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Italia, secondo Paese in Europa per violazioni (83) al GDPR

In testa c’è la Spagna con più di 250 sanzioni, segue la Romania con 57

L’Italia è il secondo Paese in Europa per numero di violazioni (83) del Gdpr, il regolamento europeo sulla protezione dei dati personali entrato in vigore il 25 maggio del 2018. Lo rende noto uno studio di Dla Piper, società che si occupa di servizi legali.

Secondo i numeri snocciolati dal report, le violazioni in Italia (83 interventi dell’Autorità Garante, in testa c’è la Spagna con più di 250 sanzioni, segue la Romania con 57), hanno portato a quasi 80 milioni di euro in sanzioni, il terzo numero più alto in Europa dopo Lussemburgo e Irlanda, dove si concentrano le sedi dei giganti del digitale. In totale, l’Europa ha affrontato multe per quasi 1,1 miliardi di euro nel 2021, per furto e violazione dei dati sensibili, un incremento pari al 600% rispetto all’anno precedente. Uno dei settori più colpiti è quello delle telecomunicazioni, con sanzioni che hanno riguardato in particolare le modalità di trattamento dei dati personali per attività di telemarketing e pubblicità.

Gli attacchi cyber sono fonte di grandi paure per le imprese: se 4 su 10 hanno subìto attacchi informatici negli ultimi due anni, per l’anno in corso il cyber risk rappresenta la prima causa di preoccupazione per il 44% delle aziende.

L’Italia cresce a ritmo doppio rispetto alla media europea per quanto riguarda i “data breach”, cioè le violazioni che comportano l’accesso, la modifica, la cancellazione o la divulgazione non autorizzata dei dati.

In testa c’è la Germania, seguita da Paesi Bassi e Polonia. “I dati sensibili sono un asset strategico ma in Italia siamo ancora molto lontani dal creare una cultura del valore della data compliance”, spiega Jacopo Tenconi, Gdpr Specialist di Primeur, multinazionale italiana specializzata in data integration.

L’entrata in vigore del regolamento europeo GDPR ha modificato radicalmente lo scenario in materia di privacy e gestione dei dati sensibili: le aziende e le istituzioni devono rispettare rigide regole in materia di gestione dei dati personali che possono includere l’obbligo di notificare alle autorità le violazioni da parte di hacker o pirati informatici entro 72 ore dalla scoperta.

Phishing, malware e cyber attacchi vari sono all’ordine del giorno e le aziende devono lavorare su una strategia che possa ridurre l’impatto degli attacchi informatici e garantire la continuità aziendale in modo tale da riprendersi più velocemente in caso di futuri shock digitali: “Ormai la domanda che si devono porre i reparti IT non è se ci saranno attacchi informatici ma quando arriveranno e come sarà possibile limitarne l’impatto sul business aziendale”, prosegue Tenconi. “I recenti cambiamenti hanno creato una dipendenza informatica senza precedenti e gli hacker stanno cogliendo ogni opportunità per sfruttare le vulnerabilità delle organizzazioni per predisporre nuovi attacchi informatici”.

Ma non è tutto. Secondo il bilancio della Polizia Postale 2021 sono stati oltre 5mila gli attacchi informatici a sistemi istituzionali, infrastrutture critiche informatizzate di interesse nazionale, infrastrutture sensibili di interesse regionale, mentre sono stati 126 i cyber attacchi ai sistemi finanziari di grandi e medie imprese per un ammontare complessivo di oltre 36 milioni di euro sottratti in modo illecito (di cui 17 recuperati grazie all’intervento degli investigatori). Il report ha messo in evidenza anche un importante aumento delle frodi informatiche ai danni dei cittadini: +27% per un totale di oltre 18.000 furti di dati sensibili, numeri di carte di credito e chiavi private di wallet di cryptovalute.

Leggi anche Le multe per la violazione del gdpr si-avvicinano ai 300 milioni di euro

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