Un italiano su due ha rivisto le proprie abitudini alimentari nell’ultimo anno, nella maggior parte dei casi si è trattato di un miglioramento
Cibo, un alleato per la salute secondo il 37% degli italiani.

Pandemia e lockdown hanno rappresentato momenti di cambiamento per tanti aspetti della vita quotidiana, tra i quali anche le abitudini a tavola. Il 51% degli italiani, infatti, dichiara di aver modificato il proprio stile alimentare negli ultimi dodici mesi; e se per il 12% la nuova dieta risulta essere meno sana ed equilibrata, per il 40% si è trattato di un miglioramento delle proprie abitudini alimentari. Lo rileva l’Osservatorio Sanità di UniSalute realizzato con Nomisma, per indagare le abitudini degli italiani in ambito di salute e prevenzione.
Nell’ultimo anno il 49% del campione afferma di prestare maggiore attenzione alla qualità del cibo. In generale, grazie anche alla diffusione dello smart-working e di stili di vita meno frenetici, gli italiani hanno potuto mangiare in maniera più regolare: non è un caso che il 49% dichiari di avere sfruttato l’ultimo anno per migliorare la propria organizzazione dei pasti, permettendosi una pausa pranzo a casa rinunciando invece a panini o qualcosa di veloce (e calorico) proprio dei giorni passati in ufficio. L’attenzione al cibo è strettamente correlata al benessere, e gli italiani lo sanno bene visto che il 37% vede nel controllo dell’alimentazione un modo per mantenersi in salute. Al mangiar sano quattro italiani su cinque (79%) collegano la possibilità di curare o prevenire problemi di peso.
Nonostante nuove abitudini alimentari più virtuose, un italiano su quattro (23%) dichiara di essere ingrassato rispetto al periodo precedente al lockdown, un aumento di peso che si è attestato, mediamente, intorno ai 6 chili. Se infatti il lockdown ha portato gli italiani a riflettere sulla propria dieta, è anche vero che ha di fatto impedito a molti di praticare attività motoria e sportiva con continuità. Come è emerso in una precedente indagine dell’Osservatorio, durante il lockdown è cresciuta la quota di italiani inattiva dal punto di vista motorio, essendo passata dal 25% pre-pandemia, all’attuale 30%.




