Opinione della Settimana

Vacanza rovinata, no all’azione diretta contro l’assicurazione del tour operator

Sentenze tribunali Imc

(di Francesco Machina Grifeo – Quotidiano del Diritto)

Il viaggiatore non ha diritto di adire direttamente la compagnia di assicurazione del tour operator per chiedere il risarcimento del danno da vacanza rovinata. L’azione diretta del danneggiato infatti è prevista unicamente per le ipotesi di sinistri stradali ove è prevista una responsabilità «diretta e solidale» dell’assicuratore. Lo ha stabilito la Corte d’Appello di Milano, con la sentenza 14 dicembre 2016 n. 4623, accogliendo il ricorso della compagnia che lamentava la «carenza di legittimazione passiva».

In primo grado i viaggiatori avevano dedotto l’inadempimento del tour operator in quanto la struttura alberghiera era «in condizioni rovinose sotto ogni aspetto» e ciò nonostante il pagamento di una vacanza all inclusive. Durante il giudizio però l’operatore fallì. A questo punto, presentato ricorso per riassunzione nei confronti del Fallimento, gli attori evidenziarono, alla luce dell’obbligo assicurativo previsto dalle legge, come si realizzasse «una comunanza di causa tra garantito e garante». E il giudice «ritenuta l’opportunità» ne autorizzò la chiamata in giudizio, condannando in via solidale tour operator e compagnia a rifondere 2400 euro agli attori.

Proposto appello, l’assicurazione contestò la propria legittimazione passiva ricordando che il contratto riguardava «una polizza per la responsabilità civile ex art. 1917 c.c.», per cui «l’unico soggetto legittimato a richiedere la chiamata in garanzia della Compagnia era il tour operator».

Per il Collegio la censura è fondata. Infatti, si legge nella decisione, «in tema di assicurazione per la responsabilità civile, l’art. 1917 c.c. prevede, da un lato, la facoltà dell’assicuratore, previa comunicazione all’assicurato, di pagare direttamente al terzo danneggiato l’indennità dovuta e, dall’altro lato, l’obbligo del medesimo assicuratore di provvedere al pagamento diretto se l’assicurato lo richiede». L’azione diretta del danneggiato nei confronti dell’assicuratore, invece, «è ammessa soltanto nei casi espressamente previsti dalla legge, come ad esempio nell’ipotesi di assicurazione obbligatoria per la circolazione di veicoli e natanti, mentre in tutti gli altri casi l’assicuratore è obbligato solo nei confronti dell’assicurato, sicché soltanto l’assicurato è legittimato ad agire nei confronti dell’assicuratore, e non anche il terzo». In particolare, la facoltà dell’assicuratore (previa comunicazione all’assicurato) di pagare direttamente al terzo danneggiato l’indennità dovuta e l’obbligo del medesimo assicuratore di provvedere al pagamento diretto se l’assicurato lo richiede, «non muta in alcun modo i soggetti del rapporto assicurativo che restano sempre e solo l’assicurato e l’assicuratore, senza che sorga comunque in capo al danneggiato un qualsivoglia diritto nei confronti dell’assicuratore e senza quindi che sorga per lui la possibilità di agire direttamente contro l’assicuratore medesimo».

La legittimazione passiva dell’assicuratore del responsabile del danno, pertanto, può scaturire soltanto nel caso in cui sia quest’ultimo a chiedere di essere garantito, fatte salve le deroghe previste dalla legge (Cass. n. 9225/2007). Una di queste è rappresentata dalla possibilità per il terzo danneggiato di esperire in via surrogatoria l’azione contrattuale spettante all’assicurato, qualora siano riscontrabili, per un verso, l’inerzia del debitore e, per altro verso, un pericolo di vanificazione del credito. Ma nel caso di specie tali condizioni non si sono verificate giacché il mancato esercizio da parte dell’assicurato della facoltà di chiedere all’assicuratore di pagare direttamente l’indennizzo al terzo danneggiato, non è di per sé sufficiente a configurare l’inerzia del debitore.

Non solo, prosegue la decisione, il Giudice di prime cure ha «addirittura» inquadrato d’ufficio l’avvenuta estensione da parte degli attori della domanda risarcitoria nei confronti della compagnia assicuratrice, quale esercizio di un’azione surrogatoria ex articolo 2900 del codice civile per il pagamento diretto. Tale domanda, però, «non risulta viceversa mai formulata dalla parte interessata». Ciò, conclude la decisione, ha determinato «una palese violazione del principio di corrispondenza tra il chiesto e il pronunciato».

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