, e assicurato una redditività superiore alla media.
Dunque, i paletti sono stringenti. Anche perché chiamano in causa i diversi referenti con cui la banca, e in particolare il suo capoazienda, deve relazionarsi. Prima di tutto, gli azionisti, che «restano la mia priorità assoluta», ha detto Messina a più riprese: i 10 miliardi di dividendi del piano sono confermati, e dunque pure i 3,4 miliardi di dividendi che dovranno arrivare sull’esercizio 2017. E l’impegno a staccare la maxi-cedola, ha garantito il ceo, resta in piedi anche in caso di operazioni straordinarie (tra cui Generali).
Poi c’è il capitale. Che sta a cuore ai soci ma anche alla Vigilanza, con la Bce non in vena di sconti quando si valutano operazioni di m&a. Al riguardo, ieri Messina ha aggiunto qualche dettaglio in più, perché ha spiegato che Intesa Sanpaolo potrebbe procedere sulla strada delle combinazioni industriali con Generali a patto che l’operazione sia «neutra a livello di capitale senza applicare nessuna franchigia, come il Danish Compromise», che permette ai conglomerati finanziari di avere vantaggi sul capitale dalle partecipazioni assicurative. Il messaggio è stato ripetuto a più riprese, e sicuramente sarà d’interesse per i vigilanti di Francoforte: non è dato sapere se in questi giorni la Bce sia stata già sondata sul potenziale merger, ma qualora si dovesse aprire un confronto con la Vigilanza, Intesa – si è chiarito ieri – non chiederà sconti sul capitale, tanto meno con il compromesso danese che, qualora accordato (ma è tutto da vedere) potrebbe aprire la strada a uno “sconto” divari miliardi sul capitale del nuovo agglomerato.
Infine, gli aspetti industriali. E qui il discorso era probabilmente rivolto al mercato e agli addetti ai lavori, dove in molti si sono mostrati scettici sulla plausibilità e sulle prospettive di redditività sostenibile di un gigante della bancassicurazione. Dalle parole di ieri di Messina si evince che l’analisi è approfondita, e l’eventuale newco dovrà essere coerente con i punti chiave del piano tuttora “in vigore”, basato sulla crescita nell’asset management, nel private banking e nell’assicurazione, con un particolare focus sui paesi doppia o tripla A. Anche qui, non è un dettaglio da poco: Generali è presente in molte piazze che rispettano tali requisiti, ma si tratta pur sempre di un gruppo multiforme di cui occorre approfondire la conoscenza prima di approdare a un’(eventuale) proposta. Un motivo in più per prendersi «tutto il tempo che serve».




